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Naked
Perchè "nudo è bello", come lo stile di queste moto spogliate di tutto, ma non del fascino di cui sono dotate

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Vecchio 02-10-2011, 10: 18
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predefinito Il test della Ducati Streetfighter 848

Il test della Ducati Streetfighter 848
Autodromo di Modena
Una moto per molti, ma non per tutti. Questo era il primo pensiero che veniva naturale associare alla Streetfighter del 2009, provata sul circuito spagnolo di Ronda. Tanto che la naked bolognese si era meritata uno strillo in homepage abbastanza eloquente: “Sfacciatamente esagerata”.
Sono passati quasi tre anni e ora siamo di nuovo in pista, questa volta sul’Autodromo di Modena (che viene inaugurato proprio dalla presentazione stampa Ducati), per provare la sua erede, la Streetfighter 848. Proposta al prezzo di 12.592 euro in tre colorazioni (gialla o nera con telaio nero, rossa con telaio rosso), arriverà nei concessionari a novembre. Esce dal listino la Streetfighter standard spinta dal motore 1098, mentre resta la versione S dotata di sospensioni Ohlins e particolari in carbonio per la quale sono confermati i 155 cavalli di potenza massima.




Il design non cambia. Prima di passare a raccontarvi come va, in pista e su strada, vi ricordo brevemente le novità della Streetfighter 848.
Lo stile è quello noto e apprezzato della versione di cilindrata maggiore. Sulla 848 debutta un nuovo colore, il giallo, la cui tonalità ricorda quella impiegata sulle Lamborghini. Niente male davvero.
Le novità sostanziali sono ovviamente altre, in primis il motore 848 derivato dalla Superbike 848, e poi il telaio che viene rivisto nella geometria dell’avantreno per rendere la guida più maneggevole e intuitiva.

Il telaio a traliccio in tubi di acciaio ad alta resistenza riceve importanti migliorie volte a rendere più maneggevole la guida, senza perdere in stabilità ad alta velocità
Se parliamo di motore, va spiegato perché la Ducati ha scelto di equipaggiare la sua cattivissima naked con un'unità di cubatura inferiore rispetto al passato.
Ci dà la risposta Diego Sgorbati (direttore marketing Ducati): “La Streetfighter 848 risponde alla richiesta del mercato di avere una moto meno estrema. Sono tanti i motociclisti che amano lo stile della Streetfighter, ma molti di loro hanno trovato eccessive le prestazioni della Streetfighter spinta dal motore della Superbike 1098. L’attuale 848 conferma prestazioni ai vertici della categoria maxi naked, ma si rivela anche più facile e adatta a un vasto pubblico di motociclisti esperti che desiderano una moto nuda ad alte prestazioni”.





Due cilindri più educati. Traliccio più maneggevole
La Streetfighter 848 è spinta dal bicilindrico a L di 849,4 cc, raffreddato a liquido e dotato della classica distribuzione desmodromica. La frizione è multidisco in bagno d’olio e serve il cambio a 6 marce. Alesaggio e corsa vantano un rapporto super quadro di 94 mm x 61,2 mm. È apprezzabile l’allungamento dell’intervallo di regolazione del gioco delle valvole, che ora tocca quota 24.000 km.
L’intervento più significativo a cui è stato sottoposto il propulsore Testastretta riguarda l’angolo di incrocio tra le valvole, che passa da 37 a 11° migliorando in modo tangibile la regolarità di funzionamento ai bassi regimi.
Si scende così da 140 a 132 cavalli a 10.000 giri, comunque un’enormità se si pensa che la Streetfighter 848 pesa a secco solo 169 kg. La coppia raggiunge il picco massimo di 9,5 kgm a 9.500 giri.


