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LA BACHECA DEI GRANDI VIAGGI
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Vecchio 07-03-2010, 10: 50
L'avatar di el_conguero
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predefinito TUNISIA 2010: com'è dura l'avventura [el_conguero alexart rikdb4s andreax]

Questo viaggio è stato messo su da un agenzia specializzata in viaggi in Africa ed ha raccolto persone da un po' tutta Italia, organizzate con mezzi differenti.

Ecco gli equipaggi:
el_conguero: transalp special - aversa
alexart: yamaha ttr600 - avellino
rikdb4s: ktm lc4 620 - lucca
andreax: bmw hp2 - torino
mauro: yamaha ttr600 - trento
alfredo: husqy 510 - avellino
rino: ktm exc 525 - avellino
fabio e marco - toyota land cruiser - roma
gianluca e jonathan - land rover defender - chieti
robertotunisia e angela - in auto del''accompagnatore - imperia

ed infine la nostra guida Giuseppe con la sua toyota tutta brandizzata

ci ritroviamo praticamente tutti a tunisi la sera del 25 marzo. Prendiamo tutti la nave da Civitavecchia, tranne andreax e mauro che si imbarcano a genova, e roberto e angela che arrivano a tunisi in aereo.

Il viaggio vero e proprio comincia la mattina del 26 febbraio partendo da tunisi alla volta di douz, la porta del deserto. Inforchiamo le moto e seguiamo i 4x4 per 450 km di asfalto fino ad arrivare ala sera intorno alle 18.00.
Non senza sbattimenti però in quanto la mia moto dopo i primi 150 km fa le bizze per accendersi. Dopo altri 150 di km sul carrello con interventi di ripristino ad intermittenza (a seconda delle soste) ci rendiamo conto che anche se vedevamo uscire benzina dalla pompetta a deressione il livello nel serbatoio è troppo basso per spingere la benzina fino ai carburatori, e quindi era come se fossi rimasto a secco. Meglio così: non ho alcun guasto quindi e riprendo a percorrere km su asfalto. Grazie mille a mattia che ha risposto ai miei mille sms per aiutarmi a risolvere il problema.
Arrivati a douz il clima già è molto temperato. stiamo seduti ai tavolini nella sua caratteristica piazzetta sorseggiando un te' caldo e fumando nashisha (si scriverà mai così???) dai narghilè.
Una lauta cena dal simpaticissimo magic (da pronunciare rigorosamente in francese) e subito a nanna al campeggio. Finalmente domani metteremo le ruote sulla sabbia e tra noi si sente la magica atmosfera generata dall'attesa: bei momenti trascorsi sistemando le moto, lubrificando le catene, sgonfiando le gomme ecc. ecc.































