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Maxienduro
Nate per affrontare con disinvoltura gli sterrati, sono oggi tra le preferite nei lunghi viaggi per confort di marcia e capacità di carico |
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giessisti
tutti uguali saliti sui loro scuteroni da € 13000 non scendono piu' ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
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prima di acquistare la Banditona avevo preso in considerazione la Stelvio (anche la GS...ma costava troppo
), anche perchè venendo dalla Varadero la vedevo molto..... alla mia portata!! ma poi ho deciso di cambiare "genere". Comunque è bella non c'è che dire
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non l'ho venduta ma rottamata (dopo aver preso i pezzi buoni per rivenderli
). Purtroppo un albero ha deciso di tagliarmi la strada all'improvviso..... con il risultato di averci fatto più di 2000 euro di danni molto più del valore della moto (era del 2000...).Comunque era una GRAN MOTO!!!!!
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mi dispiace porca miseria
anche io prima di questa ne avevo una , bordeaux e propio del 2000 come la tua.in otto anni ci ho fatto 100.000 km senza mai problemi. ![]() concordo con te che e una gran moto, tranne che per i consumi e le sospensioni
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roberto f j r 1300 A |
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Quote:
purtroppo per i consumi niente da fare comunque anche io i miei 80000 km li avevo già macinati!!
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La prova comparativa nasce da un’uscita sull’Appennino parmense: io su una fascinosa Moto Guzzi Stelvio 1200 bianca con poche migliaia di km sul tachimetro; l’amico Stefano su una classicissima BMW R 1200 GS rossa accessoriata di tutto punto. Il terreno della prova non è facile: una interminabile sequenza di tornanti lungo una stradina stretta e dal fondo in pessime condizioni, quasi a voler mettere particolarmente a prova proprio le sospensioni delle due rivali.
Com’è noto la R 1200 GS è campionessa di vendite del suo segmento (e non solo), un vero best seller specialmente nel nostro paese; la Stelvio è invece l’outsider, in qualche modo la sfidante, dalla linea e dal motore classicamente di stile italiano (non a caso il secondo è il classicissimo Guzzi bicilindrico a V, sia pure nella moderna e potente incarnazione a 4 valvole per cilindro). La Stelvio si presenta come un King Of The Road: aspetto, telaio (doppia trave superiore saldamente ancorato al motore portante), peso e dimensioni (sia della generosa forcella anteriore che della possente copertura posteriore, oltre che del cardano CARC) ne fanno una sorta di truck racer. Alla guida l’impressione è quella di una grande stabilità e di una notevole potenza: è come viaggiare su un treno e la moto sembra effettivamente correre sui binari. Il manubrio particolarmente largo, la posizione eretta del busto e le gambe distese csembrano confermare l’idea di essere su un mezzo nato per grandi viaggi. Grazie alla protezione del parabrezza e l’esuberanza del motore la Stelvio trova paradossalmente l’habitat ideale negli spostamenti autostradali. È un paradosso perché parliamo di un Enduro, sia pure stradale e sia pure di 240 kg. In accelerazione il bicilindrico regala un rombo da brivido, che un amico ha paragonato ad un quadrireattore della RAF in decollo, e la ruota posteriore è abbastanza larga da aiutare ad assorbire lo scaricarsi a terra della potenza, anche se l’acceleratore va dosato comunque con delicatezza. L’abbondanza della ruota posteriore rende anche particolarmente naturale la piega, che sembra gestita dal pilota automatico e non comporta nessuno sforzo, almeno fino alle alte velocità quando l’inerzia del mezzo comincia inevitabilmente a farsi sentire. Il limite di tanta grazia è rappresentato dai tornanti e dalle strade particolarmente ripide, quando le dimensioni contano ma soprattutto conta il carattere nervoso del motore, quando l’apertura del gas va dosata con il contagocce ed il manico del pilota diventa importante. Tanto che io, che manico non sono, mi trovo di tanto in tanto a dovermi aiutare con la frizione o a dover affrontare comunque i tornanti a gomito con un eccesso di prudenza, specie in presenza del passeggero. Per onore di cronaca devo però sottolineare l’ottimo comportamento di tanta moto anche sul terreno brutto: non solo buche e