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LA BACHECA DEI GRANDI VIAGGI
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Vecchio 16-10-2009, 16: 57
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Suzuki DR 350: Balcani-Turchia-Georgia-Azerbaijan-Turkmenistan-Uzbekistan-Kazakistan-Russia-Ucraina-Romania-Ungheria

Ciao e un saluto a tutti gli amici di tutti i forum e in particolare a quelli del forum della Suzuki DR 350. Anche quest’anno sono andato in vacanza con la mia moto, attraversando alcuni paesi nuovi ed altri in cui ero stato lo scorso anno.
Metto on line il report perché mi fa piacere scambiare idee e pareri con altri amanti delle 2 ruote e per il fatto che avendo utilizzato i forum per raccogliere informazioni, m sembra giusto mettere le mie, sperando possano essere utili ad altri.
Stavolta ho provato a studiare un’itinerario per riuscire a tornare in sella alla moto in Italia, senza doverla spedire indietro in aereo come lo scorso anno da Tashkent.
Qui la mappa del percorso ed in blu ho segnato le località in cui mi sono fermato a dormire: ho girato in senso anti-orario, partendo da Modena



Ho percorso 11.082 km dal 4 di settembre al 2 di ottobre e attraversato 13 paesi stranieri: Per le tappe intermedie non ho da darvi riferimenti in km in quanto non ne ho tenuto nota e come lo scorso anno sono andato via solo con le mappe…le stesse dello scorso anno.

Per la voce costi
Visti fatti prima di partire
(Uzbekistan,Azerbaijan, Russia e Turkmenistan)---------------600 €
Traghetto Baku (AZ)—Turkmenbashi (TURK)-------------------135 €
Vitto, alloggio, benzina, souvenir,visto Kaz., tasse ecc..----1.035 €
Totale-----1.770 €

Il primo problema che mi sono posto è stato il visto del Turkmenistan, questo era l’imbuto del percorso. In realtà ero partito col progetto di attraversare l’Iran, ma per le incomprensibili proteste dopo la schiacciante ed inequivocabile vittoria del presidente in carica Mahmud Ahmadinejad il visto mi è stato negato, causa la non stabile situazione interna del paese. Mi domando io cosa deve fare un povero uomo politico più di vincere le elezioni col 124% dei consensi: mah !
Il problema è che avevo aspettato di ricevere risposta per il visto iraniano, prima di partire con la richiesta degli altri.
Ormai eravamo a metà luglio: tento ugualmente. La lettera d’invito per l’Azerbaijan riesco ad averla per conto mio on line, l’agenzia mi consiglia di fare subito il visto per l’Uzbekistan, che è il paese da cui uscirò attraversato il Turkmenistan, poi i documenti vengono spediti a Parigi per il visto di transito di 5 giorni del Turkmenistan. Ho scelto questa soluzione in quanto il visto turistico, più lungo, sarebbe stato un suicidio economico: devi comprare anche un pacchetto turistico che può anche andare sui 150$ al giorno. Poi non mi è rimasto che aspettare e sperare.
Avevo programmato di partire domenica 30 agosto (il 28 si sposava un mio amico) e quindi avevo fatto richiesta del visto di transito turkmeno dal 12 al 16 settembre: date fisse e non modificabili.
Lunedì pomeriggio del 25 agosto finalmente dalla agenzia arriva la conferma che hanno il mio passaporto col visto di transito. Fanno i miracoli e in 2 giorni ottengono il visto per la Russia e Azerbaijan, ma per il visto kazako non cìè verso: una settimana ancora. Decido che è troppo e giovedì mi spediscono i documenti a casa e venerdì mattina ho i visti: quello per il Kazakistan lo farò a Baku, la capitale dell’Azerbaijan: lì è abbastanza facile e veloce ottenere i visti per i paesi dell’Asia Centrale.

Per l’attrezzatura da viaggio ho praticamente usato la stessa roba dello scorso anno, con alcune piccole differenze:



i guanti: per il fatto che non trovavo più quelli dello scorso anno (mancanti ancora ad oggi), li ho sostituiti con un comodo paio della Salomon, anche tenendo presente che sarei partito quasi 2 mesi dopo dello scorso anno.



il manuale di sopravvivenza è stato invece sostituito da un libro più piccolo



La felpa non l’ho trovata e così ho preso una t-shirt leggera a maniche lunghe in più. Gli scaldamuscoli per le gambe li avevo, ma lunghi e poi un berretto nuovo
Per la parte foto & C. dopo averlo sperimentato a New York, mi sono portato dietro il pc piccolo della ASUS, ma solo per copiare le foto su chiavi USB e potermi eventualmente connettere a reti WIFI.
Inoltre ha debuttato il Gorilla Tripod, un treppiede modulare e pieghevole che davvero permette di fissare la macchina fotografica ovunque



In realtà avevo pensato anche al GPS, ma questo modello il “ 3-Dimensional Global World”, pur completissimo, mi è sembrato che avrebbe rovinato un poco l’aerodinamica del mio Suzuki





Fra l’altro il negozio di moto dello scorso anno aveva cessato l’attività e così mi sono rivolto a Duilio Moto (Magreta, vicino a Modena) ::: DUILIO MOTO ::: che ritengo giusto nominare, in quanto è stato di una gentilezza e pazienza uniche. Mi ha anche spiegato come cambiare la ruota in caso di foratura, facendomelo materialmente fare con uno dei meccanici (ero memore della foratura dello scorso anno in Kirghigistan): alla fine ero completamente conscio del fatto che in caso di foratura sarebbe stato meglio cercare un gommista.
Importante novità: ho montato anche il cavalletto centrale. Ho trovato usato un cavalletto che come misure andava bene e il fabbro che lo scorso anno mi aveva adattato gli attacchi per le borse laterali ha fatto anche stavolta un lavoro egregio





Per un motivo di cui forse vi parlerò alla fine del report sono poi partito alcuni giorni dopo il previsto e precisamente giovedì 3 settembre.

Mi ero posto il limite di un carico inferiore ai 50 kg: tolti 8 delle borse laterali e 1,2 dello zaino, me ne rimanevano 40, 8. Alla fine le 2 borse rigide riempite ( attrezzi, ricambi, tenda, sacco a pelo e fornello) e lo zaino coi vestiti e le attrezzature elettroniche sono risultati un peso un poco superiore ai 48 kg.
Per i soldi avevo con me carta di credito, bancomat e circa 1350 $ in contanti. Il fatto di essere partito 5 giorni dopo mi ha un poco costretto a correre per riuscire ad arrivare a Baku con tempo per ottenere il visto kazako. Non averlo, una volta entrato in Uzbekistan, mi avrebbe costretto a devire verso Tashkent, per andare all’ambasciata del Kazakistan e quindi allungare troppo il percorso.
Sono partito un poco dopo le 8 di mattina di giovedì 3 settembre.



Il primo giorno ho attraversato Slovenia e Croazia e verso sera, entrando in Serbia sono riuscito ad arrivare a Belgrado







quest’anno il telone di plastica lo avevo dall’inizio (è quello comprato al bazar di Alma Aty in Kazakistan)



camera da 25 €, la seconda più cara di tutto il viaggio



Mattina del 4, mi alzo, colazione inclusa nel prezzo (che lusso !) e parto per riuscire a raggiungere come minimo Sofia, ma mentre viaggio inizio a fare un poco di conti. Oggi è venerdì 4 e l’ambasciata kazaka di Baku di lunedì è chiusa. Poterle dare i documenti il 9 martedì, sarebbe l’deale, per sperare di avere il visto in un paio di giorni e potermi imbarcare giovedì 11, oppure sacrificando un giorno venerdì 12. Il visto di transito per il Turkmenistan è implacabile, dal 12 al 16 .
Dato che sto comunque viaggiando su strade ottime, inizio a tenere una velocità di crociera un poco più alta del solito, attorno ai 100 km/h di contachilometri ..un razzo ehhh ?




Bulgaria



nel primo pomeriggio sono nelle vicinanze di Sofia e a 600 km da Istanbul. Ci penso e decido di andare avanti finche riesco: ad Istanbul avevo programmato almeno 2 giorni, ma ora è impossibile. Comunque penso che Istanbul è una città in cui si può anche tornare con 3 – 4 giorni, in aereo, ed eventualmente visitarla con calma in futuro. Per ora diventa una città in cui devo transitare. Non mi piace viaggiare a tappe forzate ed obbligate, ma in questo caso non è che avessi poi molte alternative.





verso le 10 di sera arrivo alla frontiera turca e decido quindi di arrivare a Istanbul



arrivo a Istanbul poco dopo la mezzanotte e cerco subito un’albergo: esco dalla specie di tangenziale in cui mi trovavo perché ho visto una camionetta della polizia…inglese a 0 e io non ho voglia di tirare fuori il frasario di turco. Capisce che cerco un albergo (da poco) e mi viene detta la parola magica che mi aiuterà nei miei giorni in Turchia: OTOGAR = TERMINAL DEI BUS. Infatti raggiungo l’Otogar di Istanbul e subito trovo un hotel da poco meno di 30€. Il problema è che si trova al 6° piano di un edifico e non ha il parcheggio e dovrei lasciare la moto nell’androne del palazzo vicino agli ascensori. Parlo con un tassista e mi porta in un’albergo non lontano:38€ con colazione…fuori dal mio budget, ma del resto è quasi l’una e dopo circa 1000 km ci sta. Prima delle 2 sono a letto e decido che comunque voglio vedere qualcosa di Istanbul: punto la sveglia alle 08,30 e poi vedrò di ripartire nel tardo pomeriggio fermandomi a dormire dove capita.
Suona la sveglia è sabato mattina, 5 settembre. L’albergo mi dice che non ci sono problemi a lasciare da loro i bagagli, prendo la moto, la cartina della città, lo zainetto e parto, con l’obiettivo di vedere ciò che posso del Corno d’Oro: facile, basta raggiungere il Topkapi il palazzo del Sultano del XV secolo, come lo scorso anno per raggiungere il centro di Mosca, quando avevo chiesto per il Cremino. Topkapi è però anche il nome del quartiere e il nome che trovate su alcune indicazioni stradali che vi mandano a punti di raccolta per i bus delle visite guidate: unitamente al fatto che ero un poco suonato dal viaggio, insomma ci ho messo un po’ a raggiungerlo. Vabbè, ho comunque visto una parte della città.











l’ingresso del palazzo, mi pare siano 10$, ma vado a memoria















Una volta uscito dal Topkapi sono andato nella zona di Santa Sofia (Hagia Sophia) e della Moschea Blu (Sultan Ahmet camii)






















poi visto che ormai erano le 16,30 sono tornato verso la moto, ma prima mi sono pappato una bella pannocchia bollita (c’è anche grigliata)



alcuni scatti lungo il Bosforo





un ponte almeno dovevo farlo





Hidayet Türkoğlu degli Orlando Magic (finalisti NBA nel 2009) è per la Turchia l’equivalente di Yao Ming per la Cina, una celebrità ed un orgoglio nazionale.





verso le 6 del pomeriggio sono ripartito da Istanbul e viaggiando lungo la E80 sono arrivato col buio a Gerede



…come trovare l’albergo ad un prezzo accettabile ? Facile: OTOGAR e infatti una volta lì mi hanno indicato un hotel da 18 $.

L’hotel


la città








Domenica 6 si riparte con l’obiettivo di arrivare a Trabzon, il principale porto commerciale sul Mar Nero, niente di particolare se non per il fatto che la città è l’origine del detto “Perdere la Trebisonda” . Trebisonda è l’italianizzazione del nome turco Trabzon o Trebizond ed ha preso il significato analogo a “Perdere la bussola” o “perdere la tramontana” nel senso di orientamento ed anche di pazienza: anticamente per i marinai la città era un importantissimo riferimento e perderlo di vista poteva causare dei naufragi. Io muovendomi per terra, al massimo stavo rischiando un frontale.

Colazione, caffè e biscotti, l’ho fatta da un benzinaio e sorpresa parlava tedesco (il padre9 per averlo studiato a scuola. Ho rispolverato i miei ricordi del liceo e siamo riusciti ad intenderci





questo invece vendeva delle cipolle e ne ho prese tre da tenere nelle borse laterali (vicino al riso e all’olio per il motore)..anche con lui via col tedesco



in questa città (prima di Samsun, credo) questo negozio mi è piaciuto e ho comprato pane e pomodori



e poi ho fatto sosta da un negozio di vestiti (chiuso, era domenica), ma che davanti alla vetrina aveva lasciato sedia e un piccolo tavolino…un segno del destino ?



a questo punto non mi rimaneva altro che consultare la mia guida preferita, la “Jump to…Central Asia” edizione 2009 e vedere cosa era suggerito come menù del giorno. Quando si dice la fortuna, guardate un po’



da non credere ed io che ho appena comprato proprio pane e pomodoro !!!!!! Ecco fatto





arrivo a Trabzon (quindi almeno la Trebisonda non l’avevo persa) verso sera: subito l’alloggio. In un’internet point scovo l’indirizzo di un’ostello e non so come arrivo all’indirizzo e vedo dalla finestra dell’edificio dei ragazzi al pc. Fantastico c’è anche internet…ma non c’è l’ostello: ha chiuso da un poco ed ora si tengono dei corsi d’informatica. Niente paura: la parola magica Otogar e sono in un attimo in zona low budget.
Dopo una veloce ispezione degli hotel lungo la strada ne scelgo uno non troppo pretenzioso e del resto il Cetin non riesco proprio a capire cosa mai potrebbe pretendere. Ok camera (un po’ meno di 25$), spray alla catena, olio al motore e sapone per me. Nella hall ( due divani spelacchiati) ci sono alcuni clienti con delle signore over 50 pesantemente truccate: finita la doccia bussano alla mia camera, apro e ce ne sono tre che mi chiedono cosa voglio fare. Mangiare dico io…avevano in mente altro, ma il loro aspetto, il mio stato d’animo e il mio budget non prevedono nemmeno lontanamente la spesa la spesa di una pur vecchia leonessa della strada. Tanti saluti ed esco a piedi per mangiare. Scelgo un tipico ristorante turco che a quell’ora ha ancora del pollo in umido: perfetto.