Il 27 febbraio è una giornata con sole splendente ed alte temperature. Ci raduniamo nella piazza di douz e dopo aver comprato la benzina per tutto il viaggio e aver riempito i serbatoio prendiamo direzione verso il deserto.
Lasciato l'asfalto seguiamo la pista che ci porta al cafè la port du desert. Questo luogo è crocevia di due piste, da qui si può raggiungere ksar ghilane e tembaine (la nostra meta).
La pista inizialmente è molto facile e divertente, molto ben battuta, ci riesce a far raggiungere velocità abbastanza elevate. Passiamo da pista di sabbia a lunghi sterratoni molto guidati che si estendono per km e km.
Dopo circa 150 km, approfittando del fatto che molti serbatoi sono quasi a secco ci fermiamo e oltre al carburanti ci facciamo sosta per il pranzo. Panini con affettato e formaggio, due arance, un'abbondante bevuta d'acqua e via! si riparte. Cominciamo ad affrontare anche le prime dune. Da subito ho avuto una cattiva impressione della sabbia: al primo contatto infatti mi rendo subito conto che questa è frolla quasi ovunque, si presagisce quindi una attraversata non facile.
La pista si assottiglia ed è tutta di sabbia, è ben visibile ed è l'unico tracciato nei dintorni quindi noi con le moto essendo più veloci ci distanziamo dalle auto dribblando le dunette lungo la pista, fino ad arrivare al primo cordone serio. Incoscienti comunque che al di là delle dune si vedono già le due montagne di Tembaine, aspettiamo la carovana di macchine capeggiata da Amòr, la nostra guida, perchè da qui la pista è coperta dalla sabbia e dalle dune.
L'attesa ci aiuta anche a riprenderci dalla fatica della sgroppata, il caldo è allucinante (il termometrino della moto mi segna 36'), e la sabbia è morbida come farina svuotata a cono dalla busta sulla tavola.
Viste le auto in lontananza avvicinarsi, prendiamo coraggio e ripartiamo. Non solo affondiamo come pere secche nella sabbia con grossi stenti oni volta per ripartire, ma, non appena veniamo superati dalle 4x4, abbiamo la brillante idea di seguire le impronte delle auto (capeggiate da Amòr). Il risultato è un cumulo di motociclanti con le moto inchiodate di traverso su pertiche quasi verticali di sabbia. Immaginate che le auto per superare le dune fanno dei percorsi a zigzag, come tornantini strettissimi, nei quali noi dietro con le moto ci impantianiamo puntualmente.
Le moto racing (leggasi husqy e ktm525) invece vanno come e dove vogliono, ma non mancano anche per loro situazioni di insabbiamenti e difficoltà varie.
Dopo aver perso circa il 90% delle nostre energie ci rendiamoconto che seguire il percorso delle auto è da suicidio così ognuno tra le varie dune si trova la strda più idonea a scavalcarle.
Usciamo dal cordone e all'orizzonte si vedono svettare le due montagne di Tembaine.Arrivarci è un attimo.
Ai loro piedi troviamo una tenda berbera dove dei ragazzetti hanno tirato su un cafè nel deserto, fornito di thè alla menta e bevande fresche (na senza frigo... non s'è capito come). Ci catapultiamo per rifocillarci.
Il caldo è impressionante e davvero fuori luogo (per questo periodo dell'anno); in più ci siamo decisamente smazzati per uscire dalla sabbia: rimaniamo un bel po' dentro all'ombra seduti sulle sedie dei ragazzatti a riprendere le forze.
Usciamo dalla tenda e ci reinfiliamo i caschi pronti a ripartire. Visitiamo un pozzo poco distante e ripartiamo in direzione nord verso ksar ghilane.
Ritorniamo sulla sabbia, ma dopo quakche km (al max 5) il toyota di fabio e marco si insabbia.
Data l'ora e la stanchezza decidiamo di fermarci per fare campo.
C' è vento per cui ognuno cerca riparo dietro le dune più alte, e il campo è bello esteso. Mentre montiamo le tende e le guide si adoperano per la cena, veniamo sopraggiunti da dei pastorelli berberi. Sono due madri con i propri bimbi in braccio, la scena è molto tenera, in quanto le pastorelle avranno si è no dai 14 ai 16 anni, e i bimbi che portano in braccio sono piccolissimi, coperti di stracci, scalzi e con i capelli aggrovigliati dalla sabbia e dal vento.
La scena impietosisce molti di noi che accorriamo a vedere i bimbi ed a fare foto, anche se tutto sommato ci rendiamo conto che le pastorelle conoscono amor e si sono avvicinate proprio per ricevere qualcosa da noi: dinari e viveri.
Lasciati gli autoctoni, ci dedichiamo alle moto. Guardiamo le condizioni dei filtri dell'aria, li puliamo, serratine e lubrificate qua e là fino a che siamo chiamati per metterci a tavola. Infatti la guida ha messo su una vera e propria tavola imbandita da campo. Un bel piatto di pasta corroboratrice e scottadito di agnello alla brace preparate da Amòr, Gianluca tira fuori dalla jepp un bel fiasco da 5 litri di montepulciano e si aprono le danze, che si concludono intorno al fuoco sorseggiando grappa e limoncello. Io per andare a dormire ci metto un bel po'. Stordito dall'alcool girovago tra le dune argentate, infatti c'è una luna piena fenomenale, si riesce a vedere a giorno finoall'orizzonte. Sotto i piedi la propria ombra è nitidissima e sembra quella creata da un lampione cittadino. Che magica atmosfera! alla fine "trovo" la mia tenda e miinfilo nel sacco a pelo per dormire.












