La nuova ergonomia presenta il manubrio più alto di 20 mm. Non male, anche se per l’uso su strada ci sarebbe piaciuto con le estremità più alte per caricare meno i polsi
Tanta esuberanza è tenuta a bada dal controllo di trazione DTC, settabile su 8 livelli (in pista abbiamo utilizzato il livello 3, mentre su strada un più prudenziale livello 5).
Il telaio a traliccio in tubi di acciaio ad alta resistenza riceve importanti migliorie volte a rendere più maneggevole la guida, senza perdere in stabilità ad alta velocità.
L’inclinazione del cannotto di sterzo è di 24,5°, la stessa della Superbike 848 (mentre sulla Streetfighter 1098 era di 25,6°), l’avancorsa è di 103 mm. Il forcellone è fuso in alluminio ed è più lungo di 35 mm rispetto alla Superbike.




Sospensioni regolabili e pneumatici Pirelli figli del Mondiale Supersport
Una nuda incavolata come la Streetfighter 848, che strizza l’occhio sin troppo volentieri alla pista, non poteva che vestirsi di sospensioni completamente regolabili. All’avantreno troviamo la forcella Marzocchi con steli da 43 mm di diametro, mentre dietro lavora il monoammortizzatore Sachs.
A rallentare la corsa della naked di Borgo Panigale, capace di sfiorare i 260 km/h effettivi (in pista abbiamo toccato i 196 km/h, ma c’erano ancora due rapporti da inserire!) pensano le pinze radiali Brembo a 4 pistoncini che mordono i grandi dischi da 320 mm all'avantreno. Dietro una pinza a due pistoncini serve il disco da 245mm.
I cerchi a 10 razze da 5,5 pollici al posteriore e 3,5 pollici all'anteriore calzano i nuovi pneumatici Pirelli Diablo Rosso Corsa sviluppati nel Campionato del Mondo Supersport.
Alla canonica misura 120/70-17 per l’avantreno fa da contraltare l’innovativa 180/60-17 trimescola. La spalla, maggiorata rispetto al 180/55, offre ancora più appoggio in piega alla massima inclinazione, mentre la maggiore altezza della gomma aumenta il comfort.

La prova in pista
La Streetfighter 1098 era una un bel torello scatenato, tenuto a bada dal controllo di trazione e dal sangue freddo del pilota. D’altra parte non si scappa, era pur sempre una Superbike senza carene.
Vediamo ora come si comporta nella sua veste ottoquattrootto. Il ricordo corre veloce alla Superbike da cui deriva, che ci era piaciuta nell’uso sia su strada che in pista in virtù di un sano equilibrio tra motore e ciclistica. E dalla pista, dall’Autodromo di Modena, inizia la nostra prova.
Il circuito è molto divertente, presenta un lunga serie di curve da raccordare, due rettilinei e un piccolo cavatappi che obbliga a un cambio di direzione velocissimo, che se solo ritardi di un istante l’azione rischi di andare a pascolare nell’erba.
La nuova ergonomia presenta il manubrio più alto di 20 mm. Non male, anche se per l’uso su strada ci sarebbe piaciuto con le estremità più alte per caricare meno i polsi. La triangolazione sella-manubrio-pedane è comunque corretta e anche chi supera il metro e ottanta si trova a proprio agio sulla maxi italiana.
La Streetfighter 848 si conferma piccolissima, un peso piuma sostenuto da una mandria di cavalli (132) che di trotto non vogliono manco sentir parlare.





Il Testastretta 11° ha una bella regolarità di funzionamento già dai 2.500 giri/min, ma sino ai 4.000 giri non impressiona più di tanto. Dai 4 ai 6.000 inizia il divertimento, quello vero, e dopo i 6.000 lo scarico martella deciso, mentre i led rossi avvisano che il DTC fa il suo lavoro.
La progressione dagli 8.000 ai 10.500 giri è prepotente e fa sembrare i rettilinei di Modena più corti di quanto siano in realtà. La 848 mette in mostra un comportamento dell’avantreno più equilibrato rispetto alla 1098, è intuitiva nello scendere in piega e nel raggiungere la corda. Anche correggere la traiettoria a centro curva non è mai un problema, mentre resta la marcata tendenza a raddrizzarsi se si sfiora il freno anteriore in ingresso di curva.
Conquista la solidità dell’appoggio in piega alle massime inclinazioni che la ciclistica Ducati e le ottime Pirelli consentono. La luce a terra è sicuramente buona, ma il grip offerto dagli pneumatici è davvero impressionante. Tanto da portarci a limare in pista anche le leve del cambio e del freno.
La frenata anteriore non mostra il fianco alle critiche: è potente, modulabile (molto di più rispetto al comando con pinze monoblocco della Streetfighter S provata nel 2009) e resiste agli strapazzi della pista senza registrare alcun fenomeno di fading.
Il cambio ha una corsa breve, ma lamenta una spaziatura davvero molto lunga (la sesta marcia la vedremmo bene a Nardò).