Lunedì 7 settembre devo mettere anche in conto la frontiera con la Georgia, comunque gambe in sella e via.





controllo la pressione delle gomme



e poi mi accorgo che una delle mie cinghie elastiche si sta rompendo: colpo di fortuna alla prima città vedo una ferramenta, capirai se non le vendono, io le ho comprate in una ferramenta in Italia, quindi perché non dovrei trovarle anche in una ferramenta turca ?



una barriera contro la velocità artigianale, ma efficace…peccato non fosse segnalata: una grossa gomena da nave



dopo Hopa arrivo alla frontiera con la Georgia





sorpresina da 55$ alla frontiera della Georgia: assicurazione obbligatoria per la moto, con tanto di documento non lo sapevo. Comunque sono in Georgia abbastanza velocemente



improvvisamente il sedere inizia fare un male cane, ma rimedio “imbottendo” la sella col pile, tanto fa caldo



la Georgia è verdissima ed è uno spettacolo in moto







i georgiani in auto però sono incoscienti e pericolosi: anche con curve cieche loro sorpassano e nel pomeriggio un furgoncino me lo ritrovo proprio di fronte mentre sta sorpassando in curva. Per fortuna ero più a destra della mia mano destra e lo schivo. Vedo una locanda/caffè e mi fermo: maledico la madre ed i tanti possibili padri dell’autista e mi fermo per un caffè. Dentro al locale sono tutti gentilissimi e col mio povero russo riesco a spiegare chi sono e cosa sto facendo. Non potersi fermare è per me una tragedia: era il posto ideale dove magari chiedere di piantare la tenda nel giardino e farsi una bella cena su un tavolo di legno: pazienza, ma come odio dover correre.





arrivo a T’bilisi che è sera e devio dalla strada principale per andare a fare un giretto e magari vedere se sia possibile trovare da dormire, magari vicino al Complesso socio-sanitario: "Redemptor hominis” dei Padri Camillini che avrei avuto voglia di andarea visitare Georgia - Armenia
ma è tardi e anche con l’indirizzo non riesco a capire dai taxista dove sia il posto. Pazienza, vado in un supermarket e compro del formaggio che si chiama col cognome di un mio caro amico del liceo Viola (lo ritroverò altre volte)





si vede che T’bilisi la stanno tirando a nuovo: scusate ma di notte la mia macchina non è che funzioni benissimo





verso le 22,30 decido che è comunque meglio fare un altro po’ di strada, almeno rimettersi sulla strada verso la frontiera con l’Azerbaijan e dormire in un qualche posto sulla strada…ci sarà bene qualcosa. Fuori T’bilisi faccio il pieno in un distributore notturno, ci vuole un caffè: nisba. Però vedo delle Red Bull ( che secondo me non servono a una mazza ) e ne prendo due. Decido di usare il bancomat, che però non viene letto. Che problema c’è ? Ho la visa e sulla vetrina del bar c’è il simbolo…manco a parlarne, non funziona. I contanti non ti lasciano mai a piedi. Continuando dopo la sosta la strada va in salita poi quella che mi sembra essere la strada principale si allontana da quella che era la strada successiva e iniziano delle curve su una zona di collina. Ok c’è la luna, ma con le stelle non me la cavo molto bene ad orientarmi. In senso contrario vedo le luci di un furgone, metto le frecce e con le luci accese gesticolo quando passa: si ferma e gli chiedo solo “ Azerbaijan ?” l’autista mi fa cenno di proseguire: se lo dice lui, e allora proseguo. Finalmente vedo una specie di ristorante con dei camion: mi fermo e domando se si può dormire ( gastinizia in russo è albergo). Niet e ti pareva. Però un poco più avanti si dovrebbe trovare qualcosa. Vado avanti e poi sulla destra dopo un venti km vedo un’insegna in georgiano ed inglese e tre persone sedute a un tavolo e dei camion parcheggiati. Gastinizia ? Si ma non hanno più stanze (vacca boia !), ma solo un letto dove tengono le bibite: va benissimo ( 7$) e mi mettono la moto all’interno del locale nella zona bigliardo. Questa zona della Georgia è un poco scoperta sulle mie cartine, quindi non ho idea di quanto sia lontana la frontiera con l’Azerbaijan: lo scoprirò poi il giorno dopo, tanto la direzione è quella giusta. Sto un poco a parlare coi gestori del posto che poi vanno a nanna e io li imito. Al ritorno a casa ho poi scoperto di aver dormito vicino a Krasny Most.





al mattino ho visto meglio come era fatto il posto



Martedì 8 ho in programma di raggiungere la capitale dell’Azerbaijan Baku, poco più di 500km, ma con una frontiera che è un aspetto da non sottovalutare mai nei trasferimenti.
Il primo cartello è di un beneaugurate che di più non è possibile



La frontiera georgiana è un’attimo e anche una delle guardie di frontiera mi augura buona fortuna…aggiungendo poi che ne avrò bisogno: alla frontiera azera NON parlano inglese. Oltre a tutto ci si arriva con un sentierino che giusto ci passa un auto. Però quando mi vedono mi fanno passare davanti alla fila di macchine: meno male, precedenza ai turisti. Dopo nemmeno mezz’ora sono dentro ad un’ufficio..PRATICAMENTE NON PARLANO INGLESE. Gesti, qualche parola in russo e in inglese, insomma 2 orette per infine apprendere che il mio visto era ok per 30 gg, ma per la moto alla frontiera potevano solo fare un visto di transito di 3gg: e chi mai lo sapeva ? Riesco però a capire che il 10 sera

posso portare la moto alla dogana dal traghetto, lasciarla e poi se anche mi devo imbarcare dopo sono a posto. Alla fine in sella di nuovo verso Baku

Cambio subito un poco di dollari nella moneta locale, i Manat. Bisogna mettersi in testa che in questi paesi è sempre meglio avere del contante mentre si viaggia e pur essendo i $ accettati, ci possono essere dei problemi quando i tagli iniziano ad essere grossi, ad esempio per comprare un poco di benzina.





la foto dell’ex presidente Heydar Aliyev (ora morto) troneggia ovunque nel paese e mi tornano in mente i vari Karimov dell’Uzbekistan e compagnia bella…comunque la tradizione politica in Azerbaijan è salva: ora al potere c’è il figlio Ilham Aliyev !













questa deviazione stradale era davvero un poco troppo artigianale



a ridaiie eccolo di nuovo











improvvisamente vedo il Mar Caspio alla mia destra vi assicuro che è stato bellissimo l’apparire improvviso di questa distesa d’acqua.



Arrivo a Baku verso le otto di sera e il primo impatto con la capitale è stato terrificante…dal punto di vista del budget. Prada Gucci, Versace Cartier, macchinoni enormi, hotel con luci e personale che non lasciavano dubbi sull’eventuale costo di una camera. Mi ricordo però che avevo guardato su Hostels & Youth Hostels Worldwide - Online Bookings e 1 ostello a Baku era indicato. Chiedo a dei ragazzini con l’IPod dove sia un’internet point e riesco ad arrivarci. Prima però foto con questo centauro locale (che però aveva una moto seria)



poi dentro all’internet point cerco l’indirizzo dell’ostello e già che ci sono decido di fare ugualmente la prenotazione con la carta di credito: capita ogni tanto che se vi recate di persona i posti letto siano finiti, ma siti come hostelworld ne hanno una quota comunque a disposizione e quindi on line si riesce ad avere il letto. Copio l’indirizzo e poi mi accorgo di non avere la carta di credito nella prima taschina del mio marsupio. Ho solo il bancomat, ma non l’ho mai usata. Mi ricordo però che alla sera in Georgia l’avevo tirata fuori per provare a pagare le Red Bull: devo averla scordata dal distributore. Sms a mio fratello che provvede a bloccarla tanto con me ho i contanti e un altro bancomat della Cirrus Maestro. Per 3 dollari un taxi mi porta all’albergo dove vicino si trova il Caspian Hotel (ex 1000 Camel Hotel): 20$ a notte, ma di meno non esiste altro. Comunque la zona è chiusa al traffico normale e ci vuole la carta elettronica per far alzare la barriera: io entro seguendo una macchina.
Dopo meno di mezz’ora sono nell’ostello, col letto, la cucina e la doccia a disposizione: subito conosco Ed, un ragazzo inglese che come me vuole andare in Turkmenistan e poi Uzbekistan. Lui a Baku ha già fatto il visto kazako e domani tenterà con quello turkmeno. Mi da il nuovo indirizzo dell’ambasciata del Kazakistan ( nemmeno il sito ufficiale del ministero degli esteri del Kazakistan era aggiornato su questo) e mi regala una mappa della città indicandomi dove si trova l’ambasciata: vicino all’hotel Europe. Domattina subito lì. Adesso dopo la doccia mi preparo da mangiare e la mia guida mi propone Riso alla Cipolla Turca: ma sono proprio gli ingredienti che ho con me !







oltre all’angolo per il pc la stanza aveva anche il condizionatore !



Al mattino posso vedere bene la differenza fra l’ingresso nel cortile interno dell’ostello che porta alla mia camera (2°piano) e l’ingresso dell’hotel di lato, il Meridien





questa la stradina proprio di fianco al meridien che portava al cortiletto del mio ostello



mercoledì 9 mi alzo presto e subito vado all’ambasciata del Kazakistan: ho già il modulo compilato con le foto necessarie . Aprono al pubblico alle 9,30 e alle 9,00 non c’è davvero molta fila



spiego all’impiegata il mio problema: il 12 inizia il visto turkmeno e quindi mi piacerebbe riuscire ad imbarcarmi l’11 venerdì. I visti li consegnano al pomeriggio e mi dice di ripassare giovedì pomeriggio. Sono contento e pago i 30 $ della pratica. In italia costa 60 €.
Baku è una città tenuta a specchio e vi risiede il 20% della popolazione dell’Azerbaijan: affamando l’80% della popolazione non deve poi essere difficile trovare le risorse per mantenere pulita e lucida una città.













all’ufficio informazioni turistiche mi ero fatto spiegare dove andare per informarmi sul traghetto per Turkmenbashi in Turkmenistan e mi ero fatto anche scrivere sulla cartina la parola azera per traghetto: sapevo che in russo era paron. Poi avevo chiesto informazioni su una zona in cui poter trovare dell’olio per moto e ci sono arrivato verso l’una. Ad un incrocio c’erano tanti negozi di gommisti, ma ho notato anche un piccolo bar/ristorante e sono entrato. Diciamo che era poco più di una mensa, ma ho mangiato benissimo







finito di mangiare il proprietario di un negozio di ricambi per auto e moto ( e proprietario di parecchia altra roba nel quartiere), avendo notato la mia moto mi ha chiamato all’interno offrendomi il tè.





poi nel pomeriggio in giro per la città ed ho anche trovato la sede dell’ambasciata italiana









Altri punti della città: questa è Torre della Fanciulla circa del XII secolo.









alle sette sono tornato in ostello e la padrona dell’ostello mi ha detto che dovevo provare la cucina dell’Azerbaijan e mi ha portato quello che aveva preparato per cena



Poi la camera ha iniziato a riempirsi e sono arrivati un universitario iraniano



un ragazzo ed una ragazza tedeschi che però all’università studiavano lingue orientali e anche russo. Lui era arrivato dall’Uzbekistan, mentre lei, in volo dalla Germania, aveva trascorso la prima notte a Baku presso una famiglia azera che aveva conosciuto in volo. Sapendo che viaggiava da sola non avevano voluto sentir ragioni e l’avevano ospitata a casa loro e poi accompagnata all’ostello. Dopo è arrivato un ragazzo del Camerun, un bancario, che girava con una spada da scherma: faceva parte della nazionale del Camerun e mentre era in viaggio ogni tanto partecipava a qualche gara. L’ultimo un ragazzo romeno che per tre giorni aveva fatto trekking nel nord del paese ed era arrivato stanco e un poco disidratato. Ho solo fatto due passi dopo cena e poi a nanna.

Il giorno dopo al mattino sono tornato nei pressi dell’ambasciata kazaka, perché anche in quella zona mi avevano detto esserci alcuni concessionari di moto. Vedo solo concessionari d’auto e alla fine mi fermo dallo show room della Mercedes: è la capitale, almeno una persona che parli inglese dovrà pur esserci.
Ed infatti c’è: si chiama Nurana. Le spiego cosa cerco, ma poi rimaniamo a parlare del mio viaggio ed alla fine con un suo collega mi accompagna da una officina della Yamaha dove trovo olio per il motore ed anche lo spray per la catena !





ormai è mezzogiorno e al ritorno dallo showroom mi invitano a rimanere a mangiare : hanno una cucina attrezzata con tutto.



Alla fine sono rimasto lì fino alle 3 del pomeriggio: anche qui la crisi è stata pesantissima e Nurana mi dice che va già bene quando riescono a vendere un auto al mese. Alla fine saluto lei e gli altri dello showroom e vado all’ambasciata del Kazakistan: mazzata ! Dalla loro capitale non è ancora arrivata nessuna risposta e io domani voglio prendere il traghetto. Mi dice, anche se non sarebbe l’orario di ripassare nel mattino. Non posso fare altro che andare ad informarmi sul traghetto.
Su alcuni siti e forum di viaggio (quello della Lonely Placet su tutti) avevo letto storie terrificanti su questo famigerato traghetto: non sapevi mai a che ora partiva e quindi dovevi andare al mattino presto a lasciare il nome e poi ripassare presto, Spesso non c’era posto nelle cabine, quindi sistemazioni improvvisate a meno di non pagare mance extra all’equipaggio. Nessuna possibilità di trovare cibo e acqua a bordo: un viaggio infernale.