L'indomani ci svegliamo tutti belli contenti, siamo finalmente nel deserto e lo stiamo "vivendo": cosa per la quale siamo partiti da casa. Infatti pochi di noi sono alla loro prima esperienza, quindi arrivati nel "core" di questo viaggio sappiamo tutti cosa affronteremo e abbiamo desiderato tanto farlo. Nessuno però è cosciente dell'odissea che affronteremo durante il giorno.
Il sole scotta già ai primi albori, alle 8 si sente la luce che più si alza e più pesa sulla pelle e soprattutto sul viso, facciamo colazione (con gli stessi bicchieri usati la sera prima per acqua/vino/grappa: il mio ha ancora l'indelebile odore disgustoso della candeggina dell'amuchina che ho usato per disinfettarlo). Un po' di succo d'arancia, un te' caldo e qualche biscotto conla nutella e via a preparare tende e bagagli. Non ci mettiamo molto, nel frattempo riempiamo i serbatoi delle moto e ripartiamo. La traversata è difficile praticamente da subito, la sabbia (che di solito al mattino è più compatta grazie all'umidità notturna) è già borotalco e le ruote fanno molta fatica a venirne fuori. La mia moto sfila tranquilla, grazie al gas riesce ad uscire da ogni situazione, ma praticamente guido sempre di prima e seconda a manetta. D'altro canoto vedo gli altri avere non pochi problemi, solo Alfredo e Rino camminano senza problemi sulle dune. Noialtri invece rimaniamo molto uniti, abbiamo la consapevolezza che spesso qualcuno di noi si ferma e le energie vanno razionalizzate quindi ci aiutiamo parecchio a vicenda. C' una sensazione di collaborazione e di superamento collettivo delle avversità molto forte e che credo alla fine del viaggio ci abbia unito molto. Saliamo su un cordone di dune, di quelli che a spada aytraversano la pista e non sono aggirabili. Essendo la ssabbia tutta fesch fesch la scalata non è affatto facile. L'HP2 si ferma tante volte, ma come essa anche le altre moto. Cmq storti o morti riusciamo a superare il cordone e in fase di discesa nell'insabbiamento non mi ricordo di chi scendo la moto per aiutare, ma non faccio in tempo perchè la moto riparte, risalgo sulla mia, pigio il bottoncino ma ... nulla! Vedo i ragazzi allontanarsi all'orizzonte scavalcando le dune ed io rimango a cercare di far partire la moto che invece dal canto suo resta muta. Per un attimo però rimango immerso nel silenzio del deserto, sono solo e non sento nemmeno i motori in lontananza, la sensazione è mista tra soddisfazione e pace interiore, mi è già capitata una volta una situazione simile, ma in quel caso provai solamente il panico di essere perso nel nulla. Qui invece conscio di avere una guida del deserto e di essere soli (non ci sono altre tracce in giro quindi) ho la convinzione ferma di essere in sicurezza e senza pericoli, mi godo quindi l'assoluta mancanza di qualsiasi cosa attorno a me. In breve cmq apro la scatola dei fusibili e noto che quello dell'avviamento è saltato. Lo sostituisco con un altro in uso nella scatola sperando di avere fortuna e non inibire qualche altra funzione elettrica necessaria: fortunatamente la moto si accende. Riparto calcaldo le tracce lasciate dalle ruote dei mezzi che mi hanno preceduto ed in circa 5 km recupero il gap. Ricominciano le dune. Scavallando qua e là, scendendo da una duna sento la leva della frizione sotto le dita indurirsi dicolpo. Cacchio!! si sta cuocendo la frizione!! Mi fermo e spengo la moto. La guida, che fa da scopa, mi raggiunge e mi chiede cos'ho; glielo spiego e nel frattempo rimetto in moto per vedere di ripartire, ma è troppo tardi. La moto, ingranata la prima e lasciata la frizione, non si muove di un cm.
