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LA BACHECA DEI GRANDI VIAGGI
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Vecchio 17-01-2009, 08: 05
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Post Libia 2009: il diario di viaggio [el_conguero yurisalvatore mbc vittkat]

Buongiorno amici miei,
mi sono appena svegliato dopo quattro lunghi giorni di viaggio per il rientro dalla Libia.
Ho una smania di poterVi raccontare tutto quanto com'è andata, di poterVi rappresentare e farVi rendere conto di quanto abbiamo vissuto in questi 15 gg.
Purtroppo so che sarà difficile, anzi molto probabilmente impossibile, dare merito a quanto visto, sentito e povato sulla propria pelle anche se coadiuvato da immagini e video.
Cmq ci proveremo, e per meglio riuscirci quest'anno per il viaggio africano sono riuscito a redigere il mio DIARIO DI VIAGGIO (me l'ero ripromsso e ci sono riuscito).
Ogni volta che avevo un minimo di tempo e concentrazione necessari, ogni mattina in tenda quando mi svegliavo presto ormai riposato e aspettavo l'alba (che lì avviene alle 8.00), ogni attesa per un qualche motivo era buona per me per tirare fuori dal marsupio l'ormai consumatissimo block notes e la penna e cominciare a scrivere.


Cominciamo

LIBIA 2009: DIARIO DI VIAGGIO


PARTECIPANTI:
el_conguero
yurisalvatore
vittkat
mbc


02 gennaio 2009


E' cominciata, siamo partiti, anzi ci siamo imbarcati.
Sono nel letto (cuccetta) della cabina e finalmente riesco a rilassarmi un po'.
La nave è ferma nel porto di Salerno e partirà domani mattina alle 5.00.
In questo momento sono abbastanza esausto: sono trascorsi giorni intensissimi di preparativi, e meno male che sono stati giorni festivi. tra le feste natalizie, il capodanno e soprattutto i preparativi per questa grande avventura, non c'è stato giorno in cuiho potuto godermi un attimo di relax.
Il viaggio da casa all'imbarco è stato già una mini odissea.
Acqua a valanghe; le moto piccole, come proprio non siamo abituati, stracariche e barcollanti. in più il buon Vittorio si è dovuto fermare prima per regolare l forcelle, poi addirittura senza benzina.
Il gruppo, per quest'ultimo motivo si è diviso in due "duetti" di cui il primo, costituito da me e Salvatore, sì è riuscito ad imbarcare verso le 11,00 .
Il secondo, Piero e Vittorio, si è imbarcato verso l' 1,00
Saliti in nave è stato tutto un sistemare, ma soprattutto un asciugare i bagagli.
Fradici come pulcini abbiamo anche cambiato la cabina che puzzava di fogna





Svegli : ore 9.00.
La nave è tutta un saliscendi, i miei compagni di cabina stanno tutti molto sul "quasi vomito", io invece fortunatamene non accuso nulla. Scendo al bar per un caffè e sto un po' a guardare il mare che è a dir poco incazzato.
Ritorno in cabina e mi butto in cuccetta ascoltando un po' di musica rilassante, uno dei ragazzi, Piero, è passato dal "quasi vomito" al "butto anche l'anima" o come lui stesso ha poi commentato " s'è abbracciato 'o cess!!".
La gionata s'è poi tranquillizzata una volta fermati a Palermo.
Lo stomaco dei ragazzi s'è placatao siamo scesi a terra per fare un giro della città.
Abbiamo consumato un pasto veloce composto da un filetto di manzo alla palermitana ed una caponata.
Usciti dal risorante siamo andati in cerca di un buon cannuolo siciliano.
Camminando camminando ci siamo trovati su una specie di corso.
Oggi sicuramente sarà la data d'inizio dei saldi, perchè fuori i negozi c'è una gran fila: è stato molto particolare vedere persone in fibrillazione all'idea di comprare articoli di abbigliamento vario o altre cose simili, mentre noi, o almeno io, siamo tempestati da sentimenti analoghi, ma dovuti all'attesa di vedere ed esplorare posti nuovi, incantati, dove la mano dell'uomo è così potente ed inutile nei confronti della natura.
Trovato il nostro cannuolo ce n siamo pian piano rientrati in nave, dopo aver fatto però un po' di spesa di editoria motociclistica. in nave abbiamo giocato a carte fino a che abbiamo cenato.
E' stato molto simpatico fare la conoscenza di un signore siculo-tunisino, dalla pelle e dalle mani segnate da anni di duro lavoro nei campi.







Oggi 6 gennaio, sono due giorni che on scrivo il diario.
Il motivo è molto semplice: sono stati due giorni di tappe assurde.

(04 gennaio 09)
Il 4 mattina appena sbarcati, siamo partiti da Tunisi direttamente per la frontiera libica "700km percorsi tutti d'un fiato", prima l'autostrada poi le statali.
Non c'è molto da dire anche perchè il paesaggio attraversato è molto simile alle nostre Sicilia e Calbria: ricco di macchia mediterranea insomma.
E' stato simpatico fermarci in un piccolo paesino dopo Sousse, sosta obbligata per il rifornimento, sfruttata poi anche per il pranzo.
La zona assolutamente fuori da ogni giro turistico ci ha accolto come dei veri eroi avventurieri.
Abbiamo messo nello stomaco un succulento e piccantissimo kebab, in un ristorantino piccolo piccolo con addirittura solo un paio di tavolini sul marciapiede. gestito da ragazzi che si sono messi a completa disposizione, telefonini alla mano ci hanno riepito di foto e video.
Pensate che abbiamo mangiato con poco più di 2 € a testa.
Salutati i gestori (con bacetto sulla guancia!!) siamo rimontati in moto e siamo ripartiti.
Arrivati in frontiera alle 21.30 (10.30 libiche, o libiane come dicono qui) immediatamente siamo stati accolti dalle guide: i ragazzi di Aboubaker.
Il trio composto da:
Mohammed, un ragazzino di circa 20 anni, che mastica qualche parola di italiano perchè lo studia, ben vestito (rispetto alla media del posto) e sempe con un sorriso smagliante;
Hussein, un simpatico grassone esperto di pratiche doganali, anche lui con un italiano alquanto efficiente.
Bersheir, il fratello di Aboubaker, che gestisce il gruppo, ma che parla solo inglese.
Purtroppo appena arrivati mi sono reso conto di un guasto alla moto :
cercando di riaccenderla tra un varco e l'altro della frontiera non è ripartita
smonto la batteria e vedo che manca l'acqua all'interno.....rabbocco per ripartire, ma la diagnosi del dottore (Piero) è che il regolatre di tensione carica troppo e quindi la asciuga.
Inutile rabboccare il regolatore continuerà a caricare con il rischio di far scoppiare la batteria
Arrivati a Zouara intorno a mezzanotte , per prima cosa abbiamo cenato in un ristorantino, che anche se dal menu abbastanza colorito ci ha offerto solo 3 portate :tutti abbiamo scelto un piatto di pezzettoni di pollo alla griglia con verdure (pensavamo fosse kebab), coca cola a fiumi e dopo aver pagato il conto (circa 6 euro a testa) giù di corsa in albergo.
Io intanto comincio a disperamri nella preoccupazione di terminare qui il mio viaggio. un regolatore non è tanto facile da trovare, penso, e le guide non mi aiuteranno, loro verranno ad ogni modo pagate e il giro verrà comunque fatto .
In albergo la situazione è addirittura tragica :un grosso albergo con bella insegna alle porte della città, sembra proprio un hotel di quelli sciccosi, entriamo in camera e la situazione è letteralmnte opposta alle apparenze
A terra una moquette molto spessa lurida, sporca in ogni cm quadrato;
la stanza è infestata da mosche e zanzare, il cuscino indicibilmente usurato soprco e senza federa.
In bagno ancora peggio: una melma che fuoriesce dal buco della vasca, formiche dappertutto, niente carta igienica.
Mentre mi lamento, e vedo tutto negativo anche per colpa del problema alla moto Salvatore mi ricorda che siamo in Africa in uno stato ben lontano dall'ottica filo-occidentale che abbiamo riscontrato in Tunisia.
Cmq presi i dovuti accorgimenti e anche senza una doccia corroborante andiamo a dormire.















