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LA BACHECA DEI GRANDI VIAGGI
In questa bacheca troverete i report di viaggio più entusiasmanti redatti dagli utenti e scelti dallo staff del forum per appassionare i lettori ed ispirarli nella preparazione dei loro viaggi

 
 
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Vecchio 29-08-2009, 22: 41
L'avatar di el_conguero
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predefinito L'esperienza del Marocco 2009 [el_conguero, momina, luigifiorillo, rompinax, mbc ecc]

Ecco finalmente due minuti di calma per permettermi di cominciare il report di questa originale avventura estiva.

PROLOGO
Originale innanzitutto per la scelta del posto: scegliere, tra tutte le mete del mondo, per il mese di agosto uno stato africano con tanto di visita nel deserto non è cosa da tutti; inoltre anche i partecipanti a questo viaggio sono molto eterogenei ed inoltre abbasanza estranei prima di approcciarsi in quest'avventura (a cominciare dall'età, ma poi si scoprirà anche e soprattutto nelle aspettative personali per questo tipo di viaggio). L'eterogeneità e la poca conoscenza personale sono a mio avviso fattori di poco rilievo: ho alle spalle altri viaggi con le stesse caratteristiche dove i compagni fino ad allora sconosciuti sono diventati miei migliori amici.
Invito intanto gli altri compagni di viaggio iscritti al forum, qualora ne avessero voglia, a postare in questo topic le loro impressioni, riflessioni, esperienze, aneddoti, foto e qualunque altra cosa per arricchire il report e farne uno unico e competo anzichè magari tanti sparsi nel forum.
Premessa obbligatoria:
questo viaggio non è stato preorganizzato, con tappe, visite ecc. ecc.
C'era il giro da battere, le cose che si volevano fare (attività, escursioni ecc.) e la consapevolezza di avere 22 giorni a disposizione, tempo molto abbondante; per questo almeno personalmente non mi sono preoccupato più di tanto nel vedere cosa e quando fare, perchè tanto il tempo a disposizione sarebbe stato molto e quindi in un modo o nell'altro nessuno sarebbe rimasto insoddisfato; inoltre i posti da vedere e tutto il resto sarebbero stati organizzati man mano che venivano furoi le varie tappe.

Cominciamo subito con il report.

PARTENZA
Partenza giorno 7 agosto. 6 moto:
Io e momina sul gs1200 adv
gigi fiorillo e simona sul gs1150 adv
mbc sul gs1200adv
rompinax sul kawa kle
eridon con patrizia sul gs1200
andrea e marjo sul gs1200adv

da precisare che il kawa di rompinax è stato comperato apposta per questo viaggio, in precedenza lei aveva un kawa stradale: l'ER-5, con la quale qualcuno del gruppo si era imposto di non volerla farla aggregare, perchè, non avendo la moto enduro, avrebbe creato difficoltà sulle piste e nel deserto. La ragazza senza battere ciglio ha comprato una moto da enduro per unirsi a noi.

Alla partenza le moto sono stracariche ma kittatissime.... tutte tassellate! Protezioni, ricambi, ferri... ci siamo portati l'impossibile, dal minicompressore alle leve smontagomme, alle camere d'aria rinforzate, alle latte d'olio, alle antenne anulari alle pompette benzina ecc. ecc.

Appuntamento alla barriera autostradale di Caserta Sud, da dove partiamo per Civitavecchia. Da lì ci imbarcheremo per Barcellona, e poi, scendendo tutta la Spagna ci reimbarcheremo per il Marocco.

Arrivati a Civitavecchia e fatto il check in dei biglietti mangiamo una fetta di pizza prima di imbarcarci. In questa sede tutto il gruppo viene a conoscenza di avere la vacanza prolungata di un giorno, in quanto il biglietto del ritorno è stato stipulato per il giorno 30 agosto e non 29 così come stabilito. Va beh... meno male che rientro al lavoro il 31... vuol dire che avremo un giorno in più per scoprire e conoscere il Marocco.

La traversata in nave avviene senza grossi problemi, così come la discesa della costa mediterranea della Spagna. Destinazione per l'imbarco: Almeria; da Barcellona sono 780 km che gestiamo tranquillamente tra la sera dello sbarco in Spagna ed il giorno dopo, visto che ci reimbarchiamo per il Marocco alle 24.00. Sbarchiamo a Melilla, che si trova in Africa ma è terra spagnola. Significa che usciamo dalla nave senza problemi (alle 6.30 del mattino) ma fuori dalla città ci aspetta la frontiera. Nel frattempo abbiamo spostato gli orologi un'ora indietro per rispettare il fuso orario. E' il 10.08.09