Io sono andato nella zona del porto e mi hanno indicato una piccola strada che portava agli imbarchi dei ferry. Un militare ha alzato la sbarra, gli ho detto paron e lui mi ha indicato un edificio che era la kassa. Sono entrato e c’erano due persone, una in divisa da marinaio. Ho semplicemente detto col mio povero russo io e una motocicletta a Turkmenbashi domani. Hanno guardato la moto e poi mi hanno scritto il prezzo: 100$ io e 110$ la moto. Per l’orario mi hanno detto di essere li non dopo le tre e mezza. Non c’era bisogno di anticipi o altro. Nemmeno il nome hanno voluto. Poi però ha cominciato a ronzarmi in testa quello che mi avevano detto alla frontiera azera sui 3 giorni della moto: 8, 9 e oggi era il 10. Vado alla dogana portuale e trovo un ufficiale che parla inglese. Guarda i documenti e mi dice che in effetti oggi dovrei lasciare in dogana la moto e io poi posso imbarcarmi quando voglio. Il mio visto è da 30 gg. Fino a domani senza moto: gli dico che stasera mi servirebbe. Allora mi concede di portarla lì il mattino dopo, ma non oltre le nove e mezza. Ok.
Torno in ostello e preparo di nuovo il riso con le cipolle. La ragazza tedesca, sta aspettando il suo amico che era uscito a fare la spesa: mi vede cucinare e mi offre un barattolo con delle spezie. Le dico di condire il riso, visto che le conosce e poi gliene offro metà



poi alla fine anche lui è tornato e aveva comprato una pizza salata tipica della Georgia



Arriva anche Ed: è felicissimo. Gli hanno dato anche il visto di transito per il Turkmenistan: 2 giorni e 85$ per la procedura veloce, e pensare che a me è costato 200€ mannaggia.
Col mio portatile copio le foto, poi esco a fare 2 passi ma a mezzanotte sono a nanna.

Oggi è venerdì 11. vado subito al porto con la moto, ma mentre sono dentro all’ufficio per il biglietto risuona imperiosa la voce dell’ufficiale della dogana che stava andando all’ufficio: dalla sua macchina mi grida di sbrigarmi che dopo le 9,30 sono problemi seri. Lo seguo e sbrighiamo tutte le pratiche per l’imbarco della moto.



Poi me la fanno lasciare vicino ai loro uffici. Ho montato le borse laterali e legato col lucchetto lo zaino al portapacchi: la copro col telone, ma sono tranquillo. L’ufficiale mi ha detto che fanno sempre lasciare le moto in quella zona e che spesso dei motociclisti hanno dormito lì coi sacchi a pelo aspettando il traghetto del giorno dopo.


Torno dalla cassa del ferry e gli mostro una fotocopia del passaporto e riesco a fargli capire che devo andare all’ambasciata del Kazakistan a prendere l’originale. Ok mi registrano e pago quando torno: li guardo e uno che parla un poco inglese mi rassicura. Tranquillo che ti aspettiamo: chiaro ho imparato che il biglietto passeggeri costa 30 $, ai turisti ne chiedono 100 $ (io poi ho anche la moto !). Ambasciata del Kazakistan: un’impiegato mi dice che non è ancora arrivata nessuna risposta. Vacca boia: mi tocca di rinunciare al passaggio a est in Kazakistan. Allora gli dico che ho il traghetto nel pomeriggio, di ridarmi il passaporto e di girare la mia pratica all’ambasciata kazaka di Tashkent: devierò e andrò là a chiedere il visto. Entra nel suo ufficio e quando esce mi da il passaporto dicendomi che vi ha applicato il visto. Si fida e si dice sicuro che gli arriverà in seguito una risposta positiva alla mia richiesta e lui, assumendosi la responsabilità, me lo dà prima…non ci credo. Lo ringrazio in tutte le maniere possibili, esco e con un taxi ritorno dall’imbarco dei ferry.
Gli addetti alla cassa si rovinano e mi fanno uno sconto di 10$. Vado all’imbarco, e mi metto in fila per salire sul ferry con la moto. Mentre aspetto (stanno scaricando dei vagoni treno dal mio traghetto) arriva un marinaio e inizia a chiedermi dei $ per il fatto che mi devo imbarcare. Una tassa. Gli dico che ho già lasciato 200$ alla cassa. Corre alla cassa e quando torna è tutto contento che sta contando dei dollari: ovvio la mazzetta viene divisa fra tutti.



Per 5 $ mi accordo perché pensino loro a fissare la moto per la traversata.



esco per salire sulla nave e sento la voce di Ed che mi chiama: anche lui è riuscito a prendere quel traghetto. Sono davvero contento di rivederlo





può esserci qualcosa di meglio di una birra sul ponte con un amico per iniziare la traversata ?



In cabina ovviamente sono con Ed, cabina con doccia



sistemati i bagagli inizio ad esplorare un poco la nave: è la prima volta che salgo su un traghetto.Subito decido di immortalarmi in una celebre posa. Come potete notare l’unica differenza è che io non ho dietro di me Di Caprio…e forse è meglio. Io comunque il film Titanic non l’ho mai visto, all’epoca uscì in contemporanea il nuovo film di Godzilla e io quello andai a vedere.







una riverniciata ci potrebbe anche stare





dopo cena , pane e un po’ di formaggio tenero, siamo andati a letto e io ho dormito benissimo.

Al mattino ( 12 settembre, domenica) mi sveglio e vado a prora della nave e senza accorgermene rimango quasi un’ora a guardare l’orizzonte del mare, così, appoggiato. Quando mi giro dal ponte di comando vedo il comandante che mi fa cenno di salire e quando sono dentro mi offrono il tè.





il radar è bellissimo, ma non mi permettono di fotografarlo. Chiedo all’addetto quanto è il cambio $ col nuovo Malnat, la moneta turkmena e mi dice circa 2,6 $=1Malnat.
Una cosa da fare sempre è chiedere prima di passare una frontiera il cambio: possono esserci differenze notevoli. Ad esempio in Uzbekistan il cambio in banca è di 1$=1500 sum, ma per strada mediamente si aggira attorno a 1$=1900 sum.
A metà mattinata, con la costa turkmena in vista, la nostra Mercuri si ferma: perché ? Perché bisogna aspettare. Comunque ho il libro da leggere e anche Ed inizia a leggere. Poi gironzolando vedo qualcosa che mi fa pensare ad una lunga sosta: alcuni marinai a poppa iniziano a dipingere la nave: ahia, non inizi un lavoro del genere per poi lasciarlo a metà.







attracchiamo verso le 8 di sera, ma intanto delle donne cariche di sporte ci hanno detto il cambio esatto: 2,82 $ = 1 nuovo Malnat. In questi paesi per i soldi chiedete sempre alle donne, sono loro che tengono i conti e non sbagliano mai.



ed inizia l’infernale tormentone della dogana turkmena…io poi ho anche la moto. Negli uffici inizio con un primo funzionario, da cui dichiaro il percorso che intendo fare: Turkmenbashi—Ashgabat—Keneurghench e da lì in Uzbekistan. Passaporto documenti della moto ecc… Saltano fuori un 80$ per l’assicurazione ( ti pareva): vado in un altro edificio, che funge da banca, pago ritorno col modulo, dentro ad un altro ufficio. Ricomincia la tiritera dei documenti: uno controlla l’altro scrive. Poi una piccola tassa credo di soggiorno, mi sembra di capire: 5 $. Dove pago ? Ma chiaro allo sportello della banca: torna là. Stavolta mi mandano da solo, ma dopo aver pagato sbaglio un corridoio e mi ritrovo in una cucina, deserta. Poi ritrovo l’uscita. Rientro nella zona dogana con anche questa ricevuta e mi accorgo di altri 2 uffici in cui non sono ancora entrato: secondo voi era mai possibile sperare di saltarli ? Ormai siamo oltre le 23,00. Ed ha terminato e mi osserva mentre io continuo coi miei avanti ed indietro. Bhè ? La moto non la controllano ? Ma certo: fuori apri i bagagli ma qui la cosa è svelta. Ok i bagagli e la moto hanno passato i controlli, ma credete che questo controllo non abbia bisogno di essere accompagnato da un qualche documento ? Dentro di nuovo dagli uffici, ma tanto ormai conosco tutti. Finisco dopo mezzanotte. Un tassista ci dice che non vale la pena di andare a Turkmenbashi ( pochi km) per dormire, gli alberghi costano anche 50$ e la polizia non dice nulla se la gente rimane a dormire in dogana aspettando il mattino.
Arriva un tipo e chiede se dobbiamo cambiare dei soldi, ci offre 1 malnat a 2,6 $: è un pelo meno del cambio ufficiale, ma lui ovviamente gioca su questo il suo guadagno. Comunque è accettabile e sia io che Ed cambiamo 50$ a testa. Io domani mi metto in marcia e anche se ho benzina viaggio sempre con la moneta del posto. Prima di trovare un posto per la notte dobbiamo mangiare. Io ho il forellino e del riso: c’è solo quello. Andiamo fuori e preparo il tutto, poi mi ricordo che sul tavolo della cucina c’era del pane ! Ho la ricevuta della banca, al massimo se mi dicono qualcosa potrò farfugliare che volevo cambiare dei soldi. Non c’è nessuno, arrivo in cucina e vedo pane e biscotti. Meglio non esagerare: prendo solo il pane. Poi pancia mia fatti capanna: pane e riso liscio !



Ora sono quasi le 2 di notte: individuo uno splendido sottoscala nella dogana, con meno luce che dalle panchine. Mettiamo gli zaini a mò di cuscino e buonanotte.



Al mattino ( è domenica 13 ) Ed si incammina a piedi verso Turkmenbashi per cercare un bus o un taxi collettivo per Ashgabat, io monto in sella con la stessa meta: sono più di 500 km. Abbiamo i numeri di cellulare ed è probabile rivedersi, anche se lui arriverà sicuramente prima.





i primi dromedari !!!!!!!!!!!!



questo gruppetto stava portando con un camion i dromedari da qualche parte



lungo la strada ho visto una casa che aveva all’esterno una pompa dell’acqua. Mi sono fermato ed ho chiesto se potevo riempire una delle mie bottiglie. Mi hanno chiamato davanti a casa e mi hanno dato da mangiare il melone e il pane. Poi il padrone di casa mi ha dato una bottiglia d’acqua, una di una bibita molto dolce e altre due pagnotte. Ovviamente non c’è stato verso di fargli accettare un soldo.





fin dal momento che ero partito avevo visto queste auto per gare nel deserto: si trattava del Rally della via della Seta che era partito dal Kazakistan: il tratto Turkmenbashi-Ashgabat era solo una passerella finale, ma all’arrivo ci sarebbe stato il presidente del Turkmenistan Gurbanguly Berdimuhammedow, che sulle orme del suo predecessore Saparmyrat Nyýazow ha continuato un culto ossessivo della propria figura.



mi sono fermato da uno dei camion di supporto ( del team polacco credo) e mi hanno offerto una Red Bull fresca





ad ogni città incontrata, alla classica rotonda di stampo USSR all’inizio del paese, c’erano studenti dalle elementari al liceo, che salutavano sorridenti e festanti il mio passaggio. In una mi sono fermato e mi hanno sommerso. Poi ho imparato che sarebbe passato anche il presidente in auto e ho notato gli insegnanti che controllavano i ragazzi: un po’ come al circo. Qui però mi hanno chiesto se potevo sgasare con la moto e fare il giro della rotonda…mi hanno chiesto l’impennata, ma gli ho detto che non ero il motociclista adatto.





verso fine pomeriggio arrivo ad Ashgabat e il vioalone mi porta immediatamente alla summa di tutte le deliranti manie di onnipotenza dei dittatori. Il fu presidente Nyýazow aveva fatto costruire una statua dorata a sua immagine con le braccia alzate e questa statua durante il giorno ruota su se stessa con le mani che seguono il percorso del sole. Vi lascio immaginare sino a che punto fosse spinto il culto della personalità !







poi inizio a cercare l’albergo e alla fine capito nello stesso scelto da Ed: 20$. Lui però è fuori in giro per la città. Io devo lavarmi e comunque mettere l’olio nella moto e dare lo spray alla catena.

L’aspetto dell’albergo a dispetto del prezzo è imponente



le camere invece in linea col costo





Alla fine tramite sms apprendo che Ed è in un qualche parco dove arrivano le macchine del Rally ed è presente anche il presidente. Magari riusciremo ad incontrarci dopo. Quando esco vedo una piazzetta dove si stanno esibendo dei gruppi e dei cantanti del folklore turkmeno e quindi mi fermo un po’.



poi mentre con la moto sono vicino alla zona degli alberghi di lusso, improvvisamente vedo Ed a piedi. Lo chiamo e lui mi propone una birra in un pub citato nella Lonely Planet. Siamo vicinissimi e noto che è proprio sotto ad un albergo con parecchie stelle. Ci sediamo al bancone e lui ordina un paio di birre. Il barista chiede se vogliamo anche dei pop corn e dei salatini: ok. Io me l’aspettavo, ma lui rimane di stucco col conto: 15$ a testa…si pagavano anche i salatini. Del resto appena entrati avevo notato alcune ragazze ai tavoli con quelli che erano sicuramente clienti dell’albergo e visto che le differenze d’età erano del tipo papà e figlia…insomma. Infatti dopo un po’ una ragazza si siede vicino a noi: chiacchieriamo, ma si capisce subito che non siamo dei turisti “adatti” a lei, ma evidentemente ha un po’ di tempo libero.