(05 gennaio 09)
Al mattino mi sveglio carico di grinta, forse anche merito della bella giornata, deciso a trovare una soluzione per la moto.
Parlo con le guide e le informo che senza la mia moto il giro salta (eh eh ... ho bleffato), così è deciso: si parte per Tripoli.
Trascorse due ore e 150 km siamo a destinazione dal meccanico di Aboubaker.
Ci facciamo prestare un tester elettrico, e asseveriamo che la tesi del dottore era esatta: il regolatore carica troppo.
Proviamo prima a montare un regolatore di una Honda Shadow ma è toppo piccolo e carica poco, dopo altri tentativi ed altre persone contattate decidiamo di arrenderci, fino a che la guida arriva (verso le 4 del pomeriggio) insieme al suo meccanico con un regolatore identico al mio. Lo proviamo e va bene. Un po' salato il costo (200 dinari scontati a 170: circa 100 euro) ma date le circostanze accetto e ce ne andiamo.
Mangiamo un cus cus e prendiamo la strada per Ghadames.
Ecco che comincia il viaggio più estenuante che abbia mai portato a termine nella mia carriera motociclistica.
Tripoli - - Ghadames distano 586 km, noi siamo partiti alle 5.30 del pomeriggio sotto una pioggia battente.
Per la presenza di un monocilindrico nel gruppo, la velocità di crociera è stata 70 km/h.
Una volta impostata la strada le guide hanno preso il volo sul loro Mercedes Vito, mentre noi compivamo tappe tra i 100 ed i 150 km obbligate dai rifornimenti di carburante, non so con preisione quante soste abbiamo fatto, non lo ricordo.
Ad un certo punto troviamo delle montagne sul nostro cammino, le guide ci spiegano la strada e ci invitano a proseguire mentre oro si fermano a mangiare. Saliamo a circa 650 m sul livello del mare e la temperatura ovviamnete si abbassa notevolmente.
Facciamo 150 km e ci fermiamo per la benzina, decidiamo di non continuare per aspettare le guide.
Purtroppo le condizioni di viaggio sono pessime.
Il freddo è immane (penso tra i 2 ed i 5 gradi al massimo).
Le moto scarenate fanno sì che prendessimo il vento in faccia ed addosso.
Siamo a stomaco vuoto e quindi l'escursione di freddo si fa sentire ancora di più.
Fermi alla stazione di benzina ci vengono incontro un po' di persone incuriosite da noi e dalle moto.
Mentre siamo fermi a parlare con loro, scorgo che in uno stanzino della stazione ci sono altre due persone che si riscaldano con una stufa elettrica. Pensiero e azione! Chiamo gli altri e ci buttiamo dentro.
Tutti con le mani ed i piedi alla stufa. Gli autoctoni ce la offrono volentieri, due di loro parlano inglese e così facciamo le varie presentazioni. E' stato molto bello ricevere lezioni di arabo: cose del tipo "buongiorno" e "buonasera". trascorsa una mezzoretta arrivano le guide, usciamo ci facciamo fotografare con i cellulari dagl iautoctoni e ripartiamo.
La situazione climatica va sempre a peggiorare, le mani sono ghiacciate, se riesco a muovere la sinistra ed a metterla tra le gambe per la destra è un problema, devo tenere il gas aperto.
Arriviamo a destinazione alle 3.30 del mattino, appena sceso dalla moto ho provato un dolore alle dita della mano destra mai così forte in vita mia, tanto che non riuscivo nemmeno a parlare.
Scarichiamo i bagagli (dalla macchina della guida) e prendiamo possesso delle stanze. vediamo che un signore appena sveglio si mettea cucinare: ci prepara la cena.
Mangiamo zuppa, riso, e pollo.
Doccia bollente e poi a letto.














(06 gennaio 09)
L'indomani svegli alle 9 ci prepariamo ed andiamo a cercare un telefono.
Dopo qualche telefonata andiamo veder la città vecchia di Ghadames (un enorme struttura unica piena di corridoi e cunicoli interni, una specie di enorme medina), consacrata dall'Unesco patrimonio dell'umanità.
Torniamo alla guest house dove abbiamo le stanze e Piero ci comunica di non sentirsi bene e di non essere intenzionato a continuare il viaggio in moto. E' costretto così a lasciare la moto a Ghadames (la riporteranno al termine del viaggio a Sebha) e a continuare il tour sul pick up insieme alla guida.
Successivamente facciamo la spesa per il viaggio: è molto simpatico entrare nei negozi locali non attrezzati per i turisti.
Visitiamo il supermarket, il macellaio ed il fruttierbivendolo.
La nostra spesa è costituita da:
spaghetti 3 kg, tonno 10 scatolette,3 scatolette di pomodori pelati, sale, olio di oliva, olio di semi, macedonia in scatola da 1 kg, pane tostato, Nutella, piatti e bicchieri di carta, pentola per la pasta, scolapasta, padellone, graticola per la brace, 18 bottiglie d'acqua, 6 lattine di birra (scopriremo in seguito essere analcoliche e di birra di grano) Coca Cola, mezzo capretto da fare alla brace, limoni, peperoncino, banane, aglio.
Nel frattempo abbiamo conosciuto la nostra guida "Omar" :
un omone scontroso e apparentemente sempre incazzato, più tardi avremo modo di conoscere le sue doti di sopravvivenza nel deserto proprio come un vero Tuareg (infatti scopriremo anche che è un Tuareg).
Approvvigionati di benzina e viveri partiamo:
percorsi un paio di km d strada, usciamo subito dall'asfalto e intraprendiamo la pista in direzione sud.
Ecco che comincia la nostra avventura:
"quella per la quale abbiamo navigato due giorni e macinato in condizioni pietose ben 1300 km"
Non facciamo molta strada, poichè siamo partiti troppo tardi, circa le 16:00.
Dopo circa un centinaio di km, ci fermiamo e facciamo campo, sono più o meno le 19:00 e il cielo sta imbrunendo.
Scaricando il pick up ci rendiamo conto di quante cose servissero che proprio non immaginavamo, ma per le quali ci ha pensato il nostro tuareg Omar: acqua per lavarsi, legna, verdure varie, pentolame vario.
Oltre ciò notiamo anche le qualità di cui è dotato la nostra guida del deserto.
In pochi secondi e con una serie di operazioni (concatenate ed indecifrabili l'una dopo l'altra, ma comprese poi nel loro insieme) accende il fuoco e gli accosta la teiera, taglia seleziona e mette a frollare la carne, prepara verdure.
Tra le tante, visto che abbiamo trovato il forno chiuso, Omar ci prepara il "pane del deserto":
praticamente impasta in una grossa ciotola acqua farina e sale,
amalgamato l'impasto gli da la forma di pagnotta,
poi scosa la brace dal fuoco,
fa una buca e gli butta la pagnotta dentro,
copre con sabbia e sulla sabbia i tizzoni di brace.
in questo modo il pane cuoce senza bruciarsi.
ripete l'operazione per entranbe i lati della pagnotta.
Quando pronto Omar lo tira fuori, lo gratta col coltello per pulirlo dalla sabbia e lo serve.
Ottimo, caldissimo e soprattutto nutriente.
Finito il pasto Omar ci ha offerto il tè, abbiamo fatto due chiacchiere e siamo andati a dormire.























