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Vecchio 12-08-2011, 19: 40
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'O Zumo 'e Furcèll'
 
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predefinito Rossi a tutto campo!

Vale a tutto campo. «Sulla moto mi assecondino al 100%. Lo faranno? Ancora non l'ho capito». Incursione nella politica: «Le rivolte a Londra? Io sto con i contestatori».


Ecco l'intervista esclusiva uscita oggi su La Stampa a tutta pagina.

Brno

“E’ già passato un anno…”. Proprio qui, Valentino Rossi ufficializzava nel 2010 il passaggio in Ducati. Doveva essere apoteosi, per ora è via crucis. Il Campione è ferito, ma disponibile. Dopo avere scherzato sul suo passaggio alla Honda del Team Gresini (“Dovete chiedere al mio nuovo manager, il pilota Superbike Marco Melandri, soltanto lui conosce il mio futuro”), sceglie un tavolo nella hospitality Ducati – discretamente sorvegliato dall’addetta stampa – e accetta di parlare di tutto. Moto, Londra in fiamme, Berlusconi, Gabo Marquez, Vasco e molto altro.

Un anno fa annunciava di andare in Ducati. Con scarsissimo entusiasmo. Scelta o costrizione?
“Potevo rimanere in Yamaha, nessuna scelta forzata. Però a Brno non ero tranquillo. La spalla faceva male e avrei voluto annunciarlo prima, ma la Yamaha impose per dispetto di tenere segreta una cosa che tutti ormai conoscevano. Sono andato avanti un mese a dire cazzate in conferenza stampa, mi ha dato fastidio”.

I sorrisi non sono arrivati neanche dopo.
“Sin dai primi test è subentrata la preoccupazione: ho capito che sarebbe stato durissima. Con la nuova moto credevamo di risolvere tanto, non è andata così e l’ho vissuta male”.

Pentito?
“Pentirsi serve a poco. Doveva essere difficile, invece è molto difficile”.

Si parla di una Ducati ai ferri corti, con il direttore generale Filippo Preziosi che la difende e l'ad Claudio Domenicali pentito del suo arrivo. Per il 2012 sarebbe stata contattata la Suter, in vista di una Ducati senza più motore portante. Ha imposto a Preziosi un aut aut, del tipo “moto come dico io o me ne vado”?

“Valentino e Ducati hanno due obiettivi: vincere il Mondiale e, cosa non meno importante, sviluppare una moto che tutti possano guidare. Nella mia storia, i mezzi che ho messo a posto si sono rivelati universali. Lo so, il mio stile non si adatta alla Ducati, è troppo preciso. Io posso guidare un po’ diversamente, ma è soprattutto la moto che deve rispondere meglio”.

Preziosi è d’accordo? E’ lui ad avere codificato la Ducati selvaggia. Significherebbe sconfessare la filosofia ducatista, virando verso una yamahizzazione.
“Non l’ho ancora capito. Credo, cioè spero, che Filippo la pensi come me”.

Resosi conto di arrivare al massimo quarto o quinto, ha smesso di rischiare. E’ vero?
“Non me ne accorgo, ma può essere. Fa parte dell’animo umano: quando lotti per un risultato minore, anche inconsciamente non spingi. Vorrei rischiare sino in fondo con una moto a posto”.

Davvero non ha mai contattato la Honda e non si è guardato intorno? Rimane a Borgo Panigale per obbligo o perché detesta chiudere da sconfitto?
“C’è un contratto firmato e, se una cosa finisce anzitempo, devono essere d’accordo le due parti. Non credo che la Ducati lo sarebbe”.

Lei lo sarebbe?
“L’anno prossimo correrò sicuramente qui e vorrei farlo anche dopo: non mi ritirerò nel 2012. Perché ciò accada, la Ducati deve dimostrare di assecondarmi al 100 percento. E devono arrivare i risultati: se continuiamo così, andare avanti non ha senso”.