La prova su strada
Lasciato l’Autodromo, ci siamo inerpicati con la nostra Streetfighter 848 sull’Appennino, da Maranello su fino a Serra Mazzoni. Su strada i 132 cavalli della nuda di Borgo danno grandi soddisfazioni, è infatti possibile metterli a terra senza troppe paturnie grazie alla ciclistica sana, che mette in mostra una stabilità a prova di avvallamento a metà curva, e al DTC.
Il controllo di trazione lavora alla grande, tenendo sotto controllo la poderosa coppia che il Testastretta riversa sull’asfalto. La facilità nell’impostare la curva e nel cambiare rapidamente direzione mostra un netto passo avanti rispetto alla Streetfighter 1098, che in questi frangenti ha una ciclistica meno intuitiva. La frenata si conferma valida, come in pista, mentre sulle strade rovinate si apprezza l’ottimo compromesso raggiunto dalle sospensioni. La forcella in particolare ha una taratura sostenuta, che però non fa battere i denti sullo sconnesso. Anche le vibrazioni non sono mai fastidiose, il bicilindrico desmodromico pulsa, tanto da sembrare vivo tra le mani del pilota, ma non provoca mai formicolii.
Su strada ci si può finalmente distrarre a consultare la piccola strumentazione digitale, facilmente leggibile anche sotto il sole. Permette di visualizzare il livello di intervento del DTC, ma manca l'utile indicatore della marcia inserita.
Un cenno infine alla rapportatura davvero lunga del cambio, che rende raramente utilizzabili gli ultimi rapporti. A meno che non vogliate fare una bella collezione di Autovelox.


Pregi
Rapporto peso/potenza | Comportamento sia su strada che in pista | Frenata | Erogazione del motore a partire dai 4.000 giri

Difetti
Rapportatura lunga del cambio | Peso che grava sui polsi nella guida su strada

Fonte:moto.it
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Vecchio 02-10-2011, 13: 55
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Questa scelta di diminuire la cubatura, a mio modo di vedere esagerata per una naked il 1098 ducati, come il 3 cilindri 1000 della speed, mi conferma il fatto che c'è una tendenza a rendere più leggere, maneggevoli e divertenti le moto che rientrano in questa categoria (vedi anche MV Augusta F3).

Credo che 800cc sia il giusto compromesso per un motociclista che voglia divertirsi su una moto, che come direbbe il buon Tonigno "nun è buon nè pe bere nè pe sciacquà" , ma che regala grandissime emozioni nel misto stretto e nei curvoni.

Mi risulta anche sorprendente come giusto 1 anno fa il capo progettista della Street-fighter negava categoricamente che la nuda top di gamma ducati potesse mai diminuire di cubatura e puntualmente il mercato ha cambiato rotta.

Ottima scelta.

Le 1000 credo debbano essere solo da corsa e basta e usate in pista.
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San Gennà, non ti crucciar ,tu lo sai , ti voglio bbene,
ma 'na fint e Maradona squaglie 'o sang rint e ven !!
e chest è ...
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Vecchio 03-10-2011, 09: 25
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Originariamente inviata da peppino_internèt Visualizza il messaggio
... Le 1000 credo debbano essere solo da corsa e basta e usate in pista.
.... O più semplicemente avere un rapporto peso potenza più umano e gestibile!
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848, della, ducati, streetfighter, test

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