Ci svegliamo ben riposati, come poi ogni giorno del nostro viaggio anche se in tenda.
Facciamo una rapida colazione, raccogliamo le cose e ripariamo.
Prima però diamo una regolata alle moto: sospensioni e gomme.
Yurisalvatore sta già accusando i primi danni: ha perso la targa e sta per perdere la marmitta. intanto Omar, da buona guida, ci porta fretta lamentando che si sta facendo tardi e che c'è parecchia strada da fare.
Finalmente ripartiamo.
Cominciamo ad entrare nel deserto, non quello di sabbia, fatto di sabbia e dune, ma composto da centnaia di km di lande desertiche, dove cielo e terra si incontrano in un punto lontanissimo quanto infinito.
Le nostre gomme solcano un suolo composto solo di terra, polvere e pietre.
I km percorsi in questo modo sono proprio tanti, il gruppo cammina veloce con le moto che contornano il pick up, precedendolo o seguendolo sulla pista battuta anche di qualche km.
Purtroppo all'improvviso la mia moto cominciaa perdere colpi, fino a che si spegne.
Vittorio che mi stava vicino mi vede e proseguendo di corsa mi fa tornare indietro il pick up con piero a bordo.
Smontiamo la batteria e vediamo che è di nuovo senz'acqua, significa che il regolatore è partito di nuovo e che molto probabilmente è lo statore che lo manda fuori fase (così dice il dottore).
Percorriamo tanti altri km, il paesaggio intorno è sempre più o meno uguale: tanto piattone (così si indica in gergo fuoristradistico questo tipo di fondo), anche se spesso si sale e si scende ed ogni tanto passiamo in mezzo a specie di montagne di petra.
Vediamo la prima sabbia, qualche dunetta sola soletta nel deserto e ne approfittiamo per fermarci o per ingurgitare un panino.
Ci fermiamo a riposare qualche minuto appoggati a terra sulle ruote del pick up.
Subito ci rendiamoconto quanto il sole picchia di brutto.
Ripartiamo e fino alle 17.30 non ci fermiamo più.
E' bello correre su queste piste veloci, credo siano l'unico posto in fuoristrada dove un neofita come noi si possa permettere il lusso di correre con la moto anche oltre i 100km/h.
Ci fermiamo per il campo in un punto dopo il quale, ci dice Omar, comincia la sabbia. Anche qui il suolo e composto di sabbia; anzi, sembra terra rossa, come quella dei campi da tennis, è dura e non soffice e già da l'impressione di "vero deserto".
I ragazzi preparano il campo mentre io aggiusto la moto;
in ordine: filo frizione spezzato, catena da tendere, manubrio svirgolato.
Fortunatamente ho con me tutto l'occorrente e con l'aiuto del disponibilissimo Piero la moto torna a posto.
Si fa ora di cena e Omar ci ha preparato i suoi "macaroni" con pasta, patate, cipolle, pomodori e carne di pecora: risalta come qui siano abituati a mangiare piatti unici con carboidrati, verdure e carne.
In questo secondo campo vediamo che i viveri scarseggiano, non nel senso che finiscano, ma per il fatto che siamo tutti molto affamati, ma dobbiamo razionalizzare le provviste a nostra disposizione per i giorni a venire.
Completiamo quindi il pasto cun una fettà di pancarrè con la nutella ed andiamo a dormire.
A proposito, Omar ci avverte che l'indomani non ce la faremo ad arrivare ad Al Awainat quindi la tappa si allungherà di un giorno !!

