FÈS
La frontiera non è cosa semplice. O meglio non è cosa veloce, infatti le procedure non sono molto complicate: timbro al passaporto dopodichè a piedi si passa la dogana per fare l'assicurazione alle moto (95 euro a moto per un mese) e solo con l'assicurazione alla mano viene rilasciato il foglio per il passaggio della moto stessa. Da considerare una fila enorme di gente locale che cerca di rientrare a casa, e anche se le forze del'ordine ci hanno dato una mano a far prima, sfrontieriamo intorno alle 11.00. L'attesa è alietata dalla conoscenza di una coppia di simpatici ragazzi milanesi muniti di BMW F800GS in procinto di svolgere il nostro stesso giro, anche se con qualche giorno in meno.
Arrivati in terra marocchina partiamo subito per Fès. Per raggiungerla dobbiamo salire sul rif: l'altipiano marocchino che costeggia il mediterraneo. La camminata non è di poco conto, in quanto lunga oltre 300km su strade sempre più serpeggianti, con tratti non asfaltati o asfaltati molto male. Arrivati a Taza (la città marocchina famosa per essere la più antica), piccola sosta per un panino al kebab, e subito ripartenza per Fès. La strada percorsa è stata davvero bella, passando per altipiani, deserti di montagna, laghi e vallate immense. Ogni tanto si incrocia qualche paesino, di quelli che praticamente vivono a ridosso della statale e qui cominciamo a sentire i primi odori africani, come i piatti a base di cipolla o le carni ovine alla brace. Arriviamo nella città imperiale intorno alle 17.00. Ci mettiamo all ricerca di un riad, che sarebbero i tipici alberghi marocchini, costruiti su una struttura quadrata dello stabile con un giardino al centro le camere torno torno su ivari lati del quadrato e lungo i vari piani, tutte che danno sul giardino. Grazie al gestore di un riad, che non aveva disponibilità per noi 10 persone, approdiamo in un altro riad nella zona nord-est della medina. il posto è davvero bello, anche se costa 45 euro a persona a notte, (più del doppio di quanto preventivato per dormire) però il posto ne vale la pena. Innanzitutto l'abbiamo occupato tutto, quindi è tutto per noi, inoltre da l'idea di vero e proprio lusso (tv al plasma 40'', condizionatori, suppellettili arredamenti ed accessori sultanici), e tra l'altro abbiamo anche un parcheggio molto esclusivo, e cioè il negozio i tappeti e di souvenir della proprietaria del riad, una ragazza di nome Sofia
Decidiamo di trasorrere qui due notti per poi ripartire e proseguire il viaggio. La struttura offre anche una bellissima piscina in stile hammam sempre a nostro uso esclusivo. La sera stessa del nostro arrivo ceniamo nel risotrante di proprietà di Sofia. Ciò avviene inconsapevolmente, in quanto dapprima lo adocchiamo dalla guida Mondadori, e poi chiedendo indicazioni al personale del riad ci informano che la gestione è nelle loro mani.
Arrivati alla location scelta per la cena troviamo un atmosfera molto singolare. Ci attendono 3 musicisti di musica araba (tamburello, darbuka, e violino) due danzatrici del ventre, 4 suonatori di uno strumento simile alle nostre tammorre ed in fine la SORPRESA. Per alcuni ragazzi del gruppo siamo stati adescati proprio come i classici turisti sprovveduti. A mio avviso è stato invece molto accogliente. E' vero che abbiamo pagato uno spoposito per quanto abbiamo mangiato (circa 20 euro a persona, con alimenti i cui ingredienti sono stati comprati giusto nel momento in cui ci siamo seduti a tavola)
ma è anche vero che abbiamo avuto più di 20 persone a lavorare solo per noi.
Cmq portati a termine i vari spettacolini (che servivano ad intrattenerci mentre il cuoco cucinasse le nostre tajine) invitano una coppia per la sorpresa. Subito io a momy:" dai andiamo, che ci possono mai fare.. andiamo, andiamo!"
e così io e momy ci alziamo e seguiamo il cameriere per la SORPRESA.
Dopo circa 10 minuti riscendiamo in sala vesitti da sposi secondo il rito marocchino. Momina sembra una madonna, io un beduino. Insomma vi lascio immaginare la sopresa per i ragazzi seduti al tavolo e le risate che ne sono scaturite. E' stato singolare notare come le donne che hanno provveduto al rito fossero serissime mentre i ragazzi si piegavano in due dalle risate... ma come biasimarli la scena era davvero da manicomio, basta guardare le foto



Rientrati in albergo andiamo a dormire. Al mattino risveglio consolato da una ricchissima colazione in stile marocchino. Bisogna inoltre dire che il personale del riad è davvero molto disponibile ed attento nei nostri confronti. La colazione è costituita da tè marocchino, piada fritta (loro ne fanno un uso molto diffuso) con marmellate e burro, baguette, torta di mais, miele e altre leccornie, che, anche se un po' pesanti da digerire, sono davvero buonissime.
Finita la colazione ci prepariamo velocemente e scendiamo alla scoperta della medina. Immediatamente Andrea e Marjo si perdono, ci rivedremo con loro nel pomeriggio al riad. Giriamo rapidamente per qualche souk. L'ambiente è molto caratteristico, innanzitutto c'è tantissima gente che si muove con l'asinello: cosa molto caratteristica, ma pensare che tutti gli asinelli fanno la pupù camminando camminando, immaginate la puzza e la sporcizia. Inoltre si vede la gente del posto comprare e fare la spesa per mercatini; è appagante la sensazione di autenticità di quello che stiamo vedendo, si capisce subito che non c'è niente di turistico, anche se non mancano i soliti "amico, amico.. italiano..."
Fatto un giretto, Eridon ha comprato gli adesivi per la moto, io un kilo di fichi neri dalla faccia squisita. Cerchiamo e alla fine riusciamo a trovare la conceria delle pelli: un luogo dove i marocchini lavorano il pellame di capra. Ciò avviene all'aperto su delle vasche create in fango e mattoni: vediamo tutto il processo dal taglio e conservazione della lana (tramite il guano: la cacca di piccione), all'essiccazione della pelle che poi viene prima sbiancata e sterilizzata nella calce, poi immersa nelle vasche con i colori per colorarla. Nell'aria c'è un fetore fortissimo, penso di non aver sentito mai una puzza così forte in vita mia. Guardiamo lo spettacolo dall'alto, dalla terrazza di uno dei palazzi intorno alla conceria il quale si è attrezzato come negozio di pelletteria. I proprietari come attrazione turistica fanno salire sulla terrazza e regalano rametti di menta profumata utile a sopportare l'immondo fetore, poi cercano di convincerti a comprare souvenir e articoli in pelle. Ovviamente non compriamo nulla e ce ne andiamo.
Nel frattempo si è fatta ora di pranzo, cercando di uscire dal souk, arriviamo nella zona dei fabbri e maniscalchi. Eridon compra addirittura un lavandino in rame per il bagno e come al solito sono io a essere mandato avanti per le contrattazioni, da questa mattina sono diventato honoris causa il negoziatore del gruppo. Diciamo semplicemente che non mi faccio abbindolare e arrivo subito alla cifra con cui il marocchino venderebbe senza ricarico turistico.
Cerchiamo un ristorante. Personalmente avrei preferito mangiare nel souk così avremmo potuto continuare a visitare la medina, ma qualcuno non è disposto a tollerare gli odori forti soprattutto a tavola. Così noleggiamo un pulmino che ci carica in maniera spropositata, per farci portare nella città nuova. Un po' per guardarla ed un po' per trovare un ristorante lontano dale puzze della medina. Ristorati e rifocillati (anche se in condizioni igieniche sicuramente non superiori che non nella medina) ritorniamo in riad tramite i petit taxi. Arrivati ci riposiamo qualche minuto per poi buttarci in piscina. Il personale ci serve delle birre gelate (ci costeranno un occhio della testa), piccolo aperitivo per poi andare a cena. Mangiamo sulla terrazza del riad, dal quale si ha il privilegio di vedere tutte le luci notturne della medina. E' uno spettacolo fantastico, l'atmosfera è molto suggestiva. Dopo cena qualche chiacchiera sul visto e visitato ella giornata poi, stanchi morti, tutti a dormire. L'indomani mattina lasciamo Fès, nel frattempofuori l'albero ci reincontriamo con i ragazzi milanesi della frontiera: Davide ed Elena. Ho mantenuto il contatto telefonico con loro via sms per i due giorni precedenti, e essendo tutti diretti per la zona dell'Atlante (il massiccio roccioso marocchino) si prosegue assieme. Da questo momento i ragazzi resteranno con noi in marocco fino alla fine del viaggio. E' il 12.08.09.




