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LA BACHECA DEI GRANDI VIAGGI
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Vecchio 01-08-2011, 14: 26
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honda Croazia e Bosnia Herzegovina - Aprile 2011 [speakforo tommasone]

Vero che è sempre più di moda e quindi sempre più battuta dai vacanzieri di tutto il mondo, ma la Croazia sa ancora regalare degli angoli semi-incontaminati a chi ha voglia di scoprirla. E per fare ciò, ovviamente, non c'è mezzo migliore della motocicletta. Siamo partiti il 20 Aprile dal porto di Bari con la compagnia di bandiera Croata – Jadrolinija, a bordo delle nostre motociclette: una Stelvio, una Ktm 990 Adventure, una Ktm SM 990, una BMW F800GS e la mia moto, una Honda Transalp 650 non certo una moto di ultima generazione, ma che si è dimostrata compagna di viaggio estremamente versatile e sufficiente per cinque giorni “on the road” sulle strade spesso polverose della Croazia e della Bosnia Herzegovina.La ricezione dei cellulari in Croazia è adeguata, varia, ma molto molto costosa,difatti una telefonata in Italia costa circa 2 € al minuto e gli sms 0,60 c/€. Il primo sms ricevuto recitava queste parole: “VIP e Ente Nazionale Croato per il Turismo le augura buon soggiorno in Croazia”.Non abbiamo mai prenotato alberghi poiché l'offerta di “Apartmani, Room, Zimmer” è ricca, ma noi fortunatamente abbiamo sempre alloggiato in alberghi di “lusso” spendendo 4 kune, ops, volevo dire pochi euro.

GIORNO 1

Appena sbarcati al porto di Dubrovnik, oltrepassato il primo controllo della polizia croata, ci dirigiamo verso il centro storico, non dopo aver effettuato 4/5 volte il giro dell’isolato alla ricerca della strada giusta. Giunti nei vicoletti, parcheggiamo le moto e c’incamminiamo alla ricerca del primo Bar per fare colazione. Sconsiglio i croissant del posto...sanno di uova. “Ricca colazione”, dritti in banca (che culo, era San Paolo) a cambiare gli euro con la moneta locale: la Kuna. – 1 € = 7 kune (circa)

Kuna è il nome della valuta ufficiale della Croazia

Qualche scatto nella splendida città perché davvero merita una visita, si parte alla volta della Bosnia Herzegovina.


Alla frontiera bosniaca le prime risate... il primo poliziotto ci chiede i documenti e la provenienza. Alla parola “Italia” si alza il secondo poliziotto che comincia a battersi le mani sulle gambe, citando queste parole: “Ahhhh, Italia....Berlusconi...bunga bunga”. La cosa è alquanto imbarazzante ma noi pensiamo...bhè, meglio riderci sopra.Procediamo per qualche km finchè le nostre moto non ci chiedono benzina. Ora, i nostri portafogli contavano 2 tipi di monete: euro e kune, ma in Bosnia hanno la moneta loro: il Marco Bosniaco. Fortunatamente accettavano anche euro e kune in modo che le nostre “bambine” potessero bere quella sostanza che ancora oggi non capisco se era benzina o gas, poiché puzzava in una maniera allucinante. Ah, lì c’è anche la 98 ottani, il che vuol dire la vecchia “rossa”...che capata :-)

Ricchi di benzina, partiamo alla volta di Sarajevo, intimoriti da quello che ci aspettava. Km dopo km s’è fatta ora di pranzo. Lungo la strada, deserta di traffico ma ricca di WW Golf anni 70/80/90, incontriamo l’unico punto di ristoro utile a sfamarci. L’unico gesto mondiale per far capire ad una persona che vogliamo mangiare, è la mano che spinge il cibo verso la bocca. Detto fatto. La proprietaria, una signora gentilissima dalle unghie nere, c’invita in cucina per mostrarci cosa ha appena sfornato...e lì cominciano i dubbi. Un animale dalla forma di un capretto, agnello o maiale, ma dal sapore di pollo...Mhà! E’ buono, lo mangiamo per fame e accompagnato da una Karlovacko (birra locale, poi trasformata da noi in CarloVaccio) ci da la forza per rimetterci in moto e raggiungere la capitale bosniaca.