Si è scontrato spesso con Stoner. Però, con questa moto, lui vinceva. Lo ha sottovalutato?
“Un po’ sì. Che era forte l’ho sempre saputo. Ora ho capito che, quando cadeva in Ducati, non sbagliava lui: era la moto a essere troppo difficile. Infatti con la Honda va fortissimo”.

Anche Lorenzo era sotto esame. Sfrutta ancora la “sua” Yamaha per vincere?
“Lui ha grande talento e grande testa, ma è un discorso che va fatto a lungo termine. Per ora Lorenzo sta ancora usando tanto il mio lavoro: dovrebbe dirmi grazie. Lui e Casey, comunque, sono gli avversari più dotati mai avuti. E io non ho più 22 anni”.

E neanche più la Yamaha, con cui lotterebbe per il titolo.
“Sì, credo di sì”.

Come in Cent’anni di solitudine, lei sembra non saper vivere senza Macondo: il suo microcosmo di affetti. Anche il Clan di Celentano era così.
“Uh, bella questa. Credo di essere cambiato pochissimo da quando avevo 16 anni. I miei amici di Tavullia sono sangue del mio sangue, c’è quel rapporto tribale che posso avere solo con chi conoscevo prima di diventare famoso”.

Lei ama i geni sregolati, però è lontano dal personaggio dannato. Somiglia a Federer, folle a inizio carriera e poi freddamente vincente. Quasi alla Schumacher.
“Gli sregolati alla Steve McQueen mi affascinano, ma fortunatamente sono diverso. Non devo fare il matto solo perché mi piacciono. Ognuno ha il suo carattere. Il paragone con Federer mi piace molto. E’ uno dei più grandi. E poi ha questo stile così elegante. Siamo amici”.

A lungo è stato uno dei pochi italiani amati da tutti. Ora c’è chi la chiama ‘Lamentino’. E tanti non gli perdonano l’evasione fiscale.
“Sono una delle persone che si lamenta meno al mondo, è proprio una critica infondata. Sono obiettivo anche quando si parla di me, non accampo mai scuse. L’evasione fiscale è stata una brutta storia. Ho sbagliato e ho pagato. Di cosa pensa la gente mi importa poco, ho la coscienza pulita”.

Che effetto le fa vedere Londra così?
“Sono d’accordo con i contestatori. La polizia dovrebbe dare una mano e risolvere i problemi, non mettersi a menare la gente e uccidere dei ragazzi. Se questo casino ha raggiunto una tale portata, forse il perché risiede proprio nel comportamento delle forze dell’ordine”.

Cameron non sarebbe d’accordo. Una volta per tutte, cosa pensa di Berlusconi?
“Politicamente non vorrei espormi, ne so poco. Mi limito a dire che ha fatto delle cose che, nella sua posizione, non andavano fatte”.

I calciatori vogliono scioperare per facezie. La Dorna intende obbligarvi a disputare il Gp del Giappone, nonostante Fukushima. Lei potrebbe opporsi, sarebbe un bel gesto. Invece nicchia.
“E’ vero, ma prima voglio conoscere bene la situazione. Se capisco che il rischio a Motegi è reale, è molto probabile che non vada. Oltretutto neanche lotto per il titolo. In passato mi criticavano perché decidevo sempre io. Adesso vorrei che si muovessero gli altri”.

Ieri, su questo giornale, Vasco Rossi l’ha ringraziata per essergli stato vicino. Quando la giostra finirà, la depressione potrebbe colpire anche lei?
“Non è un bel periodo per i Rossi. La storia dei farmaci mi aveva preoccupato, l’ho chiamato e trovato abbastanza bene. Gli sono vicino. Le nostre vite sembrano solo positive, ma essere Vasco non è facile. Poi è anche questione di caratteri, e francamente non credo che sarò mai depresso”.

Perdoni la chiusura gossippara, ma gira voce che presto diventerà padre.
“Sono felice di poter smentire. Marwa, la mia morosa, non è incinta. Fortunatamente, aggiungerei”.



Fonte: La Stampa.it
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