Chiamiamo via radio fabio e marco e gli chiediamo di avvisare il pick up guidato da Amòr di tornare indietro a recuperare la moto. In pochi minuti sono tutti da me, evidentemente non erano affatto lontani. Carichiamo la moto e salgo sulla macchina di Amòr. Si riparte: immediatamente non penso alla moto; sono fisicamente spossato per le innumerevoli volte in cui ho dovuto tirar fuori me ed i miei amici dalla sabbia morbida come farina, senza considerare che la temperatura è 40°. Mi riposo e mi godo l'attraversata in auto: la macchina di Amòr e molto caratteristica. Sembra di entrare in una macchina di qualcuno che ha la campagna ed usa la sua vettura un po' come veicolo ed un po' come mezzo di battaglia: il tappetino sul cruscotto, una radio a cassette mezza sgangherata e finanche il cordino, usato per legare le zampe dei dromedari, attorcigliato come decorazione sotto lo spechietto retrovisore, a mo' di arbre magic! Amòr è un ometto piccolo, altezza tra 1,55 ed 1,60, non sembra una persona di cultura ma ha lo sguardo molto intelligente. Affronta le dune sul suo pick up di minima potenza con estrema tecnica e precisione. Spesso però è costretto a eseguire manovre di retromarcia per prendere le dune nel verso giusto. E' stato bello vedere studiare i percorsi scendendo dall'auto e salendo sulla cresta della duna più alta e immaginando serpentine tra le dune sottostanti affascinanti come onde marine immobili.
La camminata è veramente difficile anche per la 4x4, vorrei scattare decine di foto, ma la maccinetta è fuori uso per colpa della sabbia (per fine giornata più della metà delle macchine fotografiche del gruppo si imballerà). Scendendo dall'auto tra un insabbiamento e l'altro e riprendendomi dalla fatica e dal caldo, mi rimetto la pettorina pensando che sicuramente qualcuno dei ragazzi ha voglia di riposarsi (in effetti quando abbiamo caricato la mia moto tutti mi dicevano che volentieri mi avrebbero fatto guidare la propria moto, ed io sono troppo smanioso per rimanere in auto a guardare gli altri galleggiare sulle dune). Ci fermiamo aspettando gli altri che sono tropo indietro e non vediamo arrivare. Nel frattempo ci raggiunge Riccardo col suo Lc4: il ragazzo, alla prima esperienza con la sabbia, conscio dell'ottimo mezzo che si trova sotto e della sua esperienza come amotore enduro e pilota di auto, ha ormai preso dimestichezza, cammina senza problemi e senza fatica, di qui in poi s'è guadagnato l'epiteto di "il guerriero". Vedendomi vestito mi fa provare la moto, salgo e comincio a ingranare un po' di marce sulla sabbia. La moto ha un opttimo telaio, oltre le decantate sospensioni WP dei ktm, e, nonostante non fosse il massimo della leggerezza, affronta le dune con estrema semplicità e tanto brio. In questo frangente sentiamodelle voci in lontananza: vediamo avvicinarsi Angela, che dice da lontano urlando: "Bisogna tornare indietro si è rotta un'altra moto". Risaliamo in macchina e dietrofront!
Percorsi 500mt indietro la moto guasta è quella di Alessandro. Ha perso totalmente compressione capiamo quindi che è grippata. Nel frattempo lui però, incosciente della cosa (anche perchè a caldo le fasce elastiche sono dilatate e quindi la moto maniene compressione) ha provato ad accenderla (dannata pedivella!) fino allo svenimento. Così mentre lui giace sdraiato esanime sotto l'ombra della jeep per riprendere energie, gli altri gli caricano la moto sul pick up, affianco alla mia.
Giuseppe ci indica a questo punto di fermarci per il panino e fare la pausa pranzo. Ne approfittiamo per riprenderci, anche se nel frattempo il caldo è davvero bestiale. Mangiamo pane e qualche scatoletta con tonno, salmone e condimenti vari, un paio di arance e tanta acqua. Io conservo ancora indosso la pettorina, ed in cuo mio voglio chiedere ad andrea di riposarsi e di fari provare l'hp2 (la moto che secondo me dovrebbe essere ad hoc per il deserto, dopo aver visto tutte le immagini di hpn e di Gaston Rahier alle dakar con bmw). Finito di mangiare mi si avvicina mauro, anche lui mezzo morto, e mi chiede di guidargli il ttr perchè esausto e senza ormai un filo di forze. No problem! Si riparte quindi e mentre Mauro prende posto vicino ad Amòr io guido la sua moto. Quest'ultima mi sembr aabbastanza facile da guidaer, è leggera e con una bell'erogazione, anche se da subito, appena messa in moto, tra una sgasata e l'altra mi rmane l'accelerazione incantata al massimo; rigiro la manopola e sii sblocca: denoto la cosa al proprietario (il quale tra l'altro è meccanico) che mi dice che sarà la sabbia nel comando gas ad averlo incantato.