Ci svegliamo tutti molto attivi, io sapendo di dover affrontare la sabbia ho addosso un particolare brio.
Lasciamo il campo in fretta dopo una breve colazione a base di pane (del deserto) e nutella, e dopo una decina di km di terra rossa comminciamo a vedere una distesa di onde dorate all'orizzonte: eccole! sono loro, le dune!!
Entriamo con le ruote sulla sabbia a gran velocità, il piattone di terra diventa piattone di sabbia.
E' bellissimo, un mare dorato sotto le nostre moto, senza limiti, senza ostacoli.
Puoi andare dove vuoi, come vuoi.
Mi sono tolto la soddisfazione di guidare in piedi con una sola mano senza l'obbligo di dover guardare dove andassi e con l'altra mano voltato indietro facevo le fotografie ai ragazzi. Il tutto correndo oltre i 70 km/h.
Dopo il piattone gli orizzonti davanti a noi cominciano ad essere solcati da creste di sabbia stupende da cavalcare: sali, scavalchi e scendi, e via verso il prossimo "orizzonte", fino a quando la pista comincia ad inerpicarsi sulle dune.
Compiamo traiettorie assurde, inimmaginabili, ampissimi curvoni, salite e discese.
Sembra di avere tra le gambe una moto d'acqua e di cavalcare tra le onde di questo enorme mare dorato.
Tutto bellissimo, fino a quando Omar decide di tagliare la spada (linea di dune a mo' di catena montuosa) uscendo dalla pista e piegando per l'interno.
E qui cominciano i guai.
Perdiamo ogni ritmo. anzi ci fermiamo addirittura.
Impantanati ci sono punti in cui non riusciamo ad avanzare nemmeno di due metri.
I ragazzi presi dalla disperazione, ma soprattutto dalla stanchezza parlano addirittura di lasciare le moto sul posto.
La situazione diventa drammatica, perchè non solo siamo legati mani e piedi nella sabbia, ma pare che comincino a venire meno le forze adatte ad uscire da questa situazione.
Io ottimisticamete cerco ogni attimo di incoraggiarli e non lasciarli prendere dalla disperazione: soprattutto Salvatore (vuole togliere le candele e far finta che la moto sia rotta per farsi venire a prendere).
Con tutta l'energia disponibile rialzo ogni moto caduta, ed avendo un po' di esperienza in più sulla sabbia rispetto agli altri, in alcuni punti porto ogni singola moto dove il fondo è maggiormente praticabile.
Inoltre anche Omar ha avuto difficoltà in alcuni punti col pick-up: alcune volte cerca il valico tra le dune, altre torna indietro, altre addirittura si insabbia e deve essere spinto per ripartire.
La cosa peggiore è che questa indecisione porta noi motociclisti a perdere i cosiddetto galleggiameto necessario a camminare sulla sabbia friabile, ed il fenomeno diventa a catena: si ferma il pick-up, ci fermiamo pure noi.
Ma per ripartire, noi, so c@zzi: significa perdere almeno una ventina di minuti, buttare il sangue, l'anima e tutto quanto si ha in corpo per uscire da un pantano impossibile.
Ripeti il fenomeno 3/4 volte, aggiungici le cadute pesonali a prescindere dall'andamento del pick-up e la situazione diventa molto poco sostenibile. Non dimentichiamo inoltre che ci troviamo nel bel mezzo del deserto con un sol leone ed una temperatura intorno ai 30 gradi.
Forse l'euforia per il fatto di trovarmi finalmente tra le dune, forse leggendo la disperazione negli occhi dei miei amici, complice anche la maggior preparazione atletica, tiro fuori una forza tenace e duratura nel tempo che non mai pensato di avere: avrò alzato e tirato fuori dalle buche nella sabbia almeno 3/4 volte la mia moto, altrettante quella di Vittorio, ed a dir poco una quindicina di volte quella di Salvatore.
Ad un certo punto Omar torna indietro a piedi (si era avviato avanti col pick-up mentre noi eravamo impantanati) e ci mostra un altro passaggio, diverso da quello che ha fatto lui, che in un centinaio di metri ci porta fuori dalle dune e di nuovo sulla pista.
E' fatta, è finita.
Arriviamo giù, fermiamo la moto e controlliamo i danni: nessuno.
Ci spogliamo immediatamente di tutto: giacche, maglie, pettorine... tutto via!
Siamo stanchi, stremati e sudatissimi.
Nel frattempo Omar prepara da mangiare: la pasta del giorno precedente, ricucinata col tonno in scatola, nei piatti di plastica senza nemmeno le forchette.
Noi stanchi, distrutti, sudati, uccisi, per lo più spogliati e con le maglie fradicie di sudore appese ai manubri delle moto, prendiamo i piatti senza fiatare, e cominciamo letteralmente ad afferrare con i denti e con le labbra la pasta dal piatto.
Pietro esclama: "Stu figl' 'e b*****n sta dando a magna' ai cani!!!".
Peccato essere troppo stanchi per aver pensato di dover assolutamente filmare o fotografare il momento.
Ci slurpiamo anche una scatoletta di macedonia in scatola divisa in bicchieri di plastica e, ricomposti, ripartiamo.
Pietro prende il posto di Salvatore sulla Transalp di quest'ultimo.
Facciamo circa un centinaio di km, abbandonando la sabbia e correndo lungo il confine algerino su un terreno costellato di sassi e sempre più costituito da un fondo roccioso.
Arriviamo finalmente su una pista che sembra un'autostrada sterrata, molto larga, dritta e senza imperfezioni.
Camminiamo un bel po' a gran velocità, fino a che si fanno oltre le 18:00 ed è già tardi per montare il campo, o come dice Omar: "Facciamo cambo?".
La giornata termina con un mineStrone di fagioli accompagnato dal solito pane del deserto.
Proviamo anche ad inviare un sms a casa col telefono satellitare. ma inutilmente.
Sono tre giorni che siamo fuori dal mondo, lontano da ogni minimo cenno di civiltà, dove l'unica cosa che ricordi la mano dell'uomo sono i grossi copertoni vecchi ed i bidoni usati come indicazioni per le piste.































E' il compleanno di mia sorella, vorrei chamarla per farle gli auguri, ma credo che non sarà tanto facile, anche se mi riprometto di farlo non appena ne avrò modo.
Purtroppo ci svegliamo nel pieno di una tempesta di sabbia: c'è un vento fortissimo, e anche se riparati in un anfratto (come del resto è la location scelta per ogni campo) i granelli di sabbia sollevati dal vento sbattono sulla tenda con tale veemenza che per noi che stiamo dentro dal rumore sembra che stia piovendo.
Verso le 8:00 (purtroppo qui albeggia a quest'ora in questo periodo) ci alziamo e raccogliamo tutto in fretta per ripartire.
Oggi finalmente dopo 4 giorni di viaggio dovremmo raggiungere Serdeles/Al Awainat (due nomi per lo stesso posto, di cui i libici nominano esclusivamente il secondo).
Sappiamo tramite il gps che mancano solo 130 km: calcoliamo un paio di ore, ma non consideriamo che nei percorsi in fuoristrada il gps prevede rotte dirette senza considerare le piste.
Per farla breve arriviamo intorno alle 15:00, dalle 9:00 del mattino!!!
Il percorso affrontato è molto vario e soprattutto entusiasmante.
Ripartiamo da quella specie autostrada, intorno il paesaggio varia molto.
Si va dai piattoni infiniti, alle montagne spaccate, fino a costeggiare dune isolate e alte svariate centinaia di metri: molto impressionante.
Non nascondo di aver fatto perdere qualche decina di minuti al gruppo cercando inutilmente di scavalcarne una: ma cavolo... solo adesso mi trovo qui, se non ci provo ora, quando potrò mai farlo?
Continuiamo il percorso e dopo svariati bivi tra piste a riviamo a quella che tira dritta per Al Awainat.
Corriamo su piattoni di sabbia mista a pietre: brutto terreno perchè il fondo sembra duro e ti viene di correre, invece è morbido e il posteriore scava, più vai forte e più la moto sbacchetta.
Le condizioni di guida non sono molto confortevoli, siamo affaticati dalle peripezie del giorno precedente, non abbiamo fatto colazione per scappare dalla bufera di sabbia, abbiamo addosso quella strana sensazione che si prova quando sai di stare per arrivare in un posto ma di fatto non ci arrivi mai.
Facciamo una sosta per riposare e Piero dalla macchina mette in una bottiglia d'acqua una bustina di Polase; la beviamo e ripartiamo. Tempo un quarto d'ora e ci riprendiamo, sia mentalmente che fisicamente; il polase fa effetto; io non accuso nemmeno più i dolori muscolari per le fatiche di ieri.
In più mi viene una reazione psicologca del tipo: "Adesso basta! mi so' scocciato, voglio arrivare a destinazione!"
Così gli utlimi 50km li facciamo totalmente a manetta.
Supero il pick-up e col gas sempre al massimo lo allontano abbondantemente.
Riesco anche a decifrare la pista tramite i segnali lasciati apposta.
Il fondo nel frattempo comincia a cambiare: da piattone aperto la pista si stringe sui soli due classici solchi da mezzo a 4 ruote ed a tratti da morbido passa a duro, di terra.
Ho Vittorio che mi segue dietro.
Insieme ci spariamo a "palla chin" tutti i km fino ad Al Awainat, non ci ferma nessuno.
Velocità oltre i 100 km/h.
La moto prende sotto tutte le imperfezioni del fuoristrada, dossi, avvallamenti, rialzi, piccoli salti.
Sento spesso le forcelle andare a pacco ed anche il mono dietro, ma me ne infischio, sento che posso andare in quel modo e voglio a tutti i costi arrivare prima possibile... inoltre mi sto anche divertendo una cifra.
Camminando di questo passo ci mettiamo davvero poco, ma, avendo preso distanza dal pick-up con Salvatore affianco, accade un piccolo disguido: a destinazione non ci troviamo col resto del gruppo, il quale, siamo venuti poi a sapere, ha svoltato dalla pista per raggiungere l'asfalto della strada per Al Awainat.
Cmq una volta che Omar ci ha trovati, subiamo le doverose e giustissime cazziate da parte di tutti e andiamo al campeggio/bungalow per farci finalmente una doccia.
Omar ci avvisa che al villaggio non c'è la benzina, è finita, e per fare il pieno lui deve andare a Ghatt, a questo punto ne approfitterà per farci mettere i timbri sui passaporti (in Libia, ogni settimana di permanenza deve essere registrata sul passaporto); altri 250 km tra andata e ritorno per lui e Mohammed.
Il gruppo, molto stanco decide di pernottare lì per la notte; in questo modo pediamo un ulteriore giorno di viaggio dalla tabella di marcia, ma non fa niente, è una vacanza e l'importante è che dobbiamo stare bene.
Così prendiamo i bungalows col tetto in paglia, che tanto ricordano i trulli di Alberobello; facciamo la doccia e sistemiamo le moto, controllando olio e filtro.
Io purtroppo nella corsa all'impazzata ho distrutto la piastrina che collega lo scarico al telaio e un perno del paramotore.
Risolvo tutto con del filo di ferro molto grosso che ho trovato in loco e che mi accompagnerà fino alla fine del viaggio.
Sistemati un po', usciamo dal villaggio, proviamo a chiamare a casa ma non è possibile.
Compriamo finanche una scheda GSM della Libiana (la compagnia telefonica libica nazionale) usata, con tanto di contatti registrati nella rubrica, tutti in arabo!!
Purtroppo appena cerchiamo di usarla dal telefono appare "no service", mentre ipotizziamo la truffa e chiediamo spiegazioni ci dicono che ad Al Awainat la linea GSM non c'è sempre e bisogna aspettare il giorno successivo per usare la scheda.
Un altro tentativo di chiamare casa andato in fumo.
Si fa sera e rientra Omar.
Lo accogliamo tra gli applausi ed i festeggiamenti caratteristici della nostra napoletanità fiorente, ed andiamo a cena tutti assieme.
A tavola siamo tutti molto goliardici (siamo rilassati, finalmente) tanto che i ragazzi prendono in giro Omar adescandolo in una trappola chiedendogli il programma con domande stupide per farlo alterare nelle sue spiegazioni, mentre Salvatore riprende tutto con la videocamera.
Andiamo a fare la spesa per il campo in Akakus del giorno dopo e compriamo alla modica cifra di 35 dinari una ricarica per il telefono satellitare di Omar, così, rientrando in campeggio, ognuno di noi riesce a fare una chiamata a casa.
Andiamo a dormire nei bungalows e qui è un'altra tragedia: siccome fa caldo siamo infestati dalle zanzare.
Ci chiudiamo nei sacchi a pelo cercando di dormire co sto rumore di elicotteri sulle nostre teste, ma fa troppo caldo (i sacchi a pelo sono quelli per temperature sullo 0), stufi e stanchi, io e Salvatore usciamo a montare la tenda dove finalmente riusciremo a dormire



