Finite le birre torno in albergo caricando Ed e ci mettiamo d’accordo per il mattino dopo per andare al bazar a cercare un taxi che possa portarlo al confine con l’Uzbekistan: anche lui seguirà il mio percorso fino a Keneurghench.

Oggi è il 14 e per prima cosa passiamo dall’ufficio dell’Ente della Cultura del Turkmenistan: nella foto potete vedere l’unico libro in pratica che venga venduto. Una delirante opera omnia dell’ex presidente Nyýazow…esiste anche la traduzione in italiano !





siamo usciti a piedi e quindi prendiamo un passaggio per raggiungere il bazar. Non è necessario trovare un taxi in quei paesi: agitate la mano e immediatamente qualcuno si fermerà. Concordate il prezzo e poi salite in macchina. La gente del posto lo fa per ammortizzare le spese della benzina.
Inutile, per me il bazar è sempre uno spettacolo













Alla fine Ed trova un pulmino/taxi da 8 persone che partirà verso le 6 del pomeriggio e a mezzanotte raggiungerà il nord del paese. Già che siamo lì, lui cambia 20$, sempre con 2,6 $=1 Malnat. Poi al ritorno in albergo ci salutiamo: io vado a vedere la città in moto, lui lo ha fatto ieri pomeriggio. Magari ci rincontreremo. Ho comunque un problema: ho finito i tagli piccoli dei $ e sono con 600 $ in tagli da 100 $ più gli ultimi 20 $. In due banche mi rispondono picche, che non cambiano $ con altri $ di taglio più piccolo: mi scoccia cambiare 100$ in malnat, non vorrei ritrovarmeli sul gozzo. Al di fuori del Turkmenistan non li vuole nessuno. Alla fine sto per rassegnarmi, poi penso che sono nella capitale: vado alla banca nazionale. Qui miracolo, cambiano anche in tagli più piccoli: cambio 200$ e mi danno di tutto dai 5, 10,20 e 50 !!!. Ora via per Ashgabat







mica male questa statuetta ehh?



anche il nuovo presidente non scherza





appena però esci dalle strade principali, lo scenario cambia drasticamente





qui accade l’imprevisto. Mi fermo da un mercatino per comprare un poco d’acqua e un paio di scatolette. Dei venditori di cocomero vengono mentre sto parcheggiando la moto per vederla, ma iniziano a toccarla e uno gira anche la manopola del gas. Gli chiedo di non toccare nulla poi la chiudo e vado a far spesa. Dopo 20 minuti torno alla moto: sono poco più delle due e mezza del pomeriggio. Decido di partire, cosa mai sto a fare un’altra serata ad Ashgabat ? Meglio fermarsi in un paesino mentre mi dirigo al confine a nord. Oggi è il 14, spezzo la tappa in due e magari il 15 riesco a passare la frontiera. Il visto scade il 16, meglio avere un giorno di riserva. Salgo, giro la chiave, luce verde della batteria, ma la moto non parte: ma come, così all’improvviso ? Provo e riprovo,niente. Guardo i venditori di cocomeri, possibile che abbiano combinato loro qualcosa, solo perché gli ho detto di non toccare la moto? Provo a spingerla, nulla. Un signore mi aiuta, ma anche così niente. Mi spiega dov’è un meccanico. Mentre spingo la moto, ci penso e mi fermo. Giro la chiave, luce verde, quindi la corrente c’è. Un contatto ? Provo a smuovere i fili che partono dal pulsante dell’accensione, niente, ma noto qualcosa. Questo strano bottoncino rosso ha il disegno delle due posizioni, premuto e no. Io non so cosa sia e non l’ho mai usato, ma ora è premuto in giù. Lo porto nell’altra posizione e miracolo: la moto parte. Al ritorno il meccanico mi spiegherà poi che è il pulsante di emergenza che spegne immediatamente il circuito elettrico…averlo saputo.
Prima delle 4 di pomeriggio sono già in strada verso l’Uzbekistan. Dalla mia cartina sono circa 540 km. Vediamo un po’ fin dove si arriva.
Partenza



questo è stato il mio percorso, la notte del 14 ho dormito a Darvaza. Ho indicato i km fra le città, ma i punti in cui sono situate (comunque lungo la strada) li ho messi a occhio.



paese che vai cartello che trovi



a Bahakardok ho fatto il pieno e comprato in questo negozio acqua e una scatoletta di carne: il riso l’avevo preso al bazar di Ashgabat



la strada e bella diritta, ma viaggiare con ai lati il deserto è per me un’esperienza nuovissima. Chissà come deve essere fantastico guidare proprio sulle dune, ma io non devo nemmeno pensare di provarci. Partire nel pomeriggio comunque fa si che la temperatura sia calata, ma se vivi a Modena, alla fine puoi affrontare qualunque clima: freddo cane con nebbia d’inverno e caldo porco con altissima umidità ed assenza di vento in estate !





questa è una delle foto che mi è piaciuta di più





ormai il sole sta calando



io avevo in mente di raggiungere Darvaza, per dormire, ma sono tranquillo. Parallela alla strada c’è la ferrovia e circa ogni 30 km c’è una stazione, piccola, ma sono pur sempre dei muri. Al massimo mi fermerò da una di quelle. Sono oltre le nove di sera ed è notte, ma vedo il cartello Darvaza, ma dopo 1 km niente. Poi di nuovo il cartello Darvaza, 2 km e niente. Mi fermo ad una specie di incrocio della strada principale con una strada laterale sterrata: ho visto quella che sembra una fabbrica e delle macchine ferme, anche un camion gira. Vado ed arrivo da quella gente: stanno uscendo dal lavoro. Darvaza chiedo ? Da. Gastinizia (hotel ) chiedo allora ? Niet. Perfetto. Alla fine capisco, Darvaza non è una città, ma un posto . In seguito scoprirò che si tratta di un villaggio di circa 350 persone , nel mezzo del deserto del Kara-Kum, che ancora conservano parzialmente abitudini di vita nomade, mentre la zona è ricca di gas naturale. Non ho benzina per raggiungere il confine, ma ci penserò poi domani. Chiedo se si possa mangiare e un tipo mi dice che poco più avanti c’è un posto dove preparano dell’ottimo cibo. Vado ed arrivo ad una piccola casa in muratura con un paio di camion e qualche auto ferma. Scendo dalla moto. Davanti alla casa la gente mangia seduta per terra sulle coperte sul rialzo di cemento davanti. Dentro vi sono 2 zone: la cucina con un’apertura/bancone nel muro per portare il cibo e un’altra stanza per mangiare all’interno. Un camionista mi chiede se voglio mangiare: quanti spiedini (shaslik) voglio? Ne prendo 2. Mi accomodo fuori, ma i gestori mi invitano a mangiare dentro: sono l’ospite d’onore.



più fresca di così la carne non poteva essere





nella cucina, mentre il cuoco prepara la carne per il giorno dopo un vecchietto guarda in continuazione alla tv dei dvd con video musicali di cantanti turamene, uzbeke e così via. Diciamo che più che le canzoni guarda le ragazze, ma del resto a 260 km da Ashgabat, nel mezzo del deserto…
Dopo il caffè, chiedo se posso dormire lì. Mi danno una delle loro coperte imbottite e mi fanno sistemare fuori dalla casa. Ho il sacco a pelo e la temperatura è perfetta.



nell’altro pezzo di rialzo stanno mangiando dei camionisti kazaki: come fai a rifiutare un giro di vodka ?



Poi ripartono, ma fino alle tre e mezza sarà un continuo arrivare e ripartire di auto e camion. Un altro degli uomini che era nella cucina, viene a sistemarsi per la notte di fianco a me. Gli chiedo come mai non dorma dentro. Mi spiega che lui deve alzarsi presto: è il pastore delle capre ( i miei spiedini) e lui si alza presto: poi ride e si stringe il naso per farmi capire che lui puzza. Mi viene in mente che forse per lo stesso motivo hanno messo fuori anche me. Poi arriva il vecchietto della cucina e mi mostra il suo cellulare: caspita, altro che il mio Nokia da 28€: il suo ha anche i filmati in Real Player. Potete immaginare che tipo di filamti avesse memorizzati, ma comunque dopo averne visto qualcuno capisco che le scene di sesso orale sono le sue preferite.



A un certo punto riesco quasi a dormire, il cielo è completamente stellato, tira del vento, ma in un verso che la casa ripara….silenzio…calma poi improvvisamente una voce che urla :” Matazicla ? Italianski? “ stanno parlando di me. Mi stropiccio gli occhi e ci sono due persone vicine alla moto. In russo spiego che vengo dall’italia, sono un turista. Uno dei due, Yuri, è un fanatico delle moto ! Dobbiamo brindare con della vodka: siamo amici. Vabbè alle 3 di notte immagino favorirà il sonno. Sono 2 saldatori siberiani che lavorano per la Gazprom e devono andare ad Ashgabat. Yuri mi fa un regalo: un proiettile, lui ne ha tanti con sé. Non vorrei che si offendesse rifiutando il brindisi e magari tirasse fuori il necessario per usarli i proiettili (scherzo9). Loro mangiano e beviamo la vodka. Ok ? No , capirai. Una vodka fra amici significa 3 giri, mi mostra le dita.





poi ripartono, torno nel sacco a pelo, il pastore russa, ma mi addormento: mi sveglio al mattino



Oggi è il 15 settembre, il pastore si è già alzato e io preparo la moto per partire. Per la benzina, capisco che un poco più avanti un tipo che si era fermato poco prima dal ristorante vende la benzina.
Uno dei cuochi mi saluta



Arrivo al “distributore”: che schifo di servizio, nemmeno i punti premio fedeltà, una vera indecenza





ovviamente, come in tutti questi paesi e come nel sud est asiatico (es.Laos) se io ti porto la benzina dove non ci sono distributori, te la faccio pagare un poco di più. Qui era rincarata del 60%...infatti questa era poi la macchina di quel pastore/benzinaio



dopo un paio d’ore ha iniziato a soffiare un vento trasversale alla strada e sull’asfalto si formava un “lenzuolo” di sabbia ondeggiante





qui mi ero fermato a prendere un caffè



poi all’improvviso, dopo tanti chilometri l’acqua








finalmente dopo nemmeno 400km un cartello con l’indicazione di Konye Urghench





porca miseria arrivo alla frontiera Turkmenistan-Uzbekistan



CHIUSA !!!!!!!!!!!!!!!!! Colpo di stato ? Attentato terroristico ? Guerra locale scoppiata ieri fra i due paesi ? Macchè, pausa pranzo. Questa non l’avevo mai vista davvero. Da mezzogiorno ad un orario che nessuno poi conosce c’è la pausa pranzo.

Anche questi stanno aspettando



tremo al pensiero di dover affrontare nuovamente la dogana turkmena, ma uscire si rivela senz’altro più veloce che l’entrata a Turkmenbashi. Alla frontiera uzbeka trovo un capitano che parla davvero bene inglese e mi da il permesso di ricopiare da una mappa appesa alla parete il tratto Nukus-Beyneu. Io l’ho usata e devo dire che alla fine è risultata davvero precisa



mentre compiliamo i moduli per l’ingresso in Uzbekistan ad un certo punto mi chiedono di che colore sia la mia moto: guardo dalla finestra e inizio a dirglielo e si mettono tutti a ridere, dal capitano a quello che stava scrivendo. Stavano in realtà chiedendomi dove, nel libretto italiano di circolazione, fosse indicato il colore della moto. Gli spiego che non c’è. Poi parlo col capitano della strada e lui che spesso è di servizio anche alla frontiera col Kazakhstan mi rassicura dicendomi che partendo da Nukus, troverò un poco di pietre, poi asfalto sino a poco prima della frontiera e poi la pista di terra rossa fino a Beyneu. Vabbè, andando piano ci arrivo.
Alla frontiera ci sono anche dei motociclisti francesi e tedeschi, 4 in tutto, che hanno brillantemente risolto il problema di girare in Cina con la moto. Stanno viaggiando con 2 sidecar cinesi che hanno comprato proprio in Cina. Con poco più di 1000 euro a testa hanno così avuto a disposizione un mezzo proprio con cui hanno girato liberamente, nessun funzionario li ha seguiti né gli è stato imposto alcun itinerario. Ovviamente il discorso cambia se si vuole entrare in Cina col proprio mezzo. Avevano tutti i documenti in cinese e in russo. Sono passati da Urumchi e Kashgar, da dove sono entrati in Tajikistan, poi Uzbekistan e ora andavano in Turkmenistan.
Una soluzione decisamente interessante devo riconoscere.
Loro vengono da Nukus e mi danno la dritta per l’hotel Nukus: 10$ a notte. Riparto e arrivo a Nukus la capitale della regione del Karakalpastan: se la desolazione e l’apatia sono due punti fermi della vostro stile di vita, allora vi suggerisco una settimana in questa cittadina uzbeka.

L’hotel



la stanza è a doppio letto con bagno e televisione



inoltre la carta moschicida fornita dalla direzione funziona davvero bene



mentre finisco di scaricare la roba avverto un ottimo odore di fritto e annuso l’aria. L’uomo che era alla reception mi fa un cenno come per chiedermi se mi da fastidio, ma io gli rispondo che invece è un’odorino invitante. Allora mi fa cenno di seguirlo nel corridoio e arriviamo in cucina, dove stanno friggendo il pesce per la cena degli addetti dell’albergo. Dopo che accetto di fare un brindisi con la vodka (a ridagli e pure a stomaco vuoto) mi offrono il pesce preparato secondo la miglior tradizione uzbeka: cosparso di sale grosso e poi buttato nell’olio bollente.







devo riconoscere che intervallando la vodka col pesce fritto e la cipolla e i pomodori i 5 giri successivi di bevuta sono andati per il meglio.

