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MotoCaffè
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Vecchio 22-09-2011, 19: 40
L'avatar di tonigno
'O Zumo 'e Furcèll'
 
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predefinito Le Guzzi mai viste

Un anniversario importante va festeggiato come merita. Dunque, lo farò a modo mio, parlando di qualcosa che ben difficilmente troverete sui libri e sulle riviste, ovvero di alcuni interessanti prototipi realizzati dalla Moto Guzzi e rimasti tali, purtroppo. Già, perché la grande Casa lombarda è stata molto attiva anche a livello di proposte tecniche alternative, se non addirittura innovative, e in quanto a creatività per lungo tempo non è stata seconda a nessuno. Alcune idee sono rimaste sulla carta, altre hanno dato origine a sperimentazioni e alcune a realizzazioni che sono arrivate quasi allo stadio di preserie.
Particolarmente prolifici sotto questo aspetto sono stati gli anni Ottanta, durante i quali al vertice tecnico dell’azienda era il vulcanico Lino Tonti, che con l’obiettivo di ampliare e di ammodernare la gamma ha sviluppato alcuni progetti molto avanzati e studiato anche alcune strade alternative, come quella che portava al “raddoppio” dei bicilindrici della serie “piccola” (V 35 e V 50), da lui disegnati.






V 4
Per ottenere prestazioni più elevate di quelle fornite dai classici motori Guzzi con due cilindri a V e distribuzione ad aste e bilancieri, il tecnico romagnolo ha pensato di raddoppiare il numero dei cilindri, passando a un V4, ossia a una architettura motoristica che rendeva necessario il passaggio al raffreddamento ad acqua. E di dotare il nuovo motore di distribuzione monoalbero con comando a cinghia dentata. Questo quadricilindrico di 1000 cm3 aveva misure caratteristiche fortemente superquadre, con un alesaggio di 80 mm e una corsa di 50 mm, che consentivano agevolmente il raggiungimento di regimi di rotazione molto alti. Le valvole erano quattro per cilindro. Lo sviluppo è proceduto ben oltre le prove al banco, fino ad arrivare all’allestimento di una moto completa, con la quale sono stati effettuati numerosi test su strada. Considerazioni di marketing e di ordine economico hanno portato i vertici aziendali alla decisione di non procedere con la produzione di serie.




W 3
Sempre con l’obiettivo di realizzare un motore più frazionato e più potente rispetto ai bicilindrici all’epoca prodotti dalla Guzzi, Tonti ha ideato una soluzione davvero inusuale, allargando la V, che è stata portata a 130°, e piazzando centralmente un terzo cilindro, in modo da ottenere una architettura a W di 65°. Le teste delle tre bielle erano montate una a fianco dell’altra sull’unico perno di manovella dell’albero a gomito. Questo schema consentiva di utilizzare diverse parti dei bicilindrici della serie “piccola”, sfruttando razionalmente il principio della modularità costruttiva. Sono stati realizzati alcuni prototipi di 1000 cm3, con teste tanto a due quanto a quattro valvole per cilindro, che sono stati a lungo provati al banco, con risultati molto incoraggianti.





W 4
Con l’idea di impiegarlo principalmente sugli ultraleggeri, Tonti ha anche ideato un W4, che in effetti era costituito da due bicilindrici a V di 90°, piazzati uno dietro l’altro, con uno stesso basamento, e opportunamente sfalsati in modo da assicurare un eccellente raffreddamento anche alle teste e ai cilindri della “fila” posteriore. Il progetto, realizzato all’insegna della massima compattezza e leggerezza, prevedeva l’impiego di due alberi a gomito controrotanti, in presa tra loro mediante una coppia di ingranaggi. Di questo straordinario motore sono stati tracciati i disegni ed è stato realizzato un “manichino”, che qui vi mostriamo.








Mono 670
Attorno al 1987, vista la grande popolarità della quale stavano godendo le enduro stradali dotate di un monocilindrico di grossa cilindrata, Tonti decise di realizzare un motore di questo tipo. Il progetto venne indicato con la sigla M 71 e portò alla realizzazione di alcuni prototipi, debitamente provati al banco. Si trattava di un “mono” raffreddato ad acqua, con distribuzione bialbero a quattro valvole, caratterizzato dall’impiego di due alberi ausiliari di equilibratura, azionati per mezzo di una cinghia con doppia dentatura. Per contenere l’ingombro verticale del motore, veniva adottata la lubrificazione a carter secco. L’albero a gomito era monolitico e lavorava interamente su bronzine. La pompa dell’acqua veniva comandata dall’albero ausiliario posteriore. Per azionare la distribuzione si utilizzava una cinghia dentata, ma era in programma il passaggio a un comando a catena. Questo monocilindrico di 670 cm3, cilindrata ottenuta abbinando un alesaggio di 102 mm e una corsa di 82 mm, al banco ha fornito una potenza addirittura superiore ai 60 cavalli, un autentico record per l’epoca. D’altronde, Tonti era un “corsaiolo”…

Massimo Clarke

Fonte:Moto.it
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Vecchio 23-09-2011, 11: 23
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e come vanno sul telaio
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Vecchio 23-09-2011, 16: 35
L'avatar di tonigno
'O Zumo 'e Furcèll'
 
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Beh il primo lo hanno montato anche sul telaio!
D'altro canto un telaio a doppia culla come quello della Guzzi consente di "alloggiare" quasi qualsiasi motore!
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Vecchio 23-09-2011, 19: 01
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e quello a 4 testate ? immagino lo spazione che devono trovare
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Vecchio 26-09-2011, 15: 02
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simpatici esperimenti per diletto...
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