Tensione con i sindacati nello stabilimento di Atessa. La Casa ha deciso trasferirà nel Far East alcune produzioni meccaniche e si teme la perdita di posti di lavoro
Sindacati sul piede di guerra ad Atessa, in provincia di Chieti, dove sorge lo storico stabilimento della Honda Italia. La Casa avrebbe infatti deciso di spostare in Thailandia e Vietnam una parte delle lavorazioni oggi realizzate in Abruzzo, e si teme la perdita di posti di lavoro.
L'accusa dei lavoratori è di voler spostare la produzione dei motori 125 e 150 destinati agli scooter SH, lasciando nell'impianto italiano solo l'assemblaggio dei veicoli e la fabbricazione dello scooter SH 300.
Ad Atessa al momento sono impiegate 685 persone, cui si aggiungono 248 lavoratori in somministrazione. L'indotto conta circa altri 2000 posti di lavoro
Secondo le organizzazioni sindacali si perderanno così altri 90 posti, dopo che 3 anni fa 100 dipendenti sono già andati via sfruttando la mobilità. Solo nel luglio scorso, poi, erano stati firmati accordi con le maestranze giudicati molto dolorosi, proprio all'insegna della responsabilità e della necessità di salvaguardare i posti di lavoro.
Silvio Di Lorenzo, vicepresidente della filiazione italiana ridimensiona l'allarme, parlando di delocalizzazione della produzione solamente per alcuni componenti dei motori, con una perdita al massimo di 30-40 posti di lavoro. Del resto la scelta è inevitabile, per motivi di prezzi e componentistica: l'oriente che già realizza 4 milioni di pezzi è troppo competitivo rispetto all'Italia.
Quanto competitivo lo spiegano i sindacati: con questa mossa la casa spera di risparmiare circa 300 euro a veicolo sul costo industriale. Un vantaggio economico che, secondo studi di marketing, potrebbe significare 20.000 pezzi in più sul mercato. I sindacati chiedono in cambio lo spostamento ad Atessa di altre lavorazioni e di altre attività, ma Di Lorenzo rimanda all'Assemblea annuale del Gruppo Honda, prevista per il prossimo mese di dicembre.
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