Alla sera ho fatto un giro per Nukus, ma a parte i pochi ristoranti (in uno addirittura suonavano) non c’era altro: a mezzanotte ero già sotto le lenzuola, dopo aver cambiato la carta moschicida.
Il giorno dopo, il 16 settembre, decido di fare un giretto per la città con la luce del sole, ma di partire per Beyneu, così da spezzare il tratto in due parti: sono più di 400 km, troverò bene un posto da dormire.







Ora spendo due parole su una miglioria tecnica effettuata mentre ero ancora in Turkmenistan vicino al confine con l’Uzbekistan. Pensando al tratto fino a Beyneu ho pensato ad una tanica di riserva. Con 5 litri avrei avuto a disposizione 21 lt di carburante e quindi oltre i 550 km di autonomia. All’ultimo distributore turkmeno però hanno solo taniche (kanistra in russo) grandi. Un’automobilista fermo a fare il pieno mi regala una tanica di plastica da 4 lt per l’olio: giusto, se tiene l’olio, tiene anche la benzina. La pulisco con un poco di benzina: avevo la mia tanica made in Central Asia !
Qui la dovevo ancora usare e la portavo vuota appesa con le corde elastiche.





mi fermo da un ristorante dove ho visto dei camion per chiedere dove possa trovare un distributore prima che inizi la strada verso Beyneu e inoltre per cambiare un poco di $ in sum uzbeki. Al mattino ero stato in banca e il cambio era 1 $ =1500 sum, davvero basso. Al bar c’è un simpatico ragazzo bielorusso, Andrew T. che zaino in spalla sta girando l’Asia Centrale in autostop. Parla inglese e mi aiuta a chiedere informazioni. Dentro al ristorante cambio dei dollari 1$=1870 sum. Andrew studia all’università e mi mostra un documento del suo docente di Minsk che prega di dargli tutto l’aiuto possibile, in quanto Andrew sta partecipando come ricercatore ad uno studio sulle abitudini alimentari delle popolazioni degli stati dell’Asia Centrale…ovviamente se lo è preparato lui con lo scanner e photoshop : geniale. Qualche volta lo ha aiutato a trovare un passaggio.

A quello che in teoria è l’ultimo distributore prima che la strada si inoltri nel deserto, correndo parallela alla ferrovia mi fermo per il pieno e decido di riempire anche la mia kanistra da 4 lt. Riesco a fissarla comodamente sul lato destro fra la moto e la borsa rigida. Poi su consiglio del benzinaio la sposto a sx, dove non c’è la marmitta !





un cartello coi km !!!!!!!!!!!!! Devo immortalarlo è una rarità in Uzbekistan



esattamente non so dove posso arrivare, ma è pomeriggio e Jasliq mi sembra ragionevole come tappa. Dopo un bivio ( ho seguito un motociclista) si parte subito con una bella pietraia che mi ricorda quella dello scorso anno fra Kazahkstan e Kirghizstan: nel 2008 furono quasi 70. Ho una fortuna incredibile per il 2009 solo 42, alleluia. Dopo 10 km capisco che la velocità ideale 8per me e il mio Suzuki9 sono i 30/35 km all’ora. Inizio ad avere dei dubbi sul fatto di arrivare a Jasliq. Ok mi dico, allora vorrà dire che ci mettero 2 o 3 giorni per arrivare a Beyneu. Dopo poco più di 30 km ( quindi più di un’oretta di viaggio sui sassi) vedo l’indicazione di un distributore: la benzina quando c’è va comprata, mi fermo e con 3 litri faccio il pieno. Anche qui niente raccolta punti fedeltà…e io che speravo di raccogliere abbastanza punti per il Tom Tom !





l’asfalto !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Sono finite le pietre ed inizia il tipico asfalto ondulato uzbeko e precisamente delle righe trasversali al senso di marcia che ti fanno vibrare anche le sopraciglia. Questo però è a tratti, ogni tanto sparisce, poi lo ritrovi: anche qui velocità di marcia bassa con l’ondulato, massimo 60 km/h: fa caldo e guido solo con la t-shirt a maniche lunghe: peccato è quella blu scuro e avevo intenzione di usarla per le serate eleganti. Purtroppo è diventata da tempo un indumento di viaggio e quindi non è più possibile lavarla.



mi sto avvicinando



verso sera il deserto prende dei colori meravigliosi



arrivo a Jasliq, sono le sette di sera: si cerca da dormire. La città è un poco a sinistra, ma io mi fermo da questo bar/autostazione lungo la strada principale. Decido di prendere un caffè e chiedere informazioni. Il gestore mi dice che se voglio posso dormire lì, ma sarò in stanza con un’autista che il mattino dopo si sveglia alle 6,30. C’è anche il ristorante, va benissimo. Quanto costa chiedo ? Poco mi risponde. Allora va bene.





per cena la moglie del ragazzo ha preparato il plov





ho provato a fare una foto col sole calato, ma non è venuta un granchè: le luci che vedete sono la città di Jasliq la popolazione è fra i 1000 e 2000 abitanti



questo è il proprietario del posto, anzi lui è il figlio del proprietario: mi è parso di capire che gestissero un certo numero di pullman ed un servizio di officina



questi 3 ragazzi invece lavoravano per lui ed hanno dormito con me e l’autista



Mattina del 17, mi alzo presto, sono io che sveglio l’autista, vado in bagno



il sidecar del ragazzo



come sempre se non ci sono distributori in una città, allora qualcuno la deve per forza vendere. Non è infatti pensabile che la gente debba farsi 200 km per trovarla. Al mattino questo camion con i serbatoi pieni, arriva, la travasa nelle taniche e con un paio di rincari eccola pronta per essere venduta. Compro il bottiglione da 5 lt





per i casi di estrema urgenza io suggerisco di portarsi dietro un piccolo tubo di plastica: in emergenza potete sempre convincere qualcuno per la strada (pagando di più) di darvi un poco di benzina dal suo serbatoio. Dovete però avere con voi un recipiente che permetta di capire quanta esattamente ne prelevate.



controllo la direzione: la cartina e la mia piccola mappa fatta al confine non lasciano dubbi sono sulla strada giusta…del resto c’è solo questa e poi il sole sorge a est, io grosso modo sto andando a ovest e al mattino devo averlo dietro







arrivo alla frontiera col Kazahkstan: è chiusa. Ma ormai la so lunga: pausa pranzo anche qui. Io ho pane e acqua, ma dei camionisti kazaki mi offrono un panino con della carne.





La dogana è abbastanza veloce e riparto per Beyneu che dovrebbe essere a 80 km più o meno. Qui la strada diventa una pista di terra rossa che col bagnato è una rogna (Fabio puoi confermare ?) : asciutta non da problemi.



In un punto però c’è una deviazione e la deviazione ( 1 km ) è tutta coperta di sabbia. Mi ero informato: peso all’indietro così la ruota anteriore non si pianta e lasciar andare la moto. Il peso all’indietro un poco lo avevo tenuto, e lascio anche andare la moto, nel senso che mi scappa proprio di mano. Di colpo mi cappotto sul lato sinistro, ma ho il riflesso dei miei anni passati di judo e non metto la mano in fuori, ma tengo il braccio lungo il corpo a mano aperta. Botta pari sul fianco, ma la borsa laterale rigida impedisce alla moto di cadermi sopra. Non si spegne neppure. Esco da sotto la mot, la tiro su e riparto. ********** alle lezioni teoriche di guida sulla sabbia. 10 all’ora, piedi larghi a fare da pattino e via. Passo di fianco a un camionista insabbiato (deduco stia pronunciando il nome di Allah invano) e ritrovo la splendida terra rossa.

Una mandria di dromedari e cammelli



sarà il metodo di marcatura dei mandriani locali: forse è meno complicato di quello made in USA



Ok non ho attraversato terre misteriose e sconosciute, però la banalissima foto dal cartello di Beyneu mi da un’enorme soddisfazione.



inoltre poco dopo ritrovo Andrew che è riuscito ad arrivare in autostop fino a qui: fantastico.



Quote:
Originariamente inviata da Rompinax Visualizza il messaggio
qual'è stato il senso di questo viaggio???
Sono andato in vacanza, tutto qui. I miei periodi di ferie amo trascorrerli visitando altri paesi, solo che nel 2008 e 2009 mi sono spostato usando una moto.
Ad esempio nel 2006 sono stato in Alaska e per 3 settimane ho navigato su un fiume nel nord con una canoa (con le guide ehhh) e una settimana l'ho trascorsa gironzolando in una penisola del sud con una moto nolleggiata, uno Yamaha XT 225.

qui puoi vedere alcune foto, la parte su 2 ruote è verso la fine del report

http://www.nyc-site.com/cgi-bin/foru...num=1231262833

Il mio primo vero giro in moto è stato nel 1982 quando col mio PX 125 raggiunsi Parigi: mi ricordo che nemmeno avevo la cartina stradale. Entrai in un bar di Cannes, davanti al quale avevo visto dei camion e chiesi in francese "Scusate, per Parigi ?" alla fine come puoi vedere



ma niente bisogni di evadere, cercare qualcosa o me stesso: solo una vacanza, che infatti aveva grosso modo una data di rientro, al mio paese, al mio lavoro allla mia famiglia.

Anche se è pomeriggio avanzato, decido comunque di proseguire, Atyrau è un poco troppo in là, ma almeno voglio arrivare a Makat. Un poco prima della città vedo un’”albergo” che sicuramente fa al caso mio



per 10 $ ho la camera, col supplemento di 2$ posso usare la doccia all’esterno, una cabina di legno con una cisterna sopra…il proprietario si raccomanda di chiudere l’acqua mentre mi insapono !
Per cena una zuppa e del pane, ma poi col caffè mi danno anche dei biscotti



foto di gruppo coi miei compagni di camerata



poi è venuto anche il titolare nella camera



io avevo iniziato a leggere il mio libro, ma poi hanno portato un dvd di……



esatto !! L’ultimo James Bond, oltre a tutto io non lo avevo visto. Perfetto, anche se l’audio in russo non mi era molto comprensibile ed i sottotitoli in kazako (credo) non sono poi serviti a molto.

Al mattino




colazione con un buon caffè e biscotti (gli stessi della cena della sera precedente) e poi via in sella.



in questa città mi sono fermato per cambiare dei $ e un signore ad un distributore mi ha accompagnato con la sua macchina fino alla banca.









Ad Atyrau mi fermo in un caffè per fare il punto della situazione e leggendo le fotocopie di un viaggio fatto da altri motociclisti, mi accorgo che citano un ponte sul fiume Ural (che taglia in due la città) e che idealmente segna il confine fra Asia ed Europa. Già trovato qualcosa da fare.

Qui sono in Asia



in mezzo



sono in Europa



ora di pranzo e così festeggio il mio ritorno in Europa: è un momento solenne e quindi apro la scatola di carne comprata in Turkmenistan, prima di Darvaza !



ora mi aiuta anche la mia guida dell’Asia Centrale della Lonely Planet del 2000 e vado a vedere la chiesa russa ortodossa









prima di ripartire è meglio fare un poco di spesa ed in supermercato prendo del pane, un paio di scatolette e un formaggio tenero da spalmare…ovviamente non poteva che essere il formaggio Viola, già testato in Georgia



poi prendo la direzione di Astrakan, nome che ho sempre avuto in mente per via del libro di Piero Chiara, “Il Cappotto di Astrakan”, che però non ho mai letto, ma so che narra di un ‘italiano che si reca a Parigi senza programmi, ma solo per viverci un po’





alla frontiera con la Russia non ci penso nemmeno e vedo cosa trovo per strada per dormire. Solo che il cielo diventa scuro e poi a tratti inizia a piovere in maniera leggera. Vedo un albergo con dei camion lungo la strada, ma sono nemmeno le cinque del pomeriggio. Mi fermo al prossimo…e qui scatta la legge di Murphy: alle sei e mezza ho già passato alcuni altri paesini, ma di posti da dormire nisba. Quando la pioggia aumenta un poco mi fermo in un bar e chiedo se in città (4 case 9 c’è un albergo. Niente da fare. Esco e la pioggerellina sta continuando: ok bisogna trovare un riparo per la notte. Una delle ragazze che lavora nel bar però esce e mi indica una grande casa verde poco lontano e mi dice di provare lì. Mi da l’impressione di un ospedale…posso anche provare a dire che sto male.



arrivo alla porta e busso e viene ad aprire una signora: con un po’ di russo e dei gesti riesco a farle capire che sono da solo e ho bisogno di un posto dove dormire. Mi guarda , rientra e dopo un poco riappare e mi fa segno che va bene. Prima però mi fa cenno di andare a mangiare e delle persone con una tuta blu mi accompagnano in una mensa. Non è un’ospedale, ma una sede della compagnia nazionale del gas del Kazakistan e quell’edificio funge da dormitorio per gli operai.



la cena





poi mi fanno andare dalle stanze: sono grandi con 4 letti singoli. Faccio la doccia, poi dopo qualcuno vuole sapere del mio viaggio e tiro fuori le mappe





quello più giovane è un ingegnere minerario



in camera parlando con uno degli operai, capisco che lavorano 9 ore al giorno su vari turni per 14 giorni consecutivi e poi ne fanno 14 a casa. Lui ha più di 40 anni e guadagna oltre i 1100$ al mese. Non è male, ma gli chiedo poi se a casa ha un altro lavoro e mi spiega che negli altri 14 giorni fa l’autista, poi ha i figli, la moglie, i lavori di manutenzione della casa: ci guardiamo negli occhi e ci viene da ridere. Qui per 14 giorni lavora ma si rilassa, la vera sfacchinata è negli altri 14 a casa !



