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Vecchio 12-01-2012, 11: 38
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predefinito Intervista a Marco Melandri

La velocità è il suo mestiere, ma il motocross è il suo amore neanche tanto segreto. Anche Marco Melandri, come molti dei suoi colleghi della Superbike e della MotoGP, approfittano della lunga pausa invernale passa intere giornate in sella alla moto da cross per tenere allenato fisico, mente e colpo d'occhio. Col ravennate numero due della stagione SBK 2011 siamo andati sul circuito di Cremona, dove definitivamente libero dai vincoli che lo legavano alla Yamaha ha fatto il suoi debutto in sella alla TC 250 Husqvarna, Casa dì proprietà della BMW con la quale quest'anno punta ai vertici della Superbike.

Marco, è più divertente una giornata di motocross o in un circuito di asfalto?
«Quella di oggi è puro divertimento e anche allenamento, non c'è la pressione che c'è in gara visto che negli autodromi perlopiù ci siamo solo per correre. Quando vado a fare cross sono sempre con amici e mi piace molto, mi serve anche proprio per rilassare la mente».

Hai anche raggiunto un buon livello come hai dimostrato vincendo la prima edizione di RideForLife davanti ad Andrea Dovizioso, come ci sei arrivato a questo livello?
«La passione del motocross ce l'ho fin da bambino, quando ho potuto l'ho sempre praticato spesso assieme ad amici più veloci di me, come è stato oggi con Alex Salvini o a volte con Antonio Cairoli. Da piloti del genere c'è sempre di imparare, e quando siamo assieme cerco di capire come si fa. Non giro costantemente per poter migliorarmi sempre, ma ho una gran passione e seguo anche le gare sui giornali».

Tra l'altro hai anche corso nel minicross con David Philippaerts?
«Eravamo nella stessa categoria, io facevo solo qualche gara all'anno ma spesso andavamo via insieme per contenere le spese. Nella nostra zona infatti non c'erano molti ragazzi che correvano e tra noi si faceva gruppo, poi lui ha continuato a migliorare invece io mi sono un po' perso per strada».

Beh, tu sei migliorato sull'asfalto...
«Per fortuna sì».

Nel 2010 hai vinto la gara a Faenza tra velocisti, lo scorso novembre invece ti sei dovuto accontentare di correre con le pitbike.
«Mi sarebbe piaciuto partecipare anche alla seconda edizione ma ero già sotto contratto con la BMW e allo stesso tempo non ero ancora svincolato dalla Yamaha quindi sarebbe stato come fare un dispetto a uno dei due. Ho preferito quindi evitare, anche perché sarei dovuto partire per una sessione di test la settimana dopo, e non volevo correre rischi».

Dal primo gennaio invece sei libero di girare in sella all'Husqvarna TC 250, te ne hanno data una uguale a quella di Lupino?
«A dire il vero non so come sia quella ufficiale, ma credo che la mia sia una moto di serie e devo dire che dopo averla messa a punto mi diverte un sacco, anche se la 310 che ho provato mi è sembrata la moto perfetta».

Fai un allenamento specifico per il motocross?
«No, lo faccio così per divertimento, quando le condizioni consentono faccio delle manche abbastanza lunghe per stare di più in moto, ma sempre senza correre rischi, mi serve per completare la preparazione in palestra».

Effettivamente l'incidente è sempre dietro l'angolo come ha ribadito la recente caduta di Dovizioso in Sardegna, non ti ha fatto riflettere?
«Sappiamo tutti che il motocross è pericoloso, però correndo in moto e non avendo possibilità di allenarci in pista con la moto da strada quella da cross è l'unica moto che ci permette di stare un po' in sella, avere le stesse sensazioni ed esercitarci a mantenere la concentrazione. Capita di farsi male, però noi corriamo in moto, non giochiamo a biliardo».

C'è anche qualche similitudine con la Superbike visto che alcune manche sono tirate quanto una gara di cross.
«Effettivamente ci sono tanti piloti che possono lottare per vincere nella singola gara, e ancora di più quelli che non possono vincere ma giocano la carta della gomma morbida per essere veloci i primi giri e c'è sempre un bel po' di agonismo in pista. Nel motocross mi piace la formula delle due gare in una giornata, perché nella seconda manche vedi chi è più preparato fisicamente e nel caso ti vada male la prima puoi rifarti in quella successiva».