Ci svegliamo carichi e riposati, pronti per visitare l'Akakus.
Partiamo con la solita oretta di ritardo, ma ormai nelle tabelle di marcia è + o - calcolata.
Per entrare nel famoso deserto da Al Awainat ci vuole davvero poco, nemmeno una mezz'oretta di cammino.
E' davvero stupendo: un deserto di sabbia e roccia; la sabbia è di un colore scuro, ambrata, mentre la roccia è nera, con delle forme stranissime.
Omar ci porta in un punto dove ci lascia giocare con le moto su e giù tra le dune.
La moto di Salvatore è nelle mani di Piero e lo resterà per tutto il giorno, mentre lui si dedicherà a foto e riprese video.
Ci fermiamo un attimo a ragionare con la guida e decidiamo cosa guardare: l'Akakus è immenso e il tempo disponibile è poco; siccome le cose più belle sono agli antipodi siamo costretti a fare dei tagli: ci restiamo un po' male e alla fine decidiamo di dedicare la nostra escursione alle pitture rupestri per evitare di dover percorrere 450 km tra andata e ritorno e coè la distanza che intercorre per visitare l'enorme arco naturale di Fozzigiaren nel Tadrart.
Approfittiamo della sosta per consumare il pranzo: mangiamo un austero panino al tonno e ripartiamo per i graffiti.
Visti i primi il nostro stupore pian piano si esaurisce; forse perchè non siamo cultori della materia o appassionati a questa tipologia di arte (a dir la verità mi sento un po' turista ignorante ed ottuso nel ragionare così) ma sembrano tutti uguali; in compenso i paesaggi attraversati per raggiungerli sono di una bellezza disarmante.
Percorriamo varie piste su e giù per l'Akakus, arriviamo fino a 850 metri slm, per visitare i vari dipinti e le incisioni nella roccia; mi viene da pensare che vale più la pena attraversare il deserto per la sua bellezza che vedere tutti i dipinti che sono un po' monotoni: uomini che combattono, che festeggiano, che cacciano animali vari.
Visti 5 o 6 siti stoppiamo la guida perchè siamo stanchi ed i gaffiti ci sembrano tutti uguali, così cerchiamo un posto per il campo. Saliamo in una zona che assomiglia ad un plesso sciistico, in quanto ci sono varie piste tutte in discesa contornate da crostoni di roccia nera.
La visuale è molto ampia sembra proprio di stare su piste da sci, ma a terra il suolo invece di essere bianco come la neve è giallo sabbia.
Alla fine scegliamo l'anfratto per accamparci.
E' l'ultima sera che faremo campo nel deserto e Omar stavolta ci stupisce con primo piatto di pasta, zuppetta di fagioli ed addirittura patatine fritte.
Nella pasta c'è ancora la capra comprata con la spesa del primo giorno: ogni volta che ha cucinato un pasto caldo Omar ne ha messo un pezzetto pro-capite, 6 giorni ed è ancora saporitissima.
E' incredibile come quest'uomo abbia capacità d conservazione e razionalizzazione dei cibi, doti che assicurano sicuramente la sopravvivenza in condizioni estreme.
Stasera andiamo a dormire più tardi, alimentando il fuoco e avendo piacere nello starvi vicino, sicuramente è l'atmosfera nostalgica dell'ultima sera: in cuor mio spero sia un arrivederci e non un addio.










