IL BASSO E MEDIO ATLANTE
Partiti, compiamo pochi kilometri, poco più di un centinaio, per salire sul basso atlante. Siamo cmq tra i 1500 ed i 2000 metri slm. Incredibilmente, superate le vallate intorno Fès che hanno un normale aspetto africano, si comincia a salire su strade alberate, attraversando boschi e vegetazione che sembra alpina. Arriviamo ad Ifrane, notiamo come ogni costruzione sia a forma di baita alpina, si capisce subito che qui d'inverno deve nevicare tanto. Sembra di essere in Svizzera. Raggiungiamo rapidamente dopo solo 20 km Azrou dovre troviamo l'Hotel Panorame, spogliamo le moto dai bagagli occupiamo le stanze e ci diamo una rifocillata. Una controllata al giro da percorrere e siamo di nuovo tutti in moto. Non molto distante da Azrou percorriamo la strada che attraversa la foresta dei cedri. Le moto serpeggiano tra le curve di un paesaggio da un lato dai tratti simile ai passi alpini, dall'altro caratterizzato da colori molto più caldi e dagli infiniti orizzonti africani. L'aria è impregnata di un aroma formidabile, accentuato ancora di più dal gran caldo. Giriamo tra le montagne, scattando foto e cercando qualche tratto in fuoristrada. Ne imbocchiamo uno ciottoloso, con pietre non molto grosse ma nemmeno come il normale brecciolino. Il sentiero non è difficile, una strada con pendenze molto lievi e curve molto larghe. Ma la marcia è faticosa, non c'è comfort; la moto viene sbalzata sui sassi e si fa fatica a mantenerle anche perchè gravide dei passeggeri. Ovvio, perchè le moto sono settate per macinare migliaia di km su asfalto, cariche come muli e con passeggero, e nessuno di noi si è ricordato di ammorbidire sospensioni e sgonfiare pneumatici; purtroppo ce ne ricorderemo solo in serata. Percorriamo circa 3-4 km quando pierino mbc, avviatosi avanti essendo senza passeggero, ci informa che la strada non ha sbocchi. Giriamo le teste ai cavalli e ritorniamo sull'asfalto. Rientrando dalla foresta dei cedri in direzione di Azrou, riceviamo una visita molto particolare: ai margini della strada ci vengono incontro dal bosco e dagli alberi delle specie di scimmie molto simpatiche. Sono i macachi!! Vivono sui cedri e si avvicinano alla strada quando sentono rumori di motori, è evidente che sono abituati a ricevere cibo dai turisti e quindi, quando si accorgono della loro presenza, accorrono per riuscire a mangiare qualcosa. Usciti dalla foresta il gruppo si divide: Andrea e Marjo con Davide e Elena tornano in albergo perchè stanchi, mentre noi restiamo per visitare qualche attrazione turistica della zona. Tra sorgenti e cascate varie cerchiamo il circuito turistico dei laghi, che troviamo rapidamente dopo una quarantina di km. Rientriamo in albergo in orario per la cena. All'arrivo Andrea ci informa di aver visto nel pomeriggio un bel ristorantino tipico nel paese di Azrou. Decidiamo tutti di andare a mangiare lì, nonostante avessimo pernottato all'hotel panorame proprio perchè famoso per il suo ristorante. Scendiamo ed attraversiamo il paese: daqvvero molto occidentalizzato, con quasi tutte le ragazze e donne senza velo, inoltre al centro del paese vediamo una bella piazzetta con bar, negozi e pasticcerie. Giunti a cena ci rendiamo conto che per i gestori del ristorante siamo un bel gruppo di polli da spennare, ci fanno mangiare arrabbattando non solo le pietanze, ma addirittura le posate. Parte di noi rimane digiuno, così pagato un conto talmene esiguo da farti passare anche la voglia di lamentarti, corriamo ad aggredire una pasticceria del centro, rispettosa e soprattutto pulita.