al mattino colazione in mensa e faccio uno scatto anche alle cuoche







riparto, saluto e vengo salutato da tutti e raggiungo la frontiera con la Russia


.Stavolta è una sciocchezza dico a me stesso: i moduli me li mangio come noccioline e ho il visto ecc…e però l’assicurazione per la moto per girare in Russia mi chiedono nell’ufficio dove devo compilare i moduli ? Ti pareva. Trovo l’ufficio dove fare l’assicurazione. Quando riesco a spiegare all’impiegata la cilindrata della mia moto, vedo che guarda sconsolata le sue tabelle: non ha il valore di riferimento per una moto così piccola. Va a chiedere in un altro ufficio e poi decidono di farmi la tariffa minima, 20 $. Allora prendete i $ ? No solo i rubli. C’è l’ufficio cambio ? Si ma è pochi metri oltre la frontiera. Gentilmente la guardia capisce e mi fa andare fino all’ufficio e qui faccio una cazzata: cambio solo 40 $. Torno dalla dogana, pago l’assicurazione, poi vado nell’altro ufficio, compilo i moduli, torno alla sbarra dalla mia moto…insomma alla fine passo in Russia. Io devo raggiungere Rostov, per poi entrare in Ucraina. Avevo letto che tanti in moto facevano il percorso Rostov-Volvograd-Astrakan, posso farlo al contrario, ma poi ci penso un’attimo e vedo che posso anche attraversare in mezzo, più o meno. Vado da dei camionisti che dovevano andare in Kazakistan e chiedo un percorso per andare a Rostov, ma nel mezzo. Segno le città che mi indicano e riparto: ci sarà anche lì qualcosa da vedere.
Io ho fatto il percorso in giallo



appena dopo la frontiera , prima di un incrocio a T, dove tra l’altro c’era una camionetta della polizia, vedo un cartello che indica Astrakan sia a dx che a sx, con due distanze diverse, 30 e 80 km !
Torno indietro e lo rileggo è proprio così. C’è un bus e chiedo e lui mi indica sx e dx: allora prenderò la più corta. Meglio chiedere anche alla polizia, ma sono loro a farmi cenno di fermarmi. Controllo dei documenti, poi la magagna, per leggere il cartello ho fatto inversione a U, ma sulla striscia continua. Stiamo parlando di un’inversione di pochi metri, però…uno dei poliziotti mi comunica un’importo spaventoso. Allungo le braccia facendo segno di mettermi le manette. Lui gentilmente mi rassicura: la multa verrà spedita in Italia, devo “solo” pagare 70 € di spese postali ! Gli mostro il bancomat, ma come non ho dei soldi con me ? Gli apro una borsa laterale e gli faccio vedere il forellino e il riso e il sacco a pelo. Va bene dice posso andare, ma patente e libretto di circolazione li tengono loro. Ehh no bello: gli dico che la polizia di frontiera ( Militia Granitza) mi ha spiegato che loro possono prendere nota di tutto ma i documenti rimangono a me. Conciliabolo nella camionetta e poi dopo dieci minuti torna e sorridendo mi fa vedere che strappa il verbale, mi ridà i documenti e mi saluta. Lo ringrazio dal profondo del cuore e riparto. Ok ci ha provato, però io l’infrazione l’avevo fatta. Ci devo stare attento.



per la strada più corta si passa su un ponte a pedaggio



passo per Astrakan e qui i futuri mariti ne devono fare di fatica per mettere il lucchetto dell’amore






mica male quest’albergo









mi fermo per una sosta e questi automobilisti mi offrono il pesce essiccato (pescato da loro)





mi avevano detto che per oltre 200 km non c’erano benzinai, mi sembra impossibile, con tutte quelle città e allora poco più avanti chiedo a questi 2 camionisti che stavano cambiando una ruota. La benzina la trovo 60 km più avanti e a Yashkul trovo di sicuro da dormire.
Quello coi capelli grigi è simpaticissimo e dopo aver visto il viaggio che sto facendo, mi da delle mele da mangiare e poi dell’acqua e mi dice che faccio benissimo ad andare a Rostov: cosa c’è da vedere chiedo ? Con le mani mi mima un grosso seno e deduco che deve essere la caratteristica delle ragazze di quella città: si può pensare ad una sosta





Arrivo a Jascul fra Astrakan ed Elista. Il problema inizia ad essere la mancanza di rubli e il fatto che sono rimasto con un solo taglio da 10 $: ho ancora i tagli da 100, ma difficilmente si riesce a cambiarli per un pernotto. Sono stato un cretino alla frontiera : dovevo cambiare più soldi. Qui di bancomat nemmeno l’ombra e le banche le posso trovare solo a Elista: ok mi dico domani ….vacca boia ! Oggi è sabato e domani sono chiuse: niente cambio dei $, userò il bancomat.
L’albergo lo trovo e di fronte ha il parcheggio custodito : 8 $ camera da 4 in comune.



Pago e mi faccio dare il resto in rubli. Ho benzina sufficiente per Elista e ne posso comprare un poco coi rubli. Ho pane, biscotti e…le mele del camionista !
Appena inizio a disfare i bagagli di fronte all’albergo subito un bimbo di 4 o 5 anni afferra il casco e se lo infila: è simpaticissimo. Vado in camera (doccia rotta…ti pareva) e quando ho quasi sistemato la mia roba, entrano anche il bimbo di prima col papà. Il piccolo, non è vivace, di più , ha davvero l’argento vivo addosso, prende i miei guanti. Il casco, tocca la giacca. Mi accorgo che è molto attaccato al papà. Si sistemano da uno dei letti vicino al comodino e poi iniziano a mangiare e io li imito. Poi il papà inizia a parlarmi: basta biascicare due parole di russo e subito pensano che sei in grado di comprendere tutto. Dopo un po’, mi pare di capire che stia tornando in Turkmenistan, in bus, perché un suo amico che lo doveva portare in macchina ha fatto un brutto incidente. La mamma del piccolo ? Lo ha lasciato, perché lui ha perso il lavoro ed è stato ubriaco per un po’. Poi capisco che ha fatto della prigione: più di dieci anni, ne avrà poco più di 40. Ora però ha capito che prima sbagliava: meno male. Sul letto di fianco al mio avevo appoggiato la giacca, il casco e lo zaino: il monello si mette a saltare sul letto del papà, poi salta sul mio pestando la giacca. Mi metto a ridere, ma il papà improvvisamente si alza lo afferra, lo sgrida e poi gli da un colpo in testa molto forte. Il bimbo piange, io cerco a gesti di far capire che non fa niente, ma ormai è fatta. Arriva in camera il suo amico che ha avuto l’incidente con la macchina e i due aprono una bottiglia di vodka e di wiskey e iniziano a parlare e a bere. Io mi metto a leggere. Il piccolo si è un po ripreso e sta sul letto dietro alle spalle del papà. Ogni tanto si alza, poi si rimette sdraiato. Ogni tanto esagera e il papà lo prende lo sgrida, colpo in testa, il bimbo piange lui beve con l’amico. Dopo la botta in testa lo mette sdraiato dietro di sé e salutandolo gli dice qualcosa e poi chiude sempre con “Bye bye baby, bye bye”, una scena agghiacciante. Mi metto a dormire: non so perché il bimbo si alza e viene verso di me: tiro su la testa, sta ridendo, tira le coperte: arriva il papà, un paio di scapaccioni e lo ributta sul letto. Oltre a tutto stavolta sbatte un poco contro la parete. “Bye bye baby,bye bye”. Mi alzo e a cenni gli faccio capire che non ce ne è bisogno, ma tanto ormai lui e il suo amico sono abbastanza brilli. Poi se Dio vuole, l’amico se ne va, il bimbo finalmente si mette a dormire e si addormenta anche lui. Mi aveva fatto capire che sperava potesse diventare un calciatore: io gli avevo fatto il gesto del pugile, perché poi speravo che un giorno gliele avrebbe ridate indietro.



quello a dx è il padre



al mattino mi alzo e sorpresa, controllando i soldi dentro la cintura, mi accorgo che ho ancora un biglietto da 20$: questo non dovrebbe essere difficile da cambiare. Una delle donne di servizio dell’albergo mi dice di fermarmi ad Elista e di andare a vedere il balscioie Budda (il grande Budda). Parto e finalmente alla prima cittadina, in un bar, un ragazzo mi cambia i 20$: ho con me un poco di contanti e se non accade nulla riesco tranquillamente ad arrivare alla frontiera con lìUcraina.



ad Elista, sosta culturale: chiedo del balscioie Budda e perbacco trovo un tempio buddista con tanto di monaci











riparto e chiedo informazioni per Zimoyniki: un’automobilista mi accompagna per un po’, poi mentre lo sto salutando, arriva una signora e mi chiede in inglese se capisco e ho bisogno di una traduzione. La ringrazio, ma tanto mi aveva detto priama (diritto). Poi mi chiede se capisco il tedesco: insomma qualcosa, se parla piano. Lei è un’insegnate russa di tedesco ed è in gita con altri docenti assieme a dei ragazzi delle superiori. Mi indica il loro pulmann che si è fermato poco più avanti per un problema e mi chiede se mi va di venire a spiegare ai suoi alunni il mio giro in moto. In un’attimo sono sull’autobus, dove lei traduce ma ogni tanto io riesco a piazzare qualche parola di russo.



riparto e piove





verso sera arrivo a Rostovskaia (anonimo posto) e trovo un albergo per 15$ : pago col biglietto da 20 e mi faccio dare il resto in rubli.



La sera, per cena opto per un riso coi piselli





le proprietarie sono simpaticissime



e al mattino mi offrono pure la colazione





raggiungo Rostov



e mi guardo in giro per vedere se gli enormi seni di cui mi aveva parlato il camionista sono davvero il segno distintivo della città. Mi pare nella media, comunque arrivo dalla chiesa principale, attorno la quale c’è il mercato: comprerò del pane.

























come vi sembra questa ?





arrivo al confine con l’Ucraina ed il terrore mi assale. Avevo letto il sito di Long Way Round ed io non ho seguito come i due eroi dell’impresa un corso per imparare a trattare con le rudi guardie di frontiera: che faccio ? Sono solo, con la moto e basta. Temo sia la fine. Invece, magicamente, dando i documenti e compilando i moduli richiesti passo anche la frontiera ucraina: probabilmente un colpo di fortuna. Subito dopo la frontiera mi si avvicina un tipo e mi chiede se voglio cambiare dei soldi: cambio 50$ e i rubli rimasti in moneta ucraina. Non ho una meta precisa, tengo la direzione di Odessa e verso sera mi fermerò a dormire. La direzione la tengo, ma dopo un po’ sto viaggiando in collina: qualcosa non va, in teoria la strada corre lungo il Mar Nero. Ad un distributore, con la mappa, mi chiariscono tutto: dopo la frontiera ho preso la direzione di Odessa, ma per una strada interna. Se torno indietro di 40 km posso riprendere la M23: non se ne parla. Mi faccio spiegare la strada interna e alla fine a Berdjansk ritrovo la M23.

Dormo vicino a Melitopol



Oggi è il 22, martedì e decido che alla prima città un poco grande proverò ad usare il bancomat

Una statua integra di Lenin















poi arrivo in una città abbastanza grande e mi fermo da una banca.



Entro e mi fanno parlare con una ragazza che conosce l’ inglese. Il loro bancomat ha le indicazioni in inglese: perfetto. Vado ma dopo 3 tentativi ho sempre la risposta che non è possibile effettuare la transazione. Dentro prova lei a prelevare dalla cassa, ma nulla, il bancomat non funziona. Però mi cambiano i $, via altri 50.
Ho più di 70 $ in moneta ucraina e ancora 350$ in contanti. Poiché prevedo di stare via solo altri 7 giorni, avrei comunque 50 $ al giorno. A casa ci arrivo, ma devo poi scoprire perché il bancomat non funziona. Mando un sms a mio fratello e poi riparto verso Odessa.

Prima di Odessa ero stato sorpassato da una coppia di biker su una Gold Wing. A un certo punto ci fermiamo a bordo strada. Lei parla inglese e mi spiega che stanno andando ad Odessa, perché lì ci sarà un moto raduno: loro due sono di Mosca, ma non so se mi fermerò, il motoraduno inizia venerdì ed oggi è martedì, comunque ci penserò. Mi faccio scrivere il nome dell’hotel dove vanno loro, perché è attaccato allo spazio del motoraduno: si chiama Dom Pavlov.

Arrivo poco prima di Odessa nel pomeriggio, mi fermo per un caffè e conosco un ragazzo ucraino che per vari anni ha lavorato a Pesaro, parla molto bene italiano ed ora ha un’attività di import export con l’Italia



l’ingresso dell’albergo è tutto un programma



la stanza più a buon mercato è a 20$, ci può stare, anche per il fatto che sono con poco più di 350$.