Ci svegliamo alle 8:00 come al solito, colazione di rito con pane e nutella e caffè di Omar (che abbiamo finalmente scoperto essere un tè con latte liofilizzato) e si riparte.
La mia batteria è andata, per partire ho bisogno di collegarla a quella del pick-up tramite i cavetti di Omar (che tra l'altro sono di manifattura cinese e fanno cag@re).
Si comincia la discesa su questi pendii che sembrano piste da sci e, dopo un paio di cadute (diciamo che devo ancora svegliarmi per benino), in un'oretta torniamo a Al Awainat.
Ci rifocilliamo con lattine di banana juice e barrette di cioccolato molto simili al nostro kit&kat, facciamo il pieno ai serbatoi ed al bidone sul pick-up, telefoniamo a casa (finalmente riusciamo ad utilizzare la famosa scheda usata della Libiana) e ripartiamo.
Destinazione Ubari e Germa via asfalto: 250 km.
La strada non è delle migliori, forse per le torride temperature estive, cmq l'asfalto è zeppo di crepe trasversali al senso di marcia, crepe che si ripetono ogni metro e che rendono il cammino tutto un movimento sussultorio talmente fastidioso che ti viene voglia di abbandonare la strada per camminare sullo sterro affianco.
Tanto sussultorio che io in una 40ina di km perdo addirittura la targa.
Quella italiana. Porc!!!!!!!!!
Va bè... fa nulla.
Tiriamo dritto per Ubari, la strada non presenta curve e, non essendoci l'XR monocilindrico di Piero (che però guida la moto di Salvatore), viaggiamo a velocità abbastanza elevata: 110km/h.
Un paio d'ore e mezza e siamo a destinazione, distanze del genere per noi ormai sono come una fumata di sigaretta.
Fermiamo le moto fuori un ristorante scelto da Omar e consumiamo un pasto molto saporito, abbondante e economico.
E' bello entrare in questi posti e vedere che il cliente-tipo è la persona locale.
Ti da la sensazione di essere trattato come un cliente da servire bene e non come un turista da spennare.
A fine pasto conosciamo anche Jaia, la simpatica guida con macchina 4x4 che ci porterà domani a vedere i laghi di Ubari, in quanto data la prima esperienza sulla sabbia e la strada tutta dune per raggiungere i laghi, i ragazzi hanno preferito questa soluzione a quella indipendente in moto.
Io ho invece una voglia matta di andare in moto, intanto però all'uscita del ristorante la moto continua a non partire e per accenderla i ragazzi devono spingermi.
Sulla strada per il campeggio/hotel ci fermiamo al museo archeologico di Germa.
Secondo me è stata una visita sprecata senza una guida che ci illustri i reperti archeologici, i quali sembrano solo 4 pietre messe sotto vetro.
Ripartiti per il campeggio, nei 3/4 km prima della destinazione, sulla strada lungo tutto l'orizzonte sinistro si erigono soleggiate, altissime e imponentissime, dune immense.
Il nostro alloggio si trova proprio a ridosso di quest'ultime, e l'atmosfera che ne deriva è molto molto suggestiva, difficile da spiegare con parole.
Al campeggio troviamo camere doppie con bagno, che per viaggiatori provati nelle nostre condizioni, rappresentano una panacea; inoltre
ad accoglierci c'è una simpaticissima signora bolognese, la quale sta mettendo radici qui in Libia ed ha tirato su una bellissima struttura di stampo alquanto occidentale.
Graziella intavola con noi sin dal nostro primo accesso tanti discorsi sulla Libia, le sue tradizioni, caratteristiche e problematiche, e dopo che facciamo la doccia, si unisce con noi per la cena.
Cus cus vegetale, zuppa e capretto con patatine fritte.
Dopo tanti altri bei racconti sul deserto, sui tuareg e sulle altre tribù che popolano il deserto andiamo a dormire.


















E' l'ultimo giorno disponibile.
Siamo organizzati per vedere i laghi e lo faremo in jeep.
Io pendo letteralmente dalle labbra di Omar, se ci accompagna posso azzardarli a seguirli con la moto, diversamente per non creare troppo disguido dovrò abbandonare l'idea.
Inoltre ho la moto che parte solo a spinta, e si può immaginare cosa significherebbe farla partire spingendola tra le dune.
Cmq Omar, sotto le mie pressanti richieste con gli occhi trepidanti per un suo sì, accetta, e per la moto Salvatore mi presta la batteria del suo Transalp: e' fatta... vado in moto.
Mentre io mi bardo come al solito con protezioni di ogni tipo, gli altri , spogliati dei panni di motociclisti, sono muniti di scarpette da ginnastica.
Partiamo con la Toyota di Jaia in testa, io nel mezzo e il pick-up di Omar in coda alleggerito di tutto il bagaglio (in caso di guasto abbiamo lo spazio per caricare su la moto).
Il percorso comincia immediatamente alle spalle del campeggio, aggirando l'enorme duna che lo sovrasta.
Primo kilometro e faccio il primo volo della giornata sulla sabbia: diciamo che ormai ogni volta che la mattina mi metto in moto necessito del dovuto riscaldamento!!

Ma una volta ripartiti comincio ad entrar nel ritmo, la mia preoccupazione maggiore deve essere la distanza dalla macchina di Jaia, perchè se mi avvicino troppo poi devo fermarmi per farla proseguire e fare strada; se mi fermo poi so' problemi a ripartire.
Una volta preso il ritmo non cado più (almeno all'andata).
A proposito in macchina con il gruppo si è aggregata Graziella, la simpatica proprietaria del campeggio, la quale ad ogni sosta ci sorprende con i suoi aneddoti e le sue storie sul deserto.
Facciamo una cinquantina di km prima di arrivare al primo lago; per me è stato il percorso più bello di tutto il viaggio.
Dune enormi, cavalcate in discesa anche per oltre una cinquantina di metri; mentre ci avviciniamo ai laghi la sabbia comincia ad essere costellata di cespuglie e palme.
E' evidente che sotto c'è sicuramente qualche falda acquifera, il che in un contesto talmente arido e secco, sabbioso, crea un atmosfera molto sorprendente.
Ci fermiamo finalmente al primo lago, scattiamo qualche foto e guardiamo le bancarelle tuareg, dove compriamo anche qualcosa; continuiamo a camminare e ci fermiamo al secondo lago, il Gabrol, che è il più grande e famoso, anche perchè si trova dietro un enorme duna alta 400mt.
Incredibile vedere qui le bancarelle noleggiare sci e scarponi a chi volesse sciare sulle dune.
In questo posto i tuareg sono molto organizzati da un punto di vista turistico, bisogna ammettere che un po' si perde l'atmosfera del deserto, desolazione, potenza ed immensità della natura.
Tutto scompare dietro le voci di "Amico, amico... comprare... artigianato tuareg... poco prezzo..."
Dopo aver visitato le bancarelle e comprato i loro souvenir ripartiamo per fermarci al terzo lago, meta designata da Jaia per il pranzo: panino al tonno, macedonia in scatola ed anche due wafer cadauno, diamo fine insomma alla nostra spesa di prodotti per i vari "campo", perchè tanto non ne faremo più.
Intanto Vittorio si fa il bagno nel lago.

Mentre consumiamo il pasto il tempo cambia improvvisamente, cadono persino 2 gocce d'acqua, ma proprio 2 contate: uno spruzzo singolo e stop.
Guardo all'orizzonte verso sud, e cioè la strada del ritorno, le dune sono immerse in una strana foschia: e' la tempesta di sabbia. "che bello!!!" esclama Graziella col suo accento romagnolo.
Ma a tutti noi (e soprattutto a me che sono in moto) non da l'impressione di essere una cosa molto divertente...
Raccogliamo tutto e partiamo.
Il vento soffia forte e si trascina dietro tanta sabbia; ci soffia incontro, tanto forte che in alcuni punti faccio fatica a tenere la moto perchè il vento mi sposta fuori dalle traiettorie.
Lo scenario è al quanto lunare, cielo bianco, dune semivisibili, una nebbiolina striata che ci cammina incontro rasoterra: è la sabbia spostata dal vento.
Se l'andata è stata agevole, soleggiata e divertente, il ritorno non è stato proprio così.
Sono anche caduto tre volte e nell'ultimo volto ho dovuto fermarmi qualche minuto per riallacciare la catena sganciata dalla corona.
In una buona oretta riusciamo comunque a rientrare al campeggio.