Hai un preparatore atletico?
«Lavoro con Riccardo Mazzoni, è di Santo Stefano, tra Ravenna e Forlì, e mi segue a casa perché non gli piace venire alle gare. Riguardo il motocross mi lascia molto libero, non fa parte integrante del mio allenamento ma serve, lui mi dice di prenderla come giornata di svago».

Passando dalle due alle quattro ruote, alcuni tuoi colleghi tra cui Rossi e Dovi fanno anche i rally mentre non tu se non sbaglio non ne hai mai fatti.
«No, è una specialità che non mi fa impazzire, preferisco le auto da pista. Ho fatto un paio gare del campionato Speedcar con macchine tipo Nascar, che si svolgeva tra Dubai, Qatar e Bahrein, mi sono divertito molto perché ero in squadra con Frenzen, l'ex pilota di Formula 1, e c'erano Alesi, Liuzzi, Herbert, piloti che filavano un bel po'».

In garage hai anche una bella Lotus Exite che però è ferma in garage da un pezzo.
«Sì, la sto trasformando e a breve dovrebbe arrivarmi un nuovo telaio.».

Tu e la tua fidanzata Manuela siete inseparabili, sul suo look niente da dire, ma com'è dietro le quinte?
«E' spettacolare, proprio così così come la si vede. E' solare, sempre allegra e in più cucina da dio, cosa vuoi di più dalla vita?».

E' presto per allargare la famiglia?
«Adesso abbiamo altri pensieri, ogni cosa al suo momento».

Prima o poi però un pilotino in casa ci vorrà…
«Vedremo, per ora devo pensare alle corse. E poi abbiamo due conigli da accudire, e già quelli sono abbastanza impegnativi».

Cosa fai nel tempo libero, oltre al motocross?
«Sono molto appassionato del volo con ultraleggero, mi andarci assieme agli amici. Anche quello è un momento di piacevole relax, oltre ad avere modo di godere di un punto di vista del mondo completamente diverso dal solito».

Dove c'è adrenalina ci sei anche tu, in poche parole.
«Non riesco a fare cose troppo tranquille, ci provo ma non mi appassiono».

Quindi immagino che anche il computer non ti tiene attaccato alla scrivania per troppo tempo…
«Infatti preferisco usare Twitter (@Marcomelandri33) che trovo più comodo perché non è molto impegnativo, in pratica è come mandare un SMS. Purtroppo, o per fortuna, al giorno d'oggi la gente comunica più in chat, lo vedo sia da parte dei tifosi, che dagli amici che anche dai giornalisti, e avere Twitter è quasi indispensabile».

Dall'anno scorso sei entrato nel business creando la bevanda energetica Speedrace, è una iniziativa che è nata pensando al tuo futuro?
«E' nata praticamente per gioco, sognando di avere un giorno un profitto tale da poter aiutare giovani piloti che non hanno possibilità economiche. Quest'anno io sarò solo il testimonial mentre la gestione viene curata da un esterno, non da me perché è troppo impegnativa. E' infatti un mercato difficilissimo, ma come ho detto abbiamo iniziato per gioco e vediamo se riusciamo a crescere».

Il 2011 è stato indiscutibilmente l'anno di Checa: quando arriverà il tuo, dove tutto ti filerà liscio dall'inizio alla fine?
«Non lo so proprio. Ogni anno è una storia nuova, e questa stagione si prospetta per me una sfida decisamente interessante e difficile. L'idea di riuscire a portare ai vertici la BMW è molto stimolante, ma tutti vogliono vincere, quindi anche noi faremo del nostro meglio. Quello che posso dire ora è che era da tanto che non ero sereno, tranquillo e motivato come lo sono adesso, non vedo proprio l'ora di iniziare».

Bene, allora grazie e in bocca al lupo Marco33.


Fonte:moto.it
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Tag
intervista, marco, melandri

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