Giunti a Sarajevo intorno le 17:00, scattiamo le prime foto con le moto sotto il cartello Dobrodosli Canton Sarajevo (Benvenuti nella città di Sarajevo).

Qualche minuto e si riparte, alla ricerca di un albergo dove passare la notte. Da lì lo stupore nel vedere una città massacrata dalla guerra, essersi rialzata e aver ricostruito tutto in breve tempo. Banche, bar, negozi, alberghi...tutto nuovo e tutto idoneo per valutare Sarajevo una metropoli, senza nulla togliere alle grandi città come Milano o Roma.

Alcuni ragazzi del posto ci indicano un alberghetto in zona, così ci muoviamo dopo una breve pausa in piazzetta, per prenotare 2 stanze. Un po di attesa, visto che il “manager”, così chiamato dai suoi collaboratori, era impegnato e dopo varie trattative, prendiamo possesso di una doppia ed una tripla al costo totale di € 100,00. Nulla da dire sull’albergo, in quanto dotato di tutti i confort possibili ed immaginabili, compresa la connessione Wi-Fi.

Doccia e si esce. La città di Sarajevo,prima della guerra, era una delle poche città al mondo, forse l'unica, in cui a distanza di pochi metri convivevano pacificamente persone di ben 4 religioni differenti: cattolici, ortodossi, ebrei e musulmani. Stupenda da visitare, ricca di storia e...palazzi sventrati, segno di una ferita aperta e mai più rimarginata. Ceniamo con i Burek, rustici tipici della Bosnia. Sono di pasta sfoglia e all'interno sono ripieni di carne, di formaggio (prendono il nome di sirnica), con spinaci o con patate. Voto 10.

I Burek

Dopo una immancabile Karlovacko, rientriamo in albergo. Due chiacchiere, si pianifica il percorso di domani e... si spengono le luci. Buonanotte.

GIORNO 2

Il sole splende alto su Sarajevo... sono le parole di buongiorno. Scendiamo per fare colazione, o forse meglio chiamarla pranzo, visto che salumi affettati e formaggio è la loro tipica colazione. Vogliosi di un cornetto e di un buon caffè espresso, risaliamo a fare i bagagli.

Sono le condizioni peggiori a rendere le cose straordinarie, diceva un vecchio saggio...e così è stato. Marcello per sbaglio riesce a spezzarmi la chiave del bauletto nella serratura. Nessun problema. Sarajevo offre anche questo: un buon “chiavettiere” a soli 400m di distanza dall’albergo, riesce a unire i due pezzetti della chiave e farne una nuova. Le mie parole verso di lui sono state: “You are my savior” Tu sei il mio salvatore.

Si parte alla volta di Mostar, capitale non ufficiale dell’Herzegovina, costruita lungo il fiume Narenta,che prende il nome dal suo antico ponte, lo Stari Most.

All’ingresso della città, stessa storia; palazzi bucati dai mitragliatori.

Alcuni resti di Mostar mitragliata

Ci accoglie una guida turistica “abusiva” con tanto di cartellino. Una persona simpaticissima che parla bene italiano che ci lascia parcheggiare le moto sotto degli alberi, custodite da 3 suoi amici. Il fatto ci puzza un po, soprattutto quando ci vogliono far lasciare giubbini, caschi e paraschiena sulle moto. Dopo un po di chiacchiere, finalmente decidiamo di rschiare. Tutti i nostri oggetti restano alle moto, in modo da poter girare in città a piedi.

I vicoletti, le bancarelle, i turisti, rendono lo spettacolo ancora più esaltante. Addirittura si vede un ragazzo di una trentina d’anni chiedere 25€ per gettarsi giù dal ponte.

Foto di rito sul ponte decidiamo di ripartire per visitare Medjugorje.

Lo Stari Most

La chiesa, il luogo dove è apparsa la Madonna sono ormai le attrazioni di meno valore di questa città. Difatti bancarelle e negozietti rendono il tutto non più un luogo sacro ma un modo per derubare i pellegrini.