L’hotel è proprio in riva al Mar Nero e la stanza ha anche il frigorifero



inoltre è ok anche dal punto di vista dell’igene, niente topi…per forza, l’albergo pullula di gatti



gli do da finire una delle mie scatolette, meglio tenerseli buoni



poi però arriva la coppia che avevo incontrato, Tomac e Jnna e mi invitano a cena da loro. Pensano che siccome sono senza bancomat e carta di credito (gli avevo detto che mangiavo in camera) io sia in difficoltà coi soldi. Gli spiego che non c’è alcun problema, che sono in contatto con mio fratello, ma non sentono ragioni



poi metto a nanna la mia moto, vicino ad alcuni “bestioni” già arrivati per il motoraduno, chiamato “Goblin Show”



Al mattino mi sono alzato davvero presto



una delle cose che assolutamente voglio vedere di Odessa è il porto. Sempre sentito il nome, ad esempio il film del 1974 “Dossier Odessa”, che non è ambientato nella città ucraina, ma il nome è quello



parto, ma inizialmente trovo la zona delle ditte di spedizione e questa è off limit,



ma uno dei sorveglianti con pazienza, mi scrive il nome russo di “Imbarco Passeggeri”, e io mi reco lì.





il 4 stelle proprio alla fine del dock










proprio di fronte all’ingresso passeggeri, dall’altra parte della strada, c’è una scalinata davvero imponente, nulla di particolarmente elaborato, ma mi colpisce



torno in albergo, perché Tomac e Jnna mi avevano detto di andare a colazione da loro. L’abergo è decisamente Las Vegas oriented e chi lo ha arredato deve per forza aver preso ispirazione da quei posti, oppure ha visitato la casa di Elvis Presley a Memphis





il ristorante



















colazione con Tomac e Jnna





Li saluto e vado per andare a fare un giro nella zona pedonale di Odessa . Dalla zona del porto si andava leggermente in salita e dalla mappa si vedeva che la zona centrale era proprio lì.
Mentre sono in moto, nella zona del porto, mi fermo da questa statua



la solita statua militare di stampo ex USSR…ma poi noto il nome Potemkin ! Allora collego tutto: quella che ho fotografato prima è la celeberrima scalinata dell’arcinoto film di Eisenstein, reso celebre in Italia dai film del ragionier Fantozzi !







ve lo ricordate ? Il momento in cui Fantozzi dichiara “Secondo me la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!”



devo andare a fare una foto in cima alla scalinata e quando ci arrivo, mi faccio coraggio e fermo una giovane mamma e provo a spiegarle cosa vorrei fare e incredibilmente lei capisce…mi presta per lo scatto il bimbo e il passeggino ! Una foto fantastica devo dire



..purtroppo il bimbo aveva una palla di plastica verde, che ha iniziato a rotolare per la scala. Quando la mamma me lo ha fatto notare ormai stava rimbalzando in giù. Manco a dirlo l’ho recuperata proprio alla fine, sulla strada. Quella dannata scalinata è moooolto lunga, provare per credere.
Ridata la palla, vado a prendere la moto per fare una foto dalla gradinata, ma una ragazza mi chiede di fare una foto vicino alla moto, ha letto le scritte sul serbatoio. Ci mettiamo in posa e il suo ragazzo (lui è messo davvero male onestamente) scatta la foto, sia con la sua macchina che con la mia.



lei parla inglese e quindi non c’è bisogno di arrampicarmi sugli specchi col russo, si chiama Natassja. Li saluto e mentre sto spostando la moto, vedo lei che scende le scale e lui che se ne va verso il centro: ma allora non era il suo ragazzo. Rimango a guardarla, poi a metà gradinata si gira e mi saluta con la mano. Ok, prendo la moto, faccio il giro e arrivo giù che lei ha appena terminato i gradini. Hellò e così via, le chiedo dove sta andando. Da nessuna parte in particolare, sta girando a caso con la mappa. Sale in moto e andiamo a vedere la zona del porto



il suo lavoro è nel campo dei trasporti marittimi, solo che lei è della Bielorussia ed è venuta ad Odessa a vedere se ci sono opportunità di lavoro. In pratica vorrebbe iniziare la carriera partendo come steward di bordo. Da sola, ha preso il treno ed è arrivata ad Odessa . Ha viaggiato anche in Cina: da sola ha preso l’aereo ed è arrivata a Pechino e con un libro l’ha girata. Fantastica, oltre a tutto riesce anche a parlare un poco in italiano. Poi andiamo in giro in moto e alla fine la porto alla stazione dei treni, perché deve cambiare la destinazione che ha sul suo biglietto. Io avevo già deciso di partire nel primo pomeriggio per Chisanu: ora sono notevolmente in ritardo, ma Natassja è un giusto motivo per mandare all’aria le tabelle di marcia: ci scambiamo le mail e poi ciao ciao



torno in hotel, e ormai sta scendendo la luce saluto tutti poi alla reception mi fermo un’attimo a parlare con 2 biker appena arrivati e quando gli dico che intendo andare a Chisanu mi consigliano di non prendere la M14: perché , è la via più breve ? Poi capisco dovrei passare per la Transnistria e per la capitale Tiraspol. Si tratta di una regione della Moldavia che alla disgregazione dell’USSR ospitava la 14 armata dell’esercito russo a guardia del più grande arsenale e deposito di munizioni in Europa. Dopo la dichiarazione d’indipendenza della Moldavia, quest’ultima chiese a Mosca di cessare l’ocupazione della regione, ma le forze separatiste della Transnistria si opposero e armate e spalleggiate dalla 14 armata si opposero all’esercito moldavo che si ritrovò in posizione di netta inferiorità. Siglato un cessate il fuoco Tiraspol proclamò unilateralmente l’indipendenza della regione, non riconosciuta da nessuno stato, nemmeno la Russia, ma de facto si creò uno stato: la presenza della 14 armata sconsiglia infatti interventi ostili. Passare per quel teritorio, a mio parere, avrebbe significato solamente sborsare dei soldi (si fanno pagare al confine ) per poi poter dire “Sono passato per la Transnistria”. Oltre a tutto la regione è un porto franco per il commercio internazionale delle armi, usato da occidente e oriente. Non mi andava proprio di dargli dei soldi. Decido di andare a nord verso Kiev e poi piegare a est: allungherò al massimo di 150 km. Mi fermo per fare benzina. Già che viaggerò col buio, mi sembra giusto riempire anche la mia manichetta. La slego e…scoppia il finimondo: il benzinaio sembra impazzito. Inizia a gridare “Niet kanistra, niet kanistra (la tanica) !!! Non capisco ma lui continua a sbraitare. Ok gli faccio segno che la metto via. Gli dico solo di fare il pieno con la 95, poi mi giro e lego la tanica allo zaino. Continua a brontolare mentre vado alla cassa e pago. Riparto poi mi ricordo che non ho acqua. Altra sosta, compro l’acqua e due scatolette (il pane ce l’ho) e via verso Chisanu. Errore, dopo pochi km la moto inizia a sbuffare, calano i giri, do gas, scalo, ma niente. Mi fermo e la moto non riparte. Provo e riprovo, niente. Mi sa che dovrò spingere almeno un 20 km per tornare all’albergo: li è pieno di motociclisti, qualcuno mi darà una mano. Tento ancora , tiro l’aria, alzo il minimo e la moto borbotta, ma va. Non riesco ad andare oltre i 3000 giri, ma almeno vado. Passando al pelo alcuni semafori arrivo all’albergo e qui proprio si spegne: poveretta e povero me. Incontro Tomac e gli altri biker: la moto la posso lasciare dentro e dato che sono le nove di sera, per una notte posso anche piantare la tenda nella zona dello show (è un campo proprio attaccato all’albergo). Del resto ho oltre 350$, ma se per caso la moto ha un problema serio ci sarà anche da pagare il meccanico. Copro la moto e mi tiro dietro solo lo zainetto, con il sacco a pelo. Poi ci penso un attimo: non ho assolutamente voglia di montare una tenda, ci sono le stelle e non fa assolutamente freddo. Non prendo la tenda, vado nel campo e non c’è nessun problema a dormire lì. Qualche tenda c’è effettivamente e conosco un ragazzo israeliano che è qui per lo show, come aiuto meccanico: lui dorme su un letto nella zona dove si fa assistenza per le moto.
Mi sistemo per terra mettendo un cartone e del cellophane sotto al sacco a pelo: sono sotto a una di quelle panche-tavolo da birreria e ho trovato anche un pannello di legno che chiude un lato.



il sacco a pelo della Decatlon funziona anche all’aperto (era stao ok anche in Alaska), però verso le 2 di notte arriva un gruppo di ragazzi sui motorini: sono amici dell’israeliano. Mi sveglio e poi imparo che sanno del mio viaggio: si prende un tè e rimaniamo a chiacchierare per un’oretta





Mi alzo al mattino , è giovedì 24, e torno dall’albergo, verso metà mattinata Tomac mi ha detto che avrebbe dato un’occhiata alla moto. Smonta praticamente tutta la moto, ma non risolviamo niente: cambia la candela, pulisci a destra e sinistra…il commutatore mi dice ? Non so cos’è, ma la parola mi spaventa. Potrebbe esserci bisogno di farsi spedire un pezzo dall’Italia, niente di che, col corriere arriva in un paio di giorni. Bisogna che mi faccia mandare dei soldi dall’Italia e penso subito al modo più semplice: ovvio, la Best Western. Dopo poche ore il denaro è ritirabile in ogni parte del mondo. Rimontata la moto, accade un fatto che mi convince sempre più del fatto che i motociclisti siano davvero una grande famiglia: dei biker russi vengono da me e Tomac e uno mi porge dei soldi dicendo che hanno saputo dei miei problemi con la moto (anche di carta di credito e bancomat) e hanno fatto una colletta. Ovviamente ringrazio, ma non li posso accettare e li rassicuro: ho i $ e mi attiverò con la Best Western. Tomac però gli dice di non credermi e di far vedere che ho davvero i soldi: fantastico. Comunque apro la mia cintura portasoldi e poi una foto ricordo con questo gruppo è d’obbligo.



Vado alla reception e si è liberata una delle camere da 20 $. Poi Tomac mi dice che nel pomeriggio arriva un meccanico che sembra ripari le moto solo guardandole. Tramite sms mio fratello mi comunica il codice che mi permette già di ritirare la somma in un qualunque punto della Best Western a Odessa. Mi accompagna Tomac con la sua Gold Wing: davvero una poltrona questa moto, anche per il passeggero, non ci sono paragoni possibili con la sella “essenziale” del mio DR, oltre alla capacità di carico.



Tutto fatto, ho i 500$: a questo punto, anche dovesse capitare una spesa per la moto sono a posto. Poiché è giovedì, vado a vedere i preparativi per l’allestimento del raduno, il Gobelin Show









Vado ad iscrivermi al Gobelin Show e compro il pass per l’area: da domani (venerdì) ci si potrà accedere solo col braccialetto blu. Sono il biker che ha percorso più km per arrivare lì, poco più di 8000 e batto anche un gruppo che con le loro Gold Wing (decisamente una delle moto più rappresentate) arrivano da Vladivostok…anche questo un viaggetto mica da ridire per partecipare ad un raduno.







Tardo pomeriggio e arriva il meccanico: da un’occhiata rapida e poi parla di problemi dati dalla benzina, magari ho messo di quella con pochi ottani: possibile, mi domando ? Quella a 80 ottani (forse) comprata dalle yurte in Kirghigistan lo scorso anno e allungata (sicuro) con un poco d’acqua, aveva funzionato ottimamente. Comunque “Niet problem”, domattina alle nove viene col camioncino e se il problema è serio porta il DR dalla sua officina. Perfetto. Vado a fare la doccia e passerò la sera coi biker, che ormai stanno riempiendo l’albergo: ormai mi salutano tutti.
Secondo voi come passano una serata dei biker russi,ucraini ecc… Mangiando e poi bevendo a ripetizione: non ci credete ? Guardate un po’









nominato all’una di notte con decisione unanime socio onorario di un biker club









due di notte, cambio di gruppo e sono al ristorante





questa ragazza parlava benissimo inglese e per un anno aveva anche studiato in Italia e ridendo mi ha detto che il problema dopo sarebbe stato ritrovare la camera: anche il suo ragazzo (quello a dx) era infatti già abbastanza brillo. Io le ho detto che in tutta sincerità lei e il suo ragazzo stavano sbagliando l’organizzazione della serata. Le ho spiegato che al posto del suo ragazzo io sarei prima andato in camera con lei e poi magari verso le due sarei venuto al ristorante a bere qualcosa…comunque ci ha pensato. Alle tre vado in camera, la combinazione whiskey, vodka, vino, rum ecc…continuamente ripetuta non è stata leggera.




Chissà perché il 25 mattina (venerdì), mi alzo con un leggero mal di testa e un vago sapore di topo morto in bocca, comunque alle 9,30 sono dalla moto e inizio ad aspettare il meccanico, speriamo non sia già passato. Alle 10,30 uno dei biker, mi dice che il mio meccanico alle 4,30 del mattino era completamente ubriaco sotto a un tavolo. Speriamo che gli passi. Leggo e gironzolo per l’albergo, quando verso mezzogiorno lo vedo vicino alla mia moto: è vivo ! Mi guarda e dice solo una parola:”Diesel !”. porca miseria il benzinaio che aveva sclerato per la mia tanica mi ha fatto il pieno di diesel. Svuotiamo il serbatoio, e il carburatore che in ogni caso alla fine risulterà bello pulito. Io vado a prendere un bus e da un distributore mi faccio dare 4 litri di benzina a 95. Torno, mettiamo la benzina e il DR borbottando e sfumando bianco riparte subito.





il meccanico mi guarda e sapendo dove avevo avuto il problema mi dice che la mia moto è davvero eccezionale: col diesel ha fatto ben 20 km e mi ha riportato in albergo.

Bisogna adesso rimontare sella, fascette ecc…Ci penso io, ho visto come si fa. Alle 7 di sera ho finito e vado a dirlo a Tomac: hai stretto anche i bulloni del serbatoio ? No ovviamente. Torno dalla moto, ma tanto ormai so come si fa. Rismonto la sella e alla fine tutto è stretto e fissato.



Sono le nove, doccia poi vado ad ascoltare un poco i gruppi che si esibiscono al Gobelin e poi starò in albergo…cercando di bere un poco meno. Ormai ho deciso, non andrò a Chisanu e trascorrerò invece il sabato ad odessa. Partirò per il rientro verso l’Italia domenica.















qui siamo proprio all’ultimo livello



Sabato mattina mi alzo un poco con calma e vedo che adesso delle mto ce ne sono davvero tante







vado a fare delle foto dal campo del raduno: dite la verità che non sfigura il mio DR ?








prendo la moto, e vado nella zona pedonale, dove la parcheggio





Odessa è davvero carina per gironzolare





























un mercato







prima di rientrare mi sono fermato in questa piazzetta e c’era un gruppo di ragazzini che suonavano e cantavano davvero molto bene e hanno accettato di fare una piccola esibizione per me





adesso è tempo di andare in albergo e preparare i bagagli per domattina: si parte per la Romania…oltre a tutto avendo deciso di non passare per la Moldavia, devo rifare tutto l’itinerario.