Ripartiamo, ma non percorriamo molti km, il sole è dvverp pressante, csoì vista l'andatura bradipa mi tolgo il casco e guido da vero guappo napoletano in mezzo alle dune col casco infilato a braccetto. Ad un certo putno le jeep si bloccano d'avanti. 2 delle tre si sono insabbiate. Io sono di nuovo stanchissimo, tra le spedalate al ttr (che ogni tanti si spegne da solo) e la guida vera e propria decido di fermarmi all'ombr di un arbusto. Metto la mto sul cavalletto e mi sdraio a terra, ciucciando ogni tanto dal camel back. La questione sembra prendere tempo, in quanto l'unica delle 3 jeep non insabbiate (mitica defender) provvedere al salvatagggio delle altre due. Nel frattempo arriva anche riccardo e lo invito a sdraiarsi al mio fianco. Nell'attesa facendo 4 chiacchiere dalla radio arriva la notizia che anche un'altra moto si è fermata. Ci dicono di scavallare il cordone di dune e fermarsi appena possibile per fare campo. Totale km percorsi nella giornata 20, 3 moto in avaria negli ultimi 2: un vero e proprio bollettino di guerra. Sbloccata la situazione delle jeep possiamo ripartire anche noi (io e riccardo), ma ilttr fa davvero le bizze a mettersi in moto. Riparte maogni tanto si incanta l'acceleratore, in più si spegne da solo random. Arrivo in un punto sulle dune molto alto dove mi si spegne la moto e mi si insabbia. Spedalo, spedalo e spedalo ma non parte. Siccome ho a vista (4/5 fasce di dune + avanti) il gruppo fermo, decido di lasciare la moto lì e tornare a piedi. Infatti mauro tornerà da solo a prenderla, ma quando la riporta al campo e decide di controllarla scopre che dal filtro è passata tanta diquella sabbia da riempire il motore intero, e non era l'acceleratore ad incantarsi ma la ghigliottina del carburatore. La sua moto si accende ma per evitare danni irreparabili (oltre quelli già subiti) decide di fermarla: siamo a 4 moto out su 7. Nel frattempo arriva anche Rino con l'hp2 di andrea. Capiamo che la 3' moto rotta 8anch'essa per aver mangiato sabbia) è il ktm 525 eche andrea, fisicamente finito, ha ceduto la sella della sua moto a rino per riportarla al campo. Come se i guai non bastassero, dalla radio giuseppe ci informa di aver stallonato una gomma. Insomma prima di ricompattarci tutti si fanno le 7 di sera.
Mentre Giuseppe arriva distrutto dopo aver cambiato le gomme tra le dune e allestisce il campo, io e rino proviamo a sistemare le rispettive moto, ma nessuno dei due riesce nel suo intento. Dopo cena (una pasta e fagioli e dell'agnello al cartoccio sulla brace) giuseppe chiama col satellitare habib, un commerciante di douz nonchè abile guida del deserto, per venire a ritirare 3 delle 4 moto rotte. Sono le 21.00, arriverà all'1.30. Nel frattemo io ho finanche provato a chiamare mattia in italia per chiedergli se la frizione del tt fosse andata bene sotto la mia moto, nel caso alex avrebbe smontato la frizione dalla sua moto per farla usare a me. Ma la risposta è negativa. Perdo tutte le speranze di continuare il viaggio in sella alla moto. Affranti e demotivati io e alex decidiamo di non montarela tenda e come Amòr vogliamo dormire sotto le stelle. Io mi scavo una buca sulla cresta di una duna dove mi infilo avvolto nel sacco a pelo, mentre alex si chiude nel sacco a pelo in un angolo pianeggiante. Al mattino mi sveglio riposatissimo, contento della bella ed insolita notte al chiaro di luna, anche se amareggiato per la fine del mio viaggio motociclistico; Alex si sveglia invece circa 10 metri lontano da dove si era messo a dormire!!!