Ore 15:00 e la fame comincia a farsi sentire. Stremati di turismo prendiamo 4 panini ricchi di prosciutto, senza ricordarci che è il Venerdì Santo. Morale della favola. Il Venerdì Santo, giorno in cui non si mangia carne, noi eravamo a Medjugorje sotto la Chiesa a mangiare uno sfilatino di 2 metri ricco di prosciutto.

La Chiesa di Medjugorje

Pausa pranzo effettuata si riparte alla volta della Croazia.

Circa 150 Km di strada costiera giungiamo nella cittadina di Makarska, località turistica in Dalmazia meridionale, dove subito ci dirigiamo verso un residence già conosciuto da Thomas. Stessa storia, trattative varie fino ad arrivare alla somma di € 100,00 per due appartamenti con 3 posti letto ciascuno. Doccia e si scende a cenare in un ristorante Tommasone Approved: “El Toro” . Una cena mare e monti, ricca di carne alla brace di tutti i tipi, compresi i cevapvici, specie di polpette/salcicce cotte alla griglia e servite con le onnipresenti patate fritte, cipolle e una salsa di peperoni interessante, e pesce in abbondanza. Frittura di calamari freschi...da 10 e lode.

I cevapvici

Giretto turistico nella città, l’immancabile Karlovacko e dritti dritti nel letto a riposare.

GIORNO 3

Ci svegliamo di buon’ora, per scendere di casa sempre verso le 10:00. Colazione, bagagli pronti e si parte alla volta di Zadar (Zara in italiano) con sosta presso il Parco Nazionale di Krka.

Giunti all’ingresso del Parco ci accoglie una guida turistica che parla molto bene l’italiano che ci prova in tutti i modi a rifilarci la sua guida nel parco...’o zì, nun ce ne fott propr. Hai voglia a fargli capire che la nostra deve essere una visita toccata e fuga, ma lui insiste addirittura offrendoci un albergo di sua proprietà.

Cominciamo il tour dalla navetta, le prime risate con Thomas che legge il depliant del Parco in lingua italiana.

Tommasone guida turistica italiana del Parco Nazionale di Krka

Scesi da bus comincia il giro nel Parco, Proclamato parco nazionale nel 1985, è il settimo parco della Croazia. Si trova nella regione di Sibenik-Knin e comprende un’area di circa 109 Km quadrati lungo il fiume Krka, che con i suoi 72,5 km di lunghezza è il ventiduesimo fiume della Croazia.

La sorgente del fiume Krka si trova alle pendici dei monti Dinaric, 3,5 km da Knin e 22 metri sotto le cascate di Topoljski Slap, Veliki Buk e Krcic Slap, rumorose durante il periodo invernale, asciutte durante quello estivo. Con le sue sette cascate ed un dislivello totale di 242 metri il fiume Krka è un fenomeno carsico da non perdere.




Pausa pranzo, pausa relax, si esce dal Parco per incamminarci verso la meta di destinazione: Zadar.

Giunti in città, parcheggiamo le moto all’ingresso del centro storico, zona a traffico limitata, ceracndo un Tourist Point, senza risultato. Il motivo, è aiutare 5 poveri italiani a cercare un albergo in una città ricca di turisti tutto l’anno. Senza risultato, io e Thomas decidiamo di incamminarci nel paese alla ricerca di un posto dove dormire. Incontriamo un ragazzo, con la maglia con su scritto a caratteri cubitali Venezia, nativo di Zurigo ma vive a Zadar, al quale chiediamo dove fosse situato un albergo. Ci indica dopo circa una trentina di gira a destra/gira sinistra una pensione nel centro storico, inaccessibili con le moto. Ci presentiamo al cospetto di questa donna che ha la disponibilità solo di 2 camera doppie senza possibilità di aggiungere un letto. Amareggiati facciamo cenno di andar via, quando un lampo di genio illumina la padrona. Una sua amica, almeno da quello che abbiamo capito, ha un apartmani poco più in là, nella rinominata da Thomas “Foresta”. Breve descrizione della sua amica, Stana è il nome, donna grassotta ma simpatica. La chiamo e le dico che state andando. Le ultime parole in croato della padrona della pensione. Io e Thomas, contenti della situazione, andiamo alla ricerca di Stana, convinti fosse il nome dell’altra pensione, infatti chiediamo anche al poliziotto della zona, ma senza risultato. All’improvviso, una donna gigante, ci sorride sotto l’arcata di questo palazzo stretto stretto. Intuiamo sia la famosa Stana. Piacere, piacere, piacere, c’invita a salire per vedere le stanze. Ecco, non so se avete presente il film Hostel...stessa situazione. Cagati sotto ma allo stesso tempo con la pancia in mano dalle risate, si comincia a parlare di prezzi. Troppo alti per il valore dell’appartamento e la puzza di cucinato che c’era. Sorvolo le parole di Thomas, che alza il coperchio della pentola per vedere cosa cucinava...ahahhaha, panico.