Il mattino successivo siamo pronti per ripartire. E' il 13.08.09, e partiamo per una tappa che non ho tanto capito: Midelt, a soli 150 km da Azrou, costituisce un punto intermedio nei 350 km fino a Merzouga, la porta del deserto. Partiamo di buon mattino, ed infatti arriviamo presto, intorno alle 13, al campeggio scelto per il pernotto, nonostante una lunga sosta per il tè dove io ne approfitto per 4 costatelle di agnello alla brace. Anche se campeggio, troviamo una struttura in muratura a forma di riad con camere molto confortevoli, moderne e con aria condizionata, a buon prezzo. C'è anche la piscina. Decidiamo di fare un po' di fuorstrada nel pomeriggio, così pranziamo e intorno alle 16.30 abbiamo le moto scariche e siamo pronti per mettere tasselli in off road. Imbocchiamo una pista a circa una quindicina di km dal campeggio. Più che una pista sembra una strada asfaltata male col brecciame catramoso mosso, non saldato a terra. In molti punti troviamo proprio terra con sassi, la classica pista battuta. Stavolta non mi faccio fregare e alla prima sosta sgonfio le gomme usando il manometro del compressorino, così anche Eridon. Qualcuno ha detto che abbiamo perso tempo in quell'operazione, nel senso che era inutile. Invece io ho trovato grossi giovamenti nella guida. Se n'è accorta anche momy, insomma con la moto più stabile guidare è diventato divertente e non preoccupante come nell'occasione precedente. Seguiamo la strada/pista principale e arrivamo fino ad un paese dove alcuni uomini scendono da un camion e ci fermano.
Non parlano in maniera molto comprensibile, sembra vogliano dire che oltre non si può proseguire ed hanno anche dei modi un po' aggressivi. Dall'altro senso di marcia arriva un'auto ed un uomo gentile che parla discretamente francese ci spiega che la strada è interrotta ed è quindi inutile proseguire, inoltre per le gole, cioè la meta della nostra uscita, ci conferma abbiamo sbagliato direzione e dobbiamo tornare indietro. Ripercorsi una ventina di km dei 30 precedentemente macinati, imbocchiamo la strada giusta. Ma non è una strada, stavolta è una vera e propria pista di terra con rocce ed i classici due solchi paralleli sul terreno che fanno la forma de i mezzi a 4 ruote. Come fuoristrada comincia ad essere divertente. Sono io in cima alla fila, Eridon subito dietro di me, e gli altri un po' più arretrati; la guida è divertente, basta lasciar andare la moto dove il terreno presenta minori asperità modulando la velocità ed evitare manovre brusche. Purtroppo il tempo stringe e il sole non è molto distante dall'orizzonte; arriviamo al primo canyon dove è possibile avere una bella veduta delle gole e ci fermiamo per le fotografie; il gps mi dice che a pochi km si imbocca il sentiero che entra nella gola e si ripercorre il percorso del ritorno all'interno della gola col canyon a destra e sinistra. E' un vero peccato non poterci provare a causa del poco tempo a disposizione. Rigiriamo le moto e torniamo velocemente al campeggio dove mangiamo una squisita tajine di pollo al limone. Io purtroppo comincio ad avere i primi sintomi della dissenteria che mi tormenteranno per tutto il giorno successivo. Dopo cena dritti a nanna, domani risveglio prestissimo, arriveremo nel deserto e dobbiamo evitare di arrivare dopo le 12. Ed infatti di buon mattino ricarichiamo le moto (io ci metto un po' di più causa bua al pancino) e ripartiamo. E' il 14.08.09