cunette vengono ben assorbite dalle sospensioni poderose, ma anche sullo sterrato la Stelvio sembra mantenere tutta la sua stabilità; e siccome gli sterrati non si sa mai dove vanno a finire, mi è capitato che mi tirasse fuori dai dai guai di un terreno sabbioso e di recente persino di un tratto davvero fangoso senza scivolarmi a terra. Ma veniamo alla BMW R 1200 GS, il Rolex di tutte le motociclette: sin dall’aspetto si presenta in modo differente dalla Stelvio. Meno stile ma molta eleganza; e un’aria ormai diventata familiare tante se ne incrociano per strada. La nuova GS 1200, a differenza delle vecchie 1100 e 1150, trasmette anche un’idea di leggerezza (borse laterali squadrate a parte) e di maneggevolezza che vengono confermate appena saliti in sella. La seduta, sia detto subito, è comodissima, sia per merito della morbida sella che della perfetta posizione di guida nella triangolazione ottimale di manubrio, sella e pedane. Anche l’altezza da terra è ottimale, offrendo l’idea di una moto persino più leggera di quello che in effetti è. La maturità raggiunta dal progetto GS è resa evidente dal senso di confort che la moto sa trasmettere sin dal primo approccio. La prima sensazione è confermata anche quando la moto si muove. Il motore bicilindrico boxer BMW è così elastico da apparire fin automobilistico: la moto accelera e decelera con docilità all’aprire e chiudere del gas, senza strappi e senza mai impuntarsi. Il rovescio della medaglia è che il rumore appare come un sibilo soffocato rispetto al rombo del bicilindrico italiano. Affrontando le prime curve l'agilitò della GS è evidente, tanto che pare di avere a che fare con uno scooter più che con una moto da 1200 cc. Non è difficile capire come possa avere tanto successo di vendita: la GS si può guidare tanto per affrontare il Giro del Mondo quanto in alternativa ad uno scooter cittadino. La sospensione anteriore è il singolare telelever della BMW che ha bisogno di un po’ di esperienza: a tutta prima non offre la stessa impressione di stabilità della Stelvio, ma chi è avvezzo alla guida di BMW garantisce che è solo un “effetto ottico” e la stabilità offerta dal telelever è in realtà assoluta. Quando restituisco la BMW per tornare sulla mia Stelvio mi sembra di lasciare un cavallo mansueto per un toro; mi dispiace per il confort che lascio, ma sono contento di ritrovare la grinta a cui mi sono ormai abituato. In conclusione, quale delle due moto comprerei oggi? Visto che parliamo di moto a non di auto, acquisterei di nuovo la Stelvio, ma solo per la personalità del motore e per l’anticonformismo del mezzo. Capisco però tutto il successo di cui gode la GS. E comunque anche Stefano dopo la prova decide che anche lui riacquisterebbe la sua moto... Pari.
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Blue Bottazzi |
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Ottimo lavoro Blue!!
![]() ![]() Il tuo resoconto appare molto più "professionale" del mio !! Complimenti!! ![]() ![]() A proposito ..... Innanzitutto BENVENUTO su Wlamoto!! ![]() ![]() Poi, visto che scrivi così bene, perchè non ti presenti nell'apposita sezione e ci racconti un pò più di te?? ![]() ![]() ![]()
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R 1200 GS ex Paperina Beccogiallo ![]() ora Paperina Beccobianco ![]()
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Quote:
![]() ![]() ![]() Se è lui portagli i miei saluti!! ![]()
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R 1200 GS ex Paperina Beccogiallo ![]() ora Paperina Beccobianco ![]()
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un altro aspetto di cui tener conto nel confronto tra le 2 moto e' in discorso commerciale, la STELVIO la compri e poi...... con il GS riesci sempre a trovare una quadra il momento che decidi di venderla.
detto questo mi trovo daccordissimo con TONIGNO "....... io non cambierei mai la mia GS con la Stelvio " ![]()
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![]() questa veste grafica mi fa troppo c@g@re
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R1200 GS Adventure Vaccarella - Rafaniello Superstar Marathon Road - e-betella 400 rr This is my bike. There are many like, but this one is mine. My bike is my best friend. It is my life. I must master it as i must master my life.Without me, my bike is useless. Without my bike, I am useless. I must ride my bike true. I must be faster then my enemy who is trying to get me. I must roost him, before he gets me. I will. |