Troviamo e salutiamo habib, carichiamo le tre moto sul suo pick up e lo facciamo andare verso douz, noi invece siamo diretti a ksar ghilane. Da qui in poi io viaggerò sempre nella toyota di fabio e marco. Mi ha fatto enormemente piacere condividere il viaggio ed approfondire la conoscenza con questi due ragazzi, simpatici, disponibili e scaltri.
Il report finisce qui, in quanto qu ifinisce il mio viaggio motociclistico. Di deserto del resto c'è stato ben poco oltre quanto già scritto. Partiti dal'ultimo campo siamo arrivati a ksar ghilane in un tre ore circa. Abbiamo riempito il pomeriggio lavandoci nella pozza e caxxeggiando, mentre il giorno siamo partiti per un'altra mezza giornata di piste tra ksar ghilane e douz. Tutto qui. Poi abbiamo comicniato il ritorno: 1 gg per sfax, 1 per tunisi e l'utlimo di nave.
Le mie conclusioni su questo viaggio sono abbastanza numerose. Nonostante sia un viaggio breve (4gg di deserto) durato ancora meno per me, mi ha aiutato a capire tante cose, svariate dinamiche che non conoscevo, viaggiando sempre in autonomia, ma soprattutto mi ha aiutato a legare con tutti i membri della carovana: è bello nel momento di bisogno vedere gli altri preoccuparsi per te e offrirti di loro cuore tutta la loro disponibilità.
In primis voglio ringraziare alex, col quale ho condiviso in maniera diretta il viaggio. Compagno di stanza e di tenda, ma anche di tante risate dovute soprattutto alla spensieratezza di essere in ferie, lontani dal nostro stress quotidiano e dai nostri "mostri". Con lui ci siamo divisi di tutto, dai pasti, alla cioccolata, alle bustine di polase. E' stato per me un ottimo compagno di viaggio e se mi chiedessero di partire nuovamente con lui non dubiterei un solo istante.
Di sicuro però non ripartirei con agenzia. A differenza degli altri anni st'anno mi sono messo in mano di terzi perchè ero solo e non avevo il gruppo. Ma me ne sono fortemente pentito. Ci siamo resi conto che le agenzie in relazione a quanto paghi ti offrono pochissimo, praticamente il viaggio in nave, l'assicurazione (solo su infortuni e non copre il mezzo), e un paio di notti in albergo; infatti oltre quanto pagato prima del viaggio abbiamo dovuto pagare anche vari alberghi e pasti: cosa assolutamente non onerosa, ma che ti fa pensare di aver ricevuto dall'agenzia un valore aggiunto realmente minimo.
Ultima considerazione è la disponibilità di ricambi della moto. mai avrei pensato di doverm iportare una frizione dietro, ma stavolta a mie spese hoimparato che è da inserire nella lista, così come altre cose che ho sentito dire rompersi e che non costamolto portarsi dietro.
Credo che quest'esperienza a metà almeno mi giustifiherà infuturo quando deciderò di voler tornare in Africa















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R1200 GS Adventure Vaccarella - Rafaniello Superstar Marathon Road - e-betella 400 rr
This is my bike. There are many like, but this one is mine. My bike is my best friend. It is my life. I must master it as i must master my life.Without me, my bike is useless. Without my bike, I am useless. I must ride my bike true. I must be faster then my enemy who is trying to get me. I must roost him, before he gets me. I will.


Ultima modifica di tonigno : 15-03-2010 a 13: 18
 

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2010, alexart, andreax, comè, dura, elconguero, lavventura, rikdb4s, tunisia

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