IL DESERTO
Ripartiti ci mettiamo in moto e metereologicamente succede una cosa stranissima. Dopo già qualche km entriamo in una coltre di nebbia molto fitta. Presagisce un gran mal tempo, molti si fermano per mettersi gli antipioggia, il cupolino dell'adv si riempie di goccioline, anche se non sta piovendo. Raggiungiamo Errachidia, cittadina ben sviluppata sempre avvolti in questo strano maltempo, appena ne usciamo imbocchiamo la strada che ci porterà ad Erfoud, ultimo avamposto urbanizzato a 20 km prima di Merzouga, la porta del deserto. Tra la foschia e la nebbia il paesaggio intorno a noi comincia a cambiare ed assume le sembianze di canyon. Praticamente stiamo svalicando completamente l'atlante e dai 1500 metri slm cui eravamo bene o male stati nei giorni precedenti stiamo scendendo ai 700 che rappresentano la classica altitudine da deserto del maghreb. Tutto questo attraversando il canyon in una sorta di lunga e lenta discesa dalle montagne. Poi d'un tratto superato un tornante, il sole: di netto lasciamo la nebbia e ritroviamo un sereno con un azzurro talmente nitido e terso da restare emozionati (almeno questa è la sensazione che provo io personalmente). In soldoni abbiamo appena attraversato di lungo un gran nuvolone che appolllaiatosi sulle montagne comincia a dissolversi col tepore del sole mattutino. Formidabile, fenomeni africani che secondo me è difficile rivivere in altre parti del mondo. Superata l'odissea del grigiume e del mal tempo comincia per me un'altra avventura epica: il mal di pancia. La dissenteria è in pieno fermento nel mio intestino, e le fitte dolorose sono acutissime. Fortunatamente non ho le famose scariche incontrollabili, ma dei dolori che però mi dilaniano il ventre: e tutto questo in moto non è per niente piacevole. In alcuni punti mi si chiudono gli occhi al punto di sbandare, fino a che demordo, e piuttosto che ammazzarci sulla strada lascio proseguire i ragazzi e mi fermo. Avevamo già incrociato in più punti, con i rituali saluti da moto a moto, due turisti italiani, uno con ktm adv e l'altro con gs, i quali mi sorpassano e tornano indietro offrendomi soccorso. La dignità mi ha imposto un "tutto bene, grazie" a denti molto stretti, anche perchè fondamentalmente credo che non ci sia niente che questi generosi viaggiatori possono offrirmi per aiutarmi. Dopo una quindicina di minuti, il peggio è passato e vedo tornare indietro Eridon, il quale mi da subito del Bimixin. Mi rimetto in moto e dopo un paio di km trovo tutto il gruppo fermo ad aspettarmi. Ripartiamo. Attraversiamo tutta la valle del Ziz. Gli scenari intorno a noi sono favolosi. Quello che mi ha colpito è vedere il canyon di questa valle caratterizzato da crostoni di roccia molto alti (400/500 m) lunghi e che cadono netti a strapiombo sulla strada. Praticamente una parete di roccia altissima che ci costeggia in maniera molto avvolgente: veramente suggestivo. Inoltre arriviamo in punti in cui si vede l'effetto delle dighe create dall'uomo per conservare l'acqua tra le fenditure dei canyon. Si generano distese d'acqua grosse decine e decine di km quadrati: vedere questo blu in contrasto con il colore delle rocce e della terra, ed in pan dan con il cielo è veramente bello. Basta guardare le foto per rendersi conto. Qualche altro km e arriviamo ad Erfoud, sosta per una bibita e la benzina, e si riparte per Merzouga. Superato il paese di Erfoud cominciamo a vedere la prima sabbia. E' sempre una grande emozione rivedere le creste delle dune all'orizzonte: forse per l'esperienza in Libia, che mi ha dato la consapevolezza della maestosità del deserto, che mi torna in mente alla vista delle forme affusolate delle dune in lontananza. Fatto è che sono in moto e guido in colonna con gli altri, ma dentro il casco sono eccitato come un bambino la mattina di natale. Intanto ci rendiamo conto che in quei dannati 20 km da Erfoud a Merzouga la temperatura aumenta vertiginosamente. Momy fotografa il display della moto con i suoi 45°. Sono solo le 13.00, alle 14.00 la temperatura arriverà intorno ai 53/54°. Camminando sulla strada che porta a Merzouga abbiamo tutte le dune, che ora sono molto più visibili, ad un km circa lungo la nostra sinistra parallele alla strada, e alle loro pendici tutte le strutture organizzate per i turisti, bene o male quasi tutte a forma di Kasbah. Per trovare l'albergo scelto "Dar El Janub", dobbiamo entrare in direzione delle dune su una pista di sabbia battuta e poi sempre su pista scavalcare edificio su edificio fino a trovare quello di nostro interesse. Ed ecco le prime difficoltà alla guida: pierino si cappotta, davide pure, io pure prendo un paio di lisci con l'anteriore, ma fortuatamente riesco a mantenere il bestione in piedi.
Cmq in un modo nell'altro entriamo in albergo e scarichiamo le moto dei bagagli. Si avverte man mano che il tempo passa la temperatura che aumenta ed il caldo sempre meno sopportabile. Sistemati nelle stanze, tutte climatizzate, riesco pensando di trovare tutti a bordo piscina, ed invece scopro che dopo un frugale pranzo a base di pane olive e frutta sono tutti a riposare in camera. Bastardi, non mi hanno chiamato!!! Ora io e momy siamo digiuni, meno male che rashid, il gestore dell'albergo, mi prepara un piatto di frutta per due persone. Due fettine triangolari di melone e tre uguali di anguria... che culo!! Il giorno trascorre col vento del deserto che soffia nella nostra direzione un'aria cocentissima, per fortuna siamo riparati dalle mura che cingono l'albergo/kasba e quando vogliamo c'è la piscina a disposizione. Quindi il gran caldo è gestibilissimo. Io vivo questo pomeriggio con una fibrillazione incredibile: non vedo l'ora che il caldo scemi per andare a mettere le ruote sulle dune. Verso le 5.30 comincio ad organizzarmi e chiedo ad Eridon, ma mi risponde che con quel caldo rischia l'infarto, pierino annoiato s'è già bevuto un paio di birre e col caldo è quasi fuori uso, andrea e gigi nemmeno a parlarne. Insomma per le 6 mi rimetto casco e tuta da moto e mi butto come un pazzo nelle dune. La moto va, e questo è gà un risultato; avevo paura, quando immaginavo di salire sulla sabbia, che questa col caldo estivo fosse farina, invece le dune sono quelle di sempre: dal lato del vento sono battute e dure, dall'altro un po' meno fino a diventare fesh fesh (come dicono in arabo), cioè sabbia friabilissima. Purtroppo però le prime dune sono distanziate tra loro, nel senso che sono isolate l'una dall'altra, non sono addossate le une alle altre; per questo motivo, salendo sulla duna, dall'altra parte la trovi dritta che cade a dente, cosa molto pericolosa. Meno male che ho l'abitudine ogni volta che salgo in cima a chiudere il gas, ed infatti non ho avuto problemi, ma mi sono dovuto attenere più volte al salire sulla cresta della duna per poi riscenderla dallo stesso verso dove ero salito. Spingermi oltre, dove le dune si ammassano non mi è sembrato sicuro, dato che in caso di insabbiata chi cacchio sarebbe venuto a tirarmi fuori? Dopo un'oretta di divertimento, un paio di insabbiate, ed una gran bella sudata, rientro in albergo. Serata tranquilla con cenetta ristoratrice (abbiamo tutti una gran fame) e poi a dormire. Prima di ritirarmi in stanza propongo per il giorno dopo, visto che pernotteremo nell'albergo un'altra notte, un giro sulle piste nel deserto con la guida da noleggiare per qualche ora, partendo dal mattino presto fino a che il caldo non divenisse insopportabile. Sono stato anche da rashid a prendere informazioni e la guida è disponibile, può portarci dove vogliamo, per quanto tempo vogliamo, sulla sabbia o anche sul semplice sterrato: come al solito... basta pagare. Purtroppo nessuno accoglie la mia proposta.
Il giorno dopo trascorre molto pacatamente; fortunatamente in cielo c'è qualche nuvola che non porta il sole ad essere intenso come il giorno precedente; qualcuno esce a visitare Merzouga, io resto in albergo tutto il giorno, tra la camera e la piscina. In serata siamo organizzati per fare la cammellata: già dal momento della prenotazione ci hanno organizzato una notte in tenda nel deserto. Ma fattosi pomeriggio arrivano le prime desistenze, e si finisce per restare tutti in albergo. Facciamo però il giro breve sui cammelli, uscendo al tramonto, guardando dalle dune il sole ritirarsi, e rientro. Ci siamo divertiti ed abbiamo scattato fotografie molto belle. L'indomani mattina sveglia molto presto, per evitare il caldo, e ripartiamo in direzione delle gole del todra. E' il 16.08.09