Bagagli, conto e via: partiamo per Sebha.
170 km tutti d'un fiato: un'altra fumata di sigaretta.
Pernottiamo in un campeggio dalle costruzioni tutte colorate di verde (colore nazionale libico), anche qui bungalows come trulli, ed in più ci sono tante gabbie di animali esotici allevati in bella mostra per il diletto dei turisti.
Portone blindato con piantone in stile militare, parabole ovunque, non si capisce se siamo entrati in un luogo di ricezione turistica o in un avamposto militare di alto livello.
Attendiamo un'oretta durante la quale molto teneramente scambiamo i numeri di cellulare e gli indirizzi email con Omar e Mohammed. Stiamo aspettando il camion per caricare le moto da portare a Tunisi (da Sebha sono circa 1700 km, ne abbiamo compiuti circa 3000 con un totale di circa 1300 in fuoristrada).

Attaccare le moto non è stata semplice, soprattutto perchè i mezzi a disposizione sono molto rudimentali: un camion, delle corde ed un telone per coprire il tutto. Attacchiamo le tre moto (quella di piero ci intercetterà a gariat) tutte messe sui cavalletti con la pendenza in direzione della sponda cui sono vicine; poi le tiriamo con delle corde facendo leva sulle sospensioni per tenele attaccate a terra.
Tra le moto e le sponde interponiamo degli spessori fatti in cartone e domani quando caricheremo anche i nostri bagagli copriremo tutto con il telone.
Andiamo a cena e per quando abbiamo finito si è riscatenata la bufera di sabbia, stavolta ben più incazzata di quella vissuta nel pomeriggio.
All'andata siamo tutti col pick-up: io, Omar e Piero dentro; Salvatore, Vittorio, Mohammed ed i due ragzzi del camion nel cassone dietro: Al ritorno la cosa non è possibile perchè la bufera imperversa all'impazzata, e aspettiamo una macchina che ci venga a prendere per portarci al campeggio.
Il vento e la sabbia sono tutt'uno, dall'interno della macchina non si vede nulla, nemmeno a due metri; ogni tanto l'autista deve scendere e con una bottiglia d'acqua pulire il vetro dall'esterno.
Ci mettiamo un bel po' a rientrare al campeggoi, tra alberi abbattuti, lampioni divelti e strade sbagliate per lapoca visibilità.
Arriviamo e troviamo tutto il campeggio senza corrente elettrica: senza nemmeno fare la doccia ci buttiamo sulle brande per dormire.

































Apriamo gli occhi grazie alla svegli alle 6:30.
Come al solito è ancora molto buio, ma l'appuntamento con gli autisti per la partenza è alle 7:00.
Ci spettano circa 1600 km per Tunisi, di cu i primi 950 in tera libica.
Raccogliamo le nostre cose e pian piano le portiamo al camion per farle caricare tra le moto.
Il pick-up di Omar non c'è: come ci ha anticipato ieri sera è andato a prendere l'autista con la sua macchina e portarlo da noi al campeggio. L'autista ci porterà fino alla frontiera.
Da lì cambieremo auto e saliremo direttamente in quella di Aboubaker che ci porterà a Tunisi.
Fortunatamente nell'arco di un'oretta siamo tutti pronti e colazionati: partiamo.
La squadra è così composta: nel camion c'è l'autista, Issa, il suo aiutante (che gli darà il cambio alla guida e che somiglia molto al protagonista del film "il miglio verde") e Mohammed, che sarà la nostra guida con i documenti per tutti i posti di blocco che incontreremo per strada; in macchina ci siamo noi 4 più l'autista, un buon uomo di 60 anni anche lui molto scuro; lo ribattezziamo "Aglietiell" per via della forte puzza acidula e pungente che si porta dietro.
Tra varie soste per la benzina, caffè, pipì e posti di blocco arriviamo in una città di cui non ricordo il nome e che nella tabella di marcia è designata come sosta per il pranzo.
Scendiamo e quanto ci circonda è praticamente allucinante: immediatamente apprendi di trovarti in un luogo di passaggio, dove tutte le macchine che vanno e vengono da Tripoli si fermano per una sosta di viaggio.
Appena aperti gli sportelli siamo stati invasi da un suono assordante quanto caotico: 2 negozi di cd e cassete, ai due lati della strada, uno di fronte all'altro con le proprie grosse casse sfondate a pompare stridula musica araba ad altissimo volume. In più c'è permanente polvere ovunque alzata dai continui spostamenti dei camion che vanno, che vengono, che fanno manovra.
Lascio immaginare la piacevolissima sensazione per noi che scendiamo dalla macchina ancora mezzi addormentati...
Dovremo approfittare della sosta per mangiare e aspettre il camion che abbiamo chissà quanto dietro.
Scendiamo dalla macchina e sgranchiamo le gambe facendo 4 passi esplorativi,
Aglietiell controlla l'olio,
Vittorio si butta invece nel negozio di cd più vicino per fare acquisti.

Guardandoci intorno vediamo ristoranti con insegne molto turistiche anche in inglese, kebaberie, market, distributore benzina, gommista e meccanico.
Fatto il nostro giro ricognitivo, siamo costretti ad optare per prodotti confezionati come patatine, biscotti e una banana pro capite; Aglietiell invece ha comprato dei panini e lo vediamo raccogliere da terra fuori il market un fornellino a gas come quelli da campeggio e una pentola.
Ci cuoce dentro della roba strana, sembra un misto di carne e verdure.
Ci sediamo sul gradino a sgranocchiare qualcosa ed arriva il cambio.
E' senza telone e subito mi accorgo che la moto di Vittorio è strana.
E' inclinata molto più di quanto me la ricordassi.
Purtroppo il cavalletto ha ceduto, sotto la forte pressione delle corde che tiravano la moto in basso, piegandosi in avanti e la moto appoggia rovinosamente sulla sponda del camion.
Il telone avrebbe salvato lamoto dai danni, ma è stato rimosso.
Rovinati il serbatoio sx, la carena sopra di esso, il collettore di scarico e, ovviamente, il cavalletto.
Fortunatamente l'incidente non ha avuto ripercussioni sul carter motore, in quanto sul kappone l'attacco del cavalletto è fissato proprio su di esso.
Mohammed scende dal camion e, ovviamente non si era accorto del guaio, ci dice che a causa dei numerosi posti di blocco, nei quali la polizia voleva vedere il contenuto al di sotto del telone, lo hanno raccolto e riposto nel cassone.
Tra imprecazioni varie, riassicuriamo la moto alla sponda del camion; stavolta senza cavalletto e, appoggiata alla sponda ricoperta di cartoni, con tiranti anche sotto ed in direzione della sponda opposta (per tutto il viaggio non si muoverà più).
Per sicurezza mettiamo altre corde anche alle altre due moto. Intanto guardo la mia moto che ha una carena con dei graffi molto profondi, provvedo con del cartone, ma non me ne importa più di tanto: la moto ha danni ben superiori dovuti a tutto il viaggio..
Ripartiamo e viaggiamo per un'altra oretta, fino a Gariat.
In questo paese troviamo ad aspettarci un altro fratello di Aboubaker che con un pick-up ci ha portato la moto di Piero: fortunatamente ci mettiamo molto poco, siamo una decina di persone e la tiriamo sul camion direttamente dal pick-up senza nemmeno abbassare la sponda.
Ripartiamo e Vittorio e l'amico di Issa si scambiano di posto.
Ne siamo ben felici, perchè in macchina abbiamo chi tiene a parlare Aglietiell affinchè non si addormenti e quindi viaggiamo molto più rilasssati.