Oggi è il 27, domenica e decido di togliere Chisianu e la Moldavia. Il fatto è che per arrivarci dovrei allungare la strada. Quella più breve sarebbe la M16 che però passa per Tiraspol, la “capitale” della Transnistria, una regione della Moldavia, che alla disgregazione dell’impero sovietico proclamò la propria indipendenza, senza però venir riconosciuta a livello internazionale nel 1990. La Moldavia proclamò la propria indipendenza nel 1991 ed incluse la Transnistria nel suo territorio. Però nella regione separatista era stanziata la 14a armata dell’esercito russo che si schierò coi separatisti della regione, armandoli e mettendo quindi l’esercito moldavo in una condizione di netta inferiorità. La Russia ha poi continuato a supportare sia militarmente che economicamente il regime separatista, arrivando così ad avere il controllo di una zona strategicamente importante e alimentando un fiorente commercio illegale di armi ed un contrabbando di merci varie, specialmente nei confini con l’Ucraina.
La regione però si comporta come uno stato indipendente, batte una propria moneta e i balzelli e finte tasse cui si può venire sottoposti si sprecano: poi ovvio che pagando si supera tutto, ma dare dei soldi a questo regime ho preferito evitarlo, anche per il fatto che la regione non offre nulla di particolare.
Alternativa poteva essere andare a nord verso Kiev sulla M05 (E95) e poi “piegare “ a est sulla T-16-05, ma ho preferito tenermi un poco di margine per Budapest, che davvero mi interessava.
Ho preso quindi la E87 che mi avrebbe portato fino a Galati in Romania



Nell’attraversare un paesino Bilolissia (Білолісся) guardate un po’ cosa trovo



è una messa Ortodossa: la cerimonia, ai bordi della strada è appena terminata, io mi ero fermato per uno scatto fotografico, ma tutti mi fanno cenno di avvicinarmi: hanno una tavola imbandita che è uno spettacolo. Il problema è stato che volevano farmi assaggiare tutto !











ciao ciao Bilolissia (Білолісся)



La frontiera però è stata qualcosa d’insolito. Prima le guardie ucraine mi hanno dato un talloncino di transito, poi mi è sembrato di costeggiare il fiume Nistro che separa la Trasnistria da Moldavia e poi dall’Ucraina.



arrivo a questo cartello, ma non ho incontrato alcuna barriera. Proseguo e vedo una dogana: quella Moldava ! Fermo la moto, cambio dei $ con dei Leu romeni e vado verso la barriera. Qui però ci sono anche le guardie ucraine. Quindi nell’ordine farò i documenti per uscire dall’Ucraina, passare dalla Moldavia e poi dopo poche centinaia di metri arrivo alla frontiera rumena. Una specie di tripla frontiera. Ho anche pagato un dollaro per una tassa sull’ecologia della Moldavia.




in teoria questa era una statale





verso sera inizio a cercare una camera e mi oriento sulle Pensiunea ( le nostre pensioni, grosso modo) ed il prezzo mediamente è sugli 80 Lei = 27$. Dopo averne controllate 2 o 3 nelle città attraversate, viene buio e decido che in un modo onell’altro alla prossima città mi fermo. Si tratta di Tecuci, una città abbastanza grossa..in cui non vedo Pensiunea: capirai. Giro un po’ poi entro in un albergo dall’aspetto minaccioso (per il mio portafoglio ): le 3 stelle dell’insegna e la pubblicità di un club con piscina e sauna annessi non mi fanno presagire nulla di buono. Dentro una ragazza che parla inglese mi dice il prezzo: 160 Lei ! Non ci siamo e chiedo se conosce una sistemazione più a buon mercato. “Quanto avevi intenzione di spendere-mi chiede-per una camera?” 80 Lei rispondo. Va bene, sconto e camera.





faccio due passi, ma è tardi. Al mattino quando mi alzo faccio un paio di foto e poi riparto, è lunedì 28





mi sono fermato a far gonfiare le gomme e il proprietario del negozio di scooter a fianco mi ha offerto il caffè, parlava molto bene italiano, avendo lavorato per tre anni a Firenze come muratore





in verde il percorso fatto questo giorno, me lo hanno indicato 2 poliziotti a Tecuci, per andare nella direzione di Oradea, ma non ero sicuro di arrivarci















verso tardo pomeriggio arrivo nei pressi di Cluj Napoca e vedo se riesco a trovare un posto da dormire. Cavoli anche le penisiunea costano più di 80 Lei, non parliamo degli alberghi. Alla fine inizio a pensare di guidare fino a notte e poi se forze e caffè mi sostengono, arrivare a Budapest. Poi mentre riparto dall’ennesimo albergo over-my-budget, vedo una pensiunea con una insegna un poco strana, affiancata da una croce verde, tipo farmacia: un segno del destino ? Precisamente, infatti scendo dalla moto, entro chiedo per dormire e mi mandano in una parte dell’edificio dentro a una specie di negozio di vestiti e una signora inglese, mi dice che si hanno posto e il prezzo è di 45 Lei = 15 $: è la mia.
Foto fatta con la luce del mattino dopo



si tratta del Daniel Center Blythswood Care che è uno dei progetti del Blythswood Care, un’organizzazione scozzese (credo) che qui a Cluji Napoca si occupa dell’inserimento nel mondo del lavoro di orfani però di età dai 16 anni in su. Per un periodo sono assistiti e ospitati in uno degli edifici del centro, dove però puliscono, lavano i piatti, coltivano una piccola serra, aiutano il negozio nel commercio solidale di vestiario. A questo sono affiancate ore di insegnamento di cultura e di formazione professionale. Una volta inseriti in un regolare lavoro devono andare a vivere per conto loro, ma continuano ad aiutare i nuovi arrivati. Come mi ha detto uno dei coordinatori “Il nostro più grande successo è quando uno dei nostri ragazzi, va via, perché in grado di camminare da solo nella vita”
Sono contento in quanto il pagamento della camera, andrà a sostenere il progetto.













la stanza è fantastica, ma tutto l’edificio è davvero accogliente: il legno mi da sempre questa sensazione



la doccia sono dovuti venire a spiegarmela



prima di fare la doccia è meglio che mi dia da fare con la moto: rabbocco l’olio e ungo la catena. Viene buio e sono già più delle 8 di sera. A meno di 3 km c’è un supermercato: ci vado a piedi e l’andata la faccio di corsetta, anche per vedere se dopo oltre 3 settimane senza allenarmi l fiato è andato a 0. Niente di che, non stabilisco dei record, ma nemmeno mi cede il cuore. Il supermercato è in un centro commerciale, è della Carrefour: stasera riso e carote !





a sera mi ritrovo solo nel salotto di fianco alla cucina: il wirless funziona benissimo. Salvo le foto, guardo un’ostello per Budapest e poi vado a letto, ma per il giorno dopo decido di fermarmi una mezza giornata, per capire meglio come funziona il posto.

Martedì 29. colazione



inizio a preparare la moto, attorniato da un gruppo di bambini, non vivaci, ma scatenati. Sono i figli di una coppia neozelandese che sta lavorando in un progetto umanitario, in un’altra città della Romania. Sono venuti a Cluj Napoca perché l’ospedale era attrezzato per i parti. La bambina l’avevo vista la sera prima: 4 giorni. Il fatto è che si tratta del quinto (!) figlio di questa incredibile coppia. Pensate hanno vissuto in Sud Africa, poi per due anni si erano spostati a Londra, lui in banca e lei impiegata nel campo dell’assistenza sociale. Poi alla fine lei mi ha raccontato che un giorno ha detto al marito: “Mi sto annoiando sempre nello stesso posto, perchè non cambiamo ?‘” Detto fatto 6 mesi in Italia in un paesino della Toscana. La cosa che più l’aveva sorpresa era stato il fatto che dopo pochi giorni tutto il paesino la salutava per nome quando andava a fare la spesa, ma lei non conosceva quella gente.
La cosa che più aveva colpito i bambini era stata la torre di Pisa. All’educazione dei bambini pensavano loro due (laureati) e quando decidevano di stabilirsi in un posto li iscrivevano alle scuole pubbliche dopo che erano stati esaminati. Ogni bambino aveva una coperta su cui la mamma attaccava una pezza ricordo dei paesi attraversati. Quando erano tornati in Sud Africa il biondino aveva vinto una gara a scuola per il miglior tema: aveva descritto la sua giornata sulla torre di Pisa.
Non è semplice talvolta viaggiare per i paesi, ma con 5 figli, altro che la strada da Nukus a Beyneu !





la signora che vedete a sx è la mamma di lei, arrivata dalla Nuova Zelanda per assistere la figlia nel parto…anche la nonna è decisamente agile



parto dopo mezzogiorno per Budapest, salutando tutti: che bella sosta. Questa parte della Romania è davvero bella, un continuo saliscendi in mezzo al verde





ultima sosta prima della frontiera con l’Ungheria



poi prima di Budapest fotografo i 10.000 km





A Budapest avevo l’indirizzo dell’ostello, che è vicino ad uno dei ponti il Margit hid, ma avevo la mappa



ci arrivo subito



inoltre è al primo piano di un palazzone con un grande ingresso e posso mettere dentro la moto per la notte:ci sono dei negozi, ma al mattino basterà metterla fuori prima che aprano.



mangio e dopo la doccia decido di andare a vedere subito la città di notte , ma vado a piedi, sono quasi le undici e non ho voglia di girare ancora in moto. La mia macchina è un poco limitata con le foto notturne, ma spero di dare un’idea della città: Budapest mi è piaciuta tantissimo.











Mercoledì 30, giornata intera per la visita della città, solo come prima cosa vado a stamparmi le cartoline. Da un poco di anni, preparo un foglio di word dove metto delle mie foto con una dedica, poi lo faccio stampare su un cartoncino rigid, ritaglio+ francobollo e spedisco: è un 2x1, cartolina e souvenir.



poi vado a zonzo con la moto, che è sempre una gran cosa: ogni volta che vedi qualcosa di interessante puoi fermarti



Qui sono nella zona di Pest, dal parlamento








il “ponte delle catene”



attraversandolo sono arrivato a Buda, per vedere il castello, costruito nel XII secolo e poi successivamente ampliato

























anche se la giornata non prometteva niente di buono alla fine sono stato fortunato e mi sono capitate solo un paio di “spruzzate” d’acqua, giusto due goccie. Dopo il castello, sono andato nel quartiere del castello, dove una volta viveva la popolazione della città di Buda
Devo dire che Budapest è una città ideale per camminare, ordinata e tranquilla, anche il traffico: si fa fatica a capire che si tratti di una capitale.







qui ho raggiunto il Bastione dei Pescatori, costruito come piattaforma di avvistamento nel 1905: il nome è un’omaggio alla corporazione dei pescatori che durante il Medioevo erano responsabili della difesa di questo

tratto di mura. Spiccano le 7 torrette che simboleggiano le tribù magiare che invasero il bacino dei Carpazi nel IX secolo….spero di aver copiato bene dalla mia guida, la Jump to Central Asia 2009 !









un mostro gigantesco sta per distruggere la città di Buda



































Nel pomeriggio sono tornato nella zona di Pest e mi sono diretto alla stazione dei treni. Io vado sempre a vedere le stazioni dei treni: mi danno sempre l’idea di un punto di arrivo realmente nel cuore delle città. Inoltre quella di Budapest è davvero bella





mentre mi dirigo verso il parco della città, il Varosliget (c’è uno splendido mercatino delle pulci, ma solo i sabato e la domenica) mi fermo da un vasto spazio: è la Piazza degli Eroi e qui incontro un gruppo di turisti italiani e mi fermo a parlare con loro. Diavolo è quasi un mese che non parlo con gente del mio paese. Sono del Veneto







vicino ci sono le famose terme, ma è troppo tardi, così faccio due passi in un piccolo castello ai bordi del parco circondato dall’acqua











ormai è sera, faccio la spesa e rientro verso le otto in ostello. Pare che la combinazione riso+carote faccia bene..lo spero proprio







la camera da 12 posti



si è riempita, ci sono un ragazzo e una ragazza del brasile, un norvegese da 6 mesi in giro per il mondo e 7 studenti (18 anni) di una scuola di polizia turca col loro insegnate. Il norvegese ha fatto per due anni servizio militare nel corpo delle guardie di frontiera e una volta mi ha raccontato di essere stato di pattuglia con -52°. Aveva una speciale mascherina per gli occhi, altrimenti il liquido dell’organo si congelerebbe. Però ti preparano. Per un paio di mesi stai gradualmente esposto al freddo con mutande scarpe e canottiera, fermo sull’attenti: si inizia con una mezz’ora. Se ti muovi chiedo ? Meglio non farlo, l’ufficiale che sorveglia le reclute non perdona ! Rimango la sera a scrivere le cartoline copiare le foto e a parlare con gli altri ragazzi: sono sempre bellissime serate.

L’ostello si chiama Riverside Hotel ( che fantasia ehh ?) ed è all’indirizzo Szent Istvan korut 15: 1° piano suonare al n° 35 dei campanelli.
I servizi sono debitamente indicati





angolo biancheria



zona calciobalilla



lenzuola e federe erano pulite, ma per stenderle il personale si doveva arrangiare





Giovedì 1 novembre sono partito dopo aver imbucato le cartoline e verso sera ho raggiunto Lijubliana, dove ho passato la notte. Venerdì 2 sono arrivato verso fine pomeriggio a Modena e prima di andare a casa mi sono fermato a bere una birra in un pub.
Il viaggio è terminato ed anche quest’anno mi è piaciuto molto: scusate magari la lunghezza, ma mi piace mettere le foto e spero di avervi dato qualche informazione o spunto utile.
Ciao amici
Momi
 

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350, momi20, suzuki

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