LE GOLE DEL TODRA
Una volta ripartiti da Merzouga, percorriamo un centinaio di km ed arriviamo a Todra. Il paesello si presenta bene, lungo la strada vediamo tanti alberghi a froma di kasba dall'aria molto confortevole. Arriviamo fino ad un garage in fondo al paese a ridosso delle famose Gole (del Todra, appunto), infiliamo le moto e imbocchiamo la stradina adiacente il box carichi di bagagli. Smontando le borse dalla moto, nel garage, c'è un buco nel solaio, una sorta di lucernario per il piano di sotto coperto da una rete metallica. Si intravede di sotto della paglia.
Usciamo e giriamo l'angolo imboccando la stradina di una trentina di metri che ci conduce all'albergo. Ho la conferma che sotto le moto abbiam una stalla. Dall'ingresso della stessa cola lungo la pendenza del viottolo, un rivolo di liquido non bene definito, ma che presumo di averne capito la composizione, dato l'odore pungente che si avverte subito. Già... c'è puzza, e non poca. Dalla'ltro lato della viuzza c'è un altro palazzetto, portone aperto e palesemente si vede il fieno, i somari, la pupù. Arriviamo all'albergo: il personale è molto gentile, ci offre un tè ristoratore mentre aspettiamo il proprietario della struttura. In breve comunque prendiamo possesso delle stanze. La nostra si vede che è stata chiusa per un casino di tempo. Mi faccio cambiare lenzuola e federe sporche, poi apro la finestra e cosa ti scorgo? un asinello nella sua stalla sita al primo piano del palazzo che ho di fronte. Insomma siamo avvolti nellapuzza e nella sporcizia, ci costerà una notte insonne al caldo (no air clima) tra le mosche e le simpatiche blatte che abitano la mia stanza. Posati i bagagli e fatta una doccia, restiamo in albergo mangiucchiando pane, olive, omelette ed insalata. Chiacchierando un po' sugli itinerari fatti, quelli da svolgere e cosa rimane da vedere in terra marocchina, arriviamo alla conlcusione che al di fuori delle gole che stiamo per visitare mancano
al termine del giro le visite a Marrakesh e Essaouria. Dato che alcuni manifestano la loro intenzione di voler continuare il giro in Spagna fino al 29, la data dell'imbarco, cominciamo a maturare l'idea di tornare a casa. Fondamentalmente siamo partiti da casa per vedere il marocco, la spagna meriterebbe ben più dedizione e tempo che una settimana scarsa divisa in un paio di giorni x ogni città.: questa è ovviamente l'opinione di quelli che stanno pensando di andar via. Lasciamo stare questi discorsi e ci riprepariamo a scendere. Le gole sono realmente ad un paio di centinaia di metri dalla nostra postazione, sono molto suggestive, maestose, altissime e molto strette. Al loro interno scorre il fiume Todra, sorprendentemente ci accorgiamo che le gole son oun posto di villeggiatura peri marocchini stessi, infatti addentratici verso il loro centro, vediamo gruppi di ragazzi, famigliole che fanno il bagno nel fiume, gente che si rilassa sdraiata a terra o con i piedi a mollo nel fiume. L'atmosfera è un po' quella della nostra pasquetta. Attraversiamo il punto affollato e continuiamo. Percorriamo tutta la strada fino ad arrivare alle rovine di un viallgio diroccato. Si vede subito che la distruzione del villaggio è dovuta a qualche alluvione portata dal fiume. Capita spesso nelle zone montuose del maghreb che le piogge, poche nell'arco dell'anno, ma estremamente copiose, passino nei canyon portandosi dietro tutto quello che trovano sulla loro strada, villaggi compresi.
I ragazzi in cima alla fila di moto tirano dritto, noi altri ci fermiamo per qualche fotografia. E' stato molto simpatico farci accompagnare da ragazzini berberi di 7/8 anni improvvisatisi come guide all'interno del villaggio diroccato. Questa zona è piena di pastorelli berberi, che vivono in villaggi o addirittura nelle tende, dato il periodo estivo, acanto ai loro pascoli. I bambini sono bellissimi; sembrano piccoli ometti: vedi queste personcine di 5 anni in grado di portare gli animali al pascolo, ti guardano intimoriti, ma poi spinti dalla curiosità ti si avvicinano in cambio di una caramella o una penna.
Chiediamo a gente del posto e ci dicono che continuando la strada troviamo un apista battuta in buone condizioni che attraversa la valle del daades. Subito mi scatta il grillo in testa, chiedo a pierino e lui ci sta, chiedo man mano a tutti: alla fine andrea e davide tornano in albergo, mentre noialtri partiamo per la pista.
Effettivamente il paesaggio e meraviglioso: si parte dauna vallata e vedere il sentiero che stiamo solcando inepicarsi sulle montagne che abbiamo di fronte è emozionante. La pista è semplicissima, sembra un autostrada di terra battuta. Percorriamo una decina di km svalicando i primi monti, ci viene incontro un land rover a passo lungo targato Como, ci fermiamo a salutare ed il tipo ci dice che più avanti la strada cambia aspetto. Da terra battuta si entra nel letto del fiume (in secca) composto da bei ciottoloni. Purtroppo eridon e patrzia decidono di non proseguire, e noi li seguiamo per non farli rientrare in fuoristrada da soli. E' un peccato, comunque ci siamo tolti lo sfizio e abbiamo visto (e documentato) paesaggie panorami da capogiro. Rientrati in albergo troviamo i ragazzi, aperitivo e cena. Nel frattempo abbiamo maturato l'idea di tornar via, però mentre Andrea, Gigi e Davide hanno deciso di fermarsi ad Ouarzazate, 2 giorni a Marrakech e 3 ad Essaouria, prima di andare in Spagna, noialtri abbiamo programmato di andare diretti a Marrakech il giorno successivo, un altro giorno per Essaouira e poi filati a casa, dove potremo gestirci un'ulteriore settimana di ferie piena. Eridon ha deciso di seguirci per fuggire dal caldo del sud del marocco, ma non rientrerà in italia con noi, farà anche lui qualche giorno in spagna.