Intorno alle 9.30/10.00 arriviamo a destinazione: a circa 40km da tipoli in direzione della frontiera di Ras Ajdier: qui troviamo ad aspettarci Aboubaker: colui che è a capo di tutte le persone con le quali abbiamo avuto a che fare finora in Libia e che abbiamo visto solo per 10 minuti a Tripoli quando cercammo di aggiustare la mia moto.
Ci accompagnerà personalmente con la sua Passat SW a Tunisi.
Ci fermiamo a mangiare un boccone a Zoura e ripartiamo verso la frontiera.
Vi arriviamo verso le l'1 di notte, ma in Tunisia sono le 12.
Tra vari checkpoint, documenti e cambio monete, usciamo dalla frontiera alle 2.30.
La prima città dopo 10km è Ben Gardane, ci fermiamo all'hotel palace, pulito e profumato.
Doccia e ninna: sono le 4 del mattino (per noi che veniamo dalla Libia, le 5).









Ci svegliamo verso le 9.00, ma l'appuntamento per ripartire è alle 10.30. Facciamo rapidamente colazione e lasciamo la stanza. Stamane per la prima volta in tutto il viaggio siamo di buon anticipo sulla tabella di marcia, e mentre aspettiamo Aboubaker riusciamo a spendere un po' di tempo tra telefonate e acquisti vari. Nel frattempo ci raggiungono i due ragazzi del camion: diamo una risistemata alle moto, carichiamo i bagagli e partiamo. Abbiamo tanta strada da percorrere davanti a noi: più di 600km; ma siamo in anticipo ed è una magnifica giornata, per cui il morale è alto.
Il viaggio procede con intermittenza a causa dei vari posti di blocco che bloccano sistematicamente il camion, per cui gli dobbiamo prestare ogni volta assistenza ad ogni varco. E' impressionante come qui la polizia sia molto "simpatica" e lassista nei confronti dei turisti, mentre sia specularmente fastidiosa e scontrosa con i locali.
Tempo due/tre ore di marcia e vediamo Aboubaker alla guida della sua passat SW letteralmente "scapuzziare" dal sonno (in realtà lo vedono gli altri, perchè stavo "scapuzziando" anch'io). Immediata la proposta di dargli il cambi oalla guida, così come immediata la sua risposta affermativa. Passa alla guida Salvatore e tra soste varie, imbocchiamo l'autostrada a Sfax che ci porterà direttamente a Tunisi.
Arriviamo in capitale intorno alle 19.00. Abbiamo finalmente raggiunto il nostro obiettivo dopo 2 gg di viaggio, ma almeno non abbiamo macinato tutti sti km con il popò sulla sella. Perdiamo un'oretta a trovare l'albergo, ce ne serve uno con garage, sito al centro e in una strada abbastanza larga da permetterci di scaricare le moto. Mica facile! Cmq sulla base dell'esperienza dello scorso anno torniamo all'albero de Russie, in via de Russie, che, alla modica cifra di 25 dinari (circa 14 euro) ha tutti i requisiti necessari. Scarichiamo moto e bagagli, salutiamo e paghiamo Aboubaker, e dopo una doccia rigenerante ed un rinfrancante TG1 (ah... aria di casa) usciamo per la cena. Pasto, passeggiata e ninna.



Giornata trascorsa fondamentalmente nell'attesa delle 5 pomeridiane per imbrcarci sulla nave e prendere il mare verso casa.
In mattinata appena scesi dall'albergo, a piedi in giro per Tunisi abbiamo dapprima cercato un'officina per raddrizzare il cavalletto della moto di Vittorio. Riusciamo a trovare un torniere che addirittura, per poco più di una decina d'euro farebbe un lavoro perfetto e non rabberciato. Poi trascorriamo qualche ora nella medina tra i mille commercianti che invadono e martellano i turisti.
Infine consumiamo un abbondantissimo cus cus, rientriamo per prendere i bagagli e ci imbarchiamo.
L'avventura è finita

Abbiamo trascorso una splendida vacanza e di questo mi ritengo estremamente soddisfatto.
Innanzitutto, mettere insieme 4 teste non è cosa facile, ma non è impossibile se queste le teste hanno l'intelligenza necessaria a rendersi conto che in gruppo spesso bisogna rinunciare alle proprie velleità per favorire il successo delle attività del gruppo stesso. Per questo ringrazio i miei amici e colleghi d'avventura Salvatore, Vittorio e Piero.

Analizzando il tipo di vacanza affrontata, credo che ci sia poco di molto simile. Innanzitutto parliamo di una vacanza/avventura: vacanza perchè molti aspetti sono curati in modo turistico come agenzia, spostamenti e pernotti, siti turistici; avventura perchè il più dipende dalle possibilità personali, dal proprio grado di affrontare ostacoli, di condurre stili di vita molto rigidi e poco comodi, e, l'aspetto più importante, l'attitudine a saper uscrirsene da problemi eventuali, che potrebbero accadere, ma che poi statisticamente succedono sempre (vedi il mio regolatore di tensione... a proposito una nota di merito al Kappone 950 Adv di Vittorio che non ha dato il minimo fastidio).
Riuscire poi a vivere tutto questo in moto, in fuoristrada, e soprattutto nel deserto...

Entrando nel merito di questo viaggio, col senno di poi ci sono cose che potevano essere evitate e che una eventuale prossima volta sicuramente non saranno ripetute. In primis i km in moto dell'andata. 1300 km in due giorni, e sopratttto i 700km del secondo giorno, cominciati alle 5 del pomeriggio, percorsi per lo più nel deserto, di notte, con un'escursione termica paurosa e la poca "turisticità" delle nostre moto, sono stati un'impresa da veri incoscienti. Mentre guidavo, al buio, di notte col freddo, pensavo che di tutte le c@zzate fatte in vita mia questa si trova ai vertici.

Purtroppo la Libia è immensa, e certe distanze sono propedeudiche a certe esperienze, e sicuramente anch'esse rientrano nel concetto di avventura; cmq se si tornerà sarà opportuno portarsi le moto con la macchina ed un carello: si risparmia tempo e riposo, in quanto con l'auto fai i turni alla guida e non ti fermi mai (o quasi).

Tutto questo ha comportato che alcune tappe sono saltate, ovviamente per poter riposare. Ci sono posti che non siamo riusciti a visitare ma ne abbiamo giovato in salute e riposo. La cosa più importante è sempre lo "stare bene" e quindi meglio qualche km in meno, ma avere sempre il sorriso in volto. Vuol dire che c'è il motivo per tornare, e magari la prossima volta, visto che abbiamo portato a termine il giro di ricognizione, accompagnati dai nostri affetti.
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R1200 GS Adventure Vaccarella - Rafaniello Superstar Marathon Road - e-betella 400 rr
This is my bike. There are many like, but this one is mine. My bike is my best friend. It is my life. I must master it as i must master my life.Without me, my bike is useless. Without my bike, I am useless. I must ride my bike true. I must be faster then my enemy who is trying to get me. I must roost him, before he gets me. I will.

 

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2009, adventure, deserto, diario, elconguero, libia, mbc, moto, sahara, viaggi, viaggio, vittkat, yurisalvatore

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