Decidiamo di andare fuori città, trovando un albergo di lusso. Infatti la somma era di 1000 kune a testa. Troppo costoso. Un altro albergo, carino, ma con il proprietario/portiere/giardiniere/facchino abbastanza scostumato, era apparso la nostra unica salvezza. Dopo quasi un’ora di attesa, il tizio esce e mortificato ci dice che non c’è possibilità di fittare ne stanze ne appartamenti. Si è salvato da una capata di Claudio, che intanto è andato a cercare altrove con Massimiliano e da una vetrina rotta, visto che Marcello voleva spaccargliela.

Fortunatamente la spedizione di Bob e Maxi è andata a buon fine. Hotel Albin, a pochi km dal centro di Zadar, è l’unico albergo a darci ospitalità. Ben curato, pulito e da queste parti sarebbe un 5 stelle. Il terzo piano è completamente tutto nostro.

Hotel Albin

Doccia e pronti per visitare la città. Zadar è una città della Dalmazia croata, che si affaccia sul Mar Adriatico e che conta circa 85000 abitanti; è la capitale storica della Dalmazia, pur essendo stata superata oggigiorno da Spalato per numero di abitanti. Ricca di monumenti e chiese.

Un giretto tranquillo tranquillo per il borgo, poi dritti in albergo a dormire. Domani è il giorno della partenza.

GIORNO 4

Inutile dire che questo è stato un viaggio moto-turistico, e sottolineerei turistico. Sveglia alle 9:00, prepariamo i bagagli e rotta verso una spiaggia ad abbronzarci un po. Purtroppo il meteo non è dalla nostra parte, così decidiamo di incamminarci tranquilli tranquilli verso Split (Spalato) ed attendere le 19:00 per imbarcarci.

Lungo il tragitto, ci fermiamo per pranzo in un ristorante lungo la strada costiera.

Il nostro pranzo di Pasqua

Nuovamente mare e monti, carne e pesce in abbondanza, Karlovacko con la pala, a stomaco pieno andiamo nella spiaggetta di sassolini giù in paese. Un piccolo sonnellino ci accompagna, una sigaretta in riva al mare e si riparte.

Il riposino sulla spiaggia

Alle ore 18:00 a Split, le nostre moto sono già in fila, si fa per dire fila, pronte per essere imbarcate sulla nave che le riporterà in Italia.

GIORNO 5

Il sole sembra voler sorgere pian piano, dal ponte della nave s’intravede la costa del Porto di Ancona.

Una splendida sensazione è stata provata da noi tutti non appena i telefonini hanno iniziato a ricevere il segnale non in roaming, ci siamo messi a telefonare senza badare al tempo ed a contare i secondi che passavano.


Sono stati 5 giorni intensi, trascorsi velocemente (come spesso accade in queste situazioni) e con la fortuna di aver trovato un clima particolarmente favorevole che ci ha permesso di trascorrere una vacanza proprio ideale. Direi che è stata un'esperienza da rivivere sicuramente assieme ai miei compagni di avventura.

Il ritorno al casello di Caserta Nord
__________________
IN MOTO SI MUORE E' VERO...MA NN ESISTE MIGLIOR MODO PER VIVERE IL TEMPO CHE CI E' CONCESSO
www.casertaontheroad.it
 

Tag
2011, aprile, bob, bosnia, croazia, herzegovina, maxi, mbc, speakforo, tommasone

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