MARRAKECH
L'indomani mattina partiamo tutti assieme alle 8.30. Facciamo la stessa strada fino ad Ouarzazate (140 km), dove ci dividiamo, perchè io&momy, eirdon&patrizia, piero e tiziana tiriamo dritto diretti per Marrakech. E' una bella sgroppata in tutto (350km circa da Todra), ma avendo tutto il giorno avanti a noi ci sentiamo pronti e sicuri di farcela. Programmiamo anche la sosta a Ait Ben Addou, paesino arroccato su un promontorio alle falde del fiume Oued Melleh (= fiume salato). Il luogo è molto caratteristico, con conformazioni della terra e delle rocce tali da essere stato scenari odi molti film: tipo il gladiatore, Gesù di nazareth ecc. ecc. Anche ad Ouarzazate, attraversando il paese con la moto, abbiamo scorto svariati studios cinematografici. Arriviamo qui intorno alle 13.00: c'è il sole e fa davvero molto caldo, siamo sui 43/44°. Sostiamo presso un negozietto di alimentari e colazioni, dove beviamo e consumiamo un pasto veloce, nel frattempo un signore che parla italiano si offre per farci da guida. Non ci chiede una tariffa ma semplicemente quanto ci sentiamo di dargli alla fine del giro. Attraversiamo il paesino con tutte le sue case di mattoni intonacate con fango e paglia. L'atmosfera è molto suggestiva, ci sono però ad inflazionarla parecchi negozietti di souvenir. Terminato il tour diamo una cinquatina di dirham (qualcosa in meno di 5 euro) alla guida e ripartiamo. Ci aspetta una bellissima traversata. Risaliamo sull'atlante oltre il quale dopo una settantina di km troveremo Marrakesh. La strada è realmente mozzafiato, prima di riscendere, dopo il punto più alto (2200mt circa) cavalchiamo le creste delle montagne con panorami da capogiro sia a destra che a sinistra. Anche se non ho mai visto i passi alpini, alla vista di quelle strade serpeggianti sui monti, mi sono venute alla mente tutte le foto viste online dello stelvio e degli altri passi. Arrivati a marrakech ci lasciamo condurre dal gps che fortunatamente ha tra punti di interesse proprio l'abergo che scegliamo per pernottare. Non abbiamo prenotato, lo abbiamo fatto fino ad oggi in ogni posto dove abbiamo dormito, ma non sempre ci siamo trovati bene, quindi decidiamo di guardare gli alberghi e le stanze volta per volta. Ci fermiamo adiacenti una delle porte principali della medina. Nel frattempo un ragazzo in inglese ci chiede se abbiamo bisogno dell'albergo, gli dico di sì anche se gli chiedo di portarmi prima al Hotel Tazi, cioè quello che aevvamo scelto. Scendiamo io e eridon, mentre pierino rimane a guardia delle ragazze e delle moto. Il Tazi è pieno: il ragazzo ce l'aveva detto, ma non ci siam ofidati. Ci porta in altrei due alberghi. Ognuno in stile riad ed entrambi con disponibilità per tutto il nostro gruppo. Scegliamo il riad Fantasia, dignitoso, pulito quanto basta, a ridosso della piazza pricipale della città (
piazza Djem el Fnaa) asoli 350 dirham a notte a stanza doppia (32/33 euro). Decidiamo di rimanere due notti. Dopo una doccia corroboratrice, siamo tutti pronti per andare a mangiare. Imbocchiamo il viale che ci porta alla piazza Djem El Fnaa, colmo di negozi per turisti, ristoranti e alberghi. In piazza lo scenario che ci si presenta è unico. La piazza è enorme e rotonda, al centro tantissimi chioschett che preparano da mangiare, con braci e conseguenti fumi che si librano nel cielo illuminato dalla miriade di lampadine delle bancarelle. Tutt'intornoci sono altre bancarelle, alcune sono piene di arance (desumiamo reparano le premute) altre piene di spezie, altre ancora con souvenir e articoli per turisti. Ci avviciniamo al centro e riusciamo a sederci sulla panca di una di queste bancarelle/ristoranti. Alla nostra sinistra c'è un bancone ricolmo di delizie da arrostire o friggere. Ordiniamo e dopo qualche minuto mangiamo: spiedini, salsicce e pesce fritto. Terminato il pasto eridon e pierino si ritirano, mentre io momy e tiziana giriamo un po' per la piazza. Infatti attorno alle bancarelle si sono create varie attrazioni per i turisti, c'è gente che balla, che suona che si esibisce. Ma l'atmosfera non è delle migliori: ovviamente da buoni turisti curiosi ci affaciamo in queste cerchie di persone al centro delle quali c'è sempre uno spettacolino, ma ci rendiamo ben presto conto che son osolo organizzazioni, non tanto oneste, atte a spillare soldi ai turisti. Infatti fare foto è quasi impossibile, a meno di non sborsare soldi; e fermi a guardare le esibizioni d iquesta gente, improvvisamente si viene accercchiati ed addossati alle persone. Non ci piace ed andiamo via dopo breve tempo: ricordo le parole del ragazzo che ci ha trovato l'albergo "When you are in the square, be alert, don't speak with anyone, someone was killed" : raccomandazioni a non fidarsi della gente che trovi in piazza, aggravate dal commento che qualcuno è stato finanche ucciso per soldi. Stanchi come mai rientriamo in albergo e andiamo a dormire



Il giorno dopo ci svegliamo con calma, in quanto abbiamo bisogno di recuperare un po' di energie. da bravi turisti ci armiamo di guida alla mano, di cappellinie marsupi e usciamo per visitare Marrakech. Cerchiamo un calesse che ci porti in giro, e lo troviam onella piazza che affaccia sul quartiere ebreo (il mellah), anche qui come praticamente per ogni acquisto effettuato in marocco dobbiamo contrattare. Raggiunto un accordo col nostro chauffeur, partiamo. Destinazione: giardini Majorelle. Attraversare la città seduti sul calesse è una cosa molto caratteristica, inoltre bisogna dire che Marrakech, a differenza delle altre città, è veramente curata. Ha grandi giardini, zone a verde, monumenti da vera metropoli. l'unico difetto che avvertiamo subito è lo smog. Purtroppo quasi tutti i motorini sonoa due tempi, e la maggior parte delle automobili in circolazione sono molto vecchie e sicuramente manutenute malissimo. Insomma facendo ad occhio una statistica, su 10 mezzi che vediam opassare almeno 7 sbuffano nell'aria un fumo nero irrespirabile. Immaginate col traffico caratteristico di una città metropolitana, la qualità dell'aria: ed infatti questo è l'unico posto del marocco dove personalmente ho avvertito afa, che più che umidità da fastidio proprio per la mancanza di ossigeno nell'aria.
In una mezzoretta il nostro tassì quadrupede ci porta ai famosi giardini. trattasi di una tenuta privata del defunto Yves Saint Laurent, i qual conservano una vastissima collezione botanica, incastonata in costruzioni dipinte con colori vivissimi. Oggi la struttura è diventata museo per i turisti, e consiglio vivamente di visitarla in quanto merita davvero.
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Vecchio 03-09-2009, 19: 22
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complimenti per il racconto peppe.. non è facile a pochi giorni dalla fine di un viaggio raccimolare tutti i ricordi e stenderli su un bel foglio bianco....

