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Vecchio 30-12-2011, 07: 38
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predefinito Il papà di Sic: "Mi manca il mio bimbo.......

Il papà di Sic: "Mi manca il mio bimbo
Rossi? Non si è più fatto sentire"





Paolo Simoncelli a due mesi dalla morte del figlio: «Ancora non vivo, tiro avanti».

Futuro con i piloti? «Ho offerte, ma è come dare cibo a chi non ha fame»


Sono passati poco più di due mesi da quel terribile 23 ottobre che a Sepang ci ha tolto Marco Simoncelli. Il 2011 si sta per chiudere con il suo carico di lutti e di affanni e Paolo, il babbo del Sic, ha deciso di ripartire con la fondazione intitolata al figlio.

Per ricominciare. Per non dimenticare, anche se la memoria a Coriano è ancora una pietra aguzza. «La fondazione è nata da un’idea di Carlo Pernat, il giorno del funerale», spiega Paolo. «Io non sapevo neppure cosa fosse, ma ho capito che è un modo per ricordare Marco nel tempo e con la quale si può fare qualcosa di concreto per aiutare chi ha bisogno».

Il 20 gennaio, il giorno del compleanno di Marco, cosa succederà?

«Buon Compleanno Sic, con i comici di Zelig, una cosa nata in cinque minuti insieme con Aldo Drudi, Carlo Sgrilli e il commissario-sindaco di Coriano. Volevamo farlo in piazza, invece è stato il commissario a proporre il 105 Stadium di Rimini».

Parliamo del futuro: le piacerebbe seguire qualche giovane pilota?

«Bella domanda. In questo momento però è come dar da mangiare a chi non ha fame. Ho avuto anche proposte per il mondiale, e da alcuni team per iniziare con dei bambini. Ma è difficile. Adesso mi manca troppo il mio bimbo».

La fidanzata di Marco, Kate, lavorerà per l’azienda che cura il merchandising di Valentino Rossi. Un modo per restare nell’ambiente di Marco?

«Kate voleva continuare a vivere a casa nostra. Avrebbe potuto farlo anche con un altro lavoro».

Il mondo dei motori vi si è stretto attorno. Forse in altri ambienti più toccati dallo star system non sarebbe successo.

«Anche da noi stava arrivando quel sistema. Forse con la morte di Marco qualcosa è cambiato. Mi hanno detto che sono diventati tutti più buoni».

Rossi ha scritto che per Natale avrebbe voluto indietro il Sic.

«Valentino non l’ho più visto né sentito. Non lo so».

Ci è rimasto male?

«Non l’ho più sentito. Punto e a capo».

Dopo la morte di Marco c’è chi ha scritto che le corse andrebbero abolite: d’accordo?

«Sono le solite stupidaggini. Da quando son bambino io, ogni volta che muore qualcuno c’è da dire qualcosa. Sono ragionamenti che non hanno senso. Nel motociclismo oggi la sicurezza è enorme, purtroppo dove c’è velocità c’è pericolo. Ma se uno provasse a fare un film potrebbe tentare di girare mille volte quella scena, non ci riuscirebbe».

Le fa impressione vedere quanto affetto, in tutto il mondo, continua a riversarsi su Marco?

«Me ne stupisco anch’io. Marco era speciale, io mi ero accorto di quanto fosse accettato dalla gente, ma una cosa così... Se porta qualcosa di buono, mi rende orgoglioso. Il mio bimbo però continua a mancarmi un casino».

Rimpianti?

«Nessuno. Marco faceva quello che gli piaceva, aveva dentro una forza spaventosa. Ed era felice».

Come avete fatto a mantenere un rapporto così stretto?

«C’è un periodo nella vita, fra i 13 e i 18 anni in cui tu figlio ti senti grande, e i genitori “rompono”. Io e Marco siamo riusciti a superare il momento, a capire che lavoravamo tutti per uno stesso obiettivo, il suo».


Cosa direbbe domani a un padre che vede il figlio iniziare la carriera di pilota?


«La cosa importante è che tuo figlio abbia un obiettivo: fare il medico, il calzolaio, il pilota, non importa. Se ha un obiettivo non può perdersi. Ma se tu glielo togli, lo rendi più fragile. I rischi si corrono anche a piedi per strada. Non puoi negare un sogno ad un ragazzino».

Lei è religioso?

«Sempre meno. Queste cose mi fanno inferocire. Forse Dio dovrebbe stare più attento. Mia madre ha 90 anni da 20 è in carrozzella. I figli non devono morire prima dei genitori. Bisogna cambiare il regolamento».


Come fa a vivere nell’ombra di questo dolore enorme?


«Onestamente, ancora non vivo. Tiriamo avanti. Abbiamo un’altra bimba da crescere. Bisogna andare avanti soprattutto per lei».

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bimbo, il papà di sic mi, manca, mio

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