le foto sono stupende... e mi sono anche intravista di qui e di li...

ancora non riesco a metabolizzare tutto il viaggio
mille pensieri per la testa mille immagini odori situazioni..
dico sempre che viaggio in moto per sentire gli odori del mondo e per vedere i colori del mondo...
ebbene si.. ne ho visti e sentiti tanti di odori e colori...
dai colori più freddi dell'oceano atlantico ai più caldi del deserto..
dagli odori più intensi e a volte insistenti delle medine al profumo costante della menta dei cedri in quella valle che mi ha per alcuni versi rapito...

per molti versi ero preparata a questo viaggio..
ho già avuto questo inverno un approccio con quello che è il paesaggio la cultura e le condizioni di un paese arabo..

gli arabi sono un popolo come noi ma hanno solo usi costumi e un modo di vivere diverso.. più essenziale più naturale più antico ..
sono per alcuni versi come eravamo noi un tempo..
quel tempo passato che i nostri nonni hanno vissuto...

del marocco non dimenticherò mai alcune cose...
e forse tante le ricorderò nei giorni che seguiranno da questo mio racconto...
in primis la catena dell'atlante fantastica nel suo paesaggio nelle sue curve nel suo modo sinuoso di presentarsi agli occhi di chi la percorre...
non dimentichèrò i giardini di majorelle a marrakech -una botta di vita- un oasi privata piena di floride piante provenienti da tutto il mondo rigogliosa abbagliata da colori spinti che davano agli occhi vita e voglia di guardare....
non dimenticherò mai la conceria famosa in tutto il mondo che solo in foto viene guardata perchè a pochi è permesso di vedere con i propri occhi.. eprchè?? perchè puzza l'odore della conceria è nauseante e non tutti hanno la forza e lo stomaco di vedere.. un lavoro disumano agli occhi di un occidentale ma un lavoro apprezzato da chi vive e abita il posto...
non dimenticherò mai quel bambino che mi ha riaccompagnato all'alba dopo una nottata nel deserto a casa a ridosso di un cammello.. ha camminato per un ora e mezza nel deserto fino a portarmi all'albergo..
non dimenticherò la mia iniziale diffidenza.. avevo paura dicevo dentro di me come potrà questo bambino portarmi a casa???? e invece no ho sbagliato sottovalutato...ma in marocco quelli che noi chiamiamo bambini in italia li sono già adulti.. piccoli adulti che imparano sin da piccoli a fare qualcosa...anche accompagnare una turista in hotel tra le dune seguendo i passi e le stelle...
non dimenticherò mai tutti i bambini che al passare delle moto accorrevano come dei pazzi dalle loro case correndo scalzi o con scarpe vecchie e rotte in cerca di qualche spicciolo che di volta in olta davo nn sapendo quanto valesse...
non dimenticherò mai il vento dell'atlantico che ha soffiato epr una intera notte e si faceva sentire spifferando dalla finestra.. non dimenticherò mai la mia camera di albergo pari a quella di una principessa con le pareti azzurre e il copriletto bianco...
non dimenticherò i litri di cocacola che ho bevuto...
non dimenticherò mai i miei compagni di viaggio che hanno allietato le mie giornate con il loro accento napoletano che a volte non comrpendevo..
non dimenticheò tante cose... sopratutto chi mi ha affiancata con un riguardo e un attenzione particolare in questo viaggio..

grazie al marocco ho capito che per mille ragioni apparteniamo alla terra nella quale siamo nati ma siamo anche stati fatti per vedere e conoscere quello che non ci appartiene per diventare sempre più ricchi dentro e dire IO SONO PARTE DI QUESTA TERRA...

GRAZIE A TUTTI














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Vecchio 09-09-2009, 00: 33
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Vecchio 11-10-2009, 11: 05
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ciao Rompinax, davvero belle le tue foto (soprattutto quelle che ci hai mandato nel cd) e ancora di più le cose che hai detto: anche noi non abbiamo ancora completato il giro delle sensazioni legate a questo viaggio, e le foto aiutano a riporarle alla memoria :troppe e troppo intense sono state per metterle subito a "posto"...ci sono state sensazioni a volte negative (la diffidenza, il senso di impotenza di fronte alla sofferenza di tutta quella povertà, lo sperdimento che a volte mi ha colto davanti a quello spazio così privo di confini, quel nulla di pietre e sabbia ...tutto era così gigantesco, così assolutamente impenetrabile per certi versi), ma anche tante cose belle ,sorprendenti , divertenti:noi, per esempio, il gruppo più "strano",più eterogeneo (per età prima di tutto, per esperienze di vita e di moto)...io mi sono divertita, sono stata bene in compagnia e sono contenta di essere "sopravvissuta" al caldo e alla moto: in alcuni momenti ,prima di partire, ho avuto i miei dubbi,ma poi cammin facendo non mi sono mai sentita di impaccio per voi altri, certamente più navigati e più ...giovani- diciamola tutta!!! Beh, comunque mo' basta, spero di vederci tutti insieme da qualche parte, lo scarpariello sta ancora aspettando: mi sa che ormai dovrà essere sostituito da una pasta e fagioli con le cotiche!!Un abbraccio a tutto il gruppo di "rompinix". Patrizia